giovedì, Ottobre 21

Burundi: l'Esercito si ribella a Nkurunziza

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In molti comuni la polizia e l’amministrazione continuano a gestire gli affari quotidiani rifiutando qualsiasi ordine del regime relativo ai massacri della minoranza tutsi, considerando che il Governo dallo scorso novembre non è più in grado di pagare gli stipendi della maggioranza degli amministratori e delle forze dell’ordine che si trovano nelle periferie del Paese. In vari comuni i terroristi FDLR e i miliziani genocidari Imbonerakure sarebbero stati scacciati dalla polizia per impedire atti genocidari. Questo non si traduce in un appoggio alla opposizione e questi comuni abbandonati a se stessi non possono essere considerati ‘territori liberati.

Le FOREBU ricostruiscono l’esercito inter-etnico creato dagli accordi di pace di Arusha. Al suo interno ci sono interi battaglioni composti unicamente da hutu e battaglioni misti (hutu – tutsi). Anche lo Stato Maggiore ha una equa rappresentanza delle due categorie sociali. Questo impedisce di liquidare il FOREBU come una guerriglia tutsi. In realtà il FOREBU è l’esercito burundese che si è finalmente posto contro Nkurunziza e i terroristi ruandesi. Le truppe a disposizione sono estremamente disciplinate ed hanno chiari ordini di combattere le Imbonerakure e FDLR senza commettere violenze sulla popolazione in generale e persino sui sospetti collaborazionisti del regime.

Mentre per le milizie burundesi Imbonerakure è prevista la cattura per i terroristi FLDR vi è solo l’ordine di abbatterli. Le FOREBU avrebbero uno piano nazionale molto strutturato per far scattare l’ora X. Avvenimento risolutivo che doveva avvenire dopo la prova generale dell’11 dicembre, ma rinviato per assicurasi la compattezza del fronte unico inter-etnico e contrastare il nascente comprensibile, ma deleterio estremismo tra i giovani tutsi vittime delle pulizie etniche.

Nel suo discorso video inviato ai principali media internazionali, il Colonnello Nshimirimana da prova di alte qualità diplomatiche. Pur non accantonando completamente i colloqui di Kampala, li mette in terzo piano dinnanzi alla priorità di abbattere militarmente il regime. Si applica il concetto che nessuna negoziazione è possibile con un regime che non arresta i massacri e la pulizia etnica contro la popolazione. Nshimirimana si appella ai veterani delle missioni di pace affinché aumentino il loro sostegno alla liberazione del Paese, ricordando a loro che il regime ha rubato le loro paghe stanziate dei donatori internazionali.

Secondo la visione del Colonnello Nshimirimana, la necessità della lotta armata è originata dal constato della mancata volontà di attivare dei colloqui reali e genuini con l’opposizione e la società civile. Piano affiancato da continui massacri e da una escalation della repressione contro i civili. Il FOREBU si rifa agli accordi di pace di Arusha che, secondo suo programma, devono essere ristabiliti al fine di garantire la pace e la democrazia nel Paese. La lotta armata si rende inevitabile per la protezione dei civili e delle loro proprietà dinnanzi alla violenza genocidaria del regime. Si fa appello alla popolazione e alla Comunità Internazionale a sostenere il progetto di liberazione dal regime. Appello che, astutamente è rivolto anche e sopratutto a due Paesi africani che potrebbero decidere di sostenere militarmente il regime: la Tanzania e la Repubblica Democratica del Congo. L’appello è teso a non creare un clima di contrapposizione con i Governi di Dodoma e Kinshasa, ma di coinvolgerli nella costruzione della democrazia e del progresso economico integrato a livello regionale. Appello che facilmente sarà accolto dalla Tanzania, ma meno dal Congo.

Il FOREBU gode di un reale appoggio popolare ed internazionale o viene solo vantato dai suoi leader militari per ragioni di propaganda? Secondo TV5 Monde – Journale de l’Afrique (media discretamente avverso alla opposizione burundese) il FOREBU è sostenuto da numerosi generali soldati e poliziotti che hanno disertato. È composto da reparti misti hutu e tutsi e gode del sostegno attivo di cinque divisioni dell’esercito. Il FOREBU disporrebbe di un arsenale militare impressionante. TV5 Monde afferma che la ribellione sta avendo un largo consenso tra la popolazione e, (colpo mortale per il regime) tra i contadini hutu delle campagne che gli forniscono di cibo e informazioni sugli spostamenti delle milizie genocidarie.

«Ci siamo posti la domanda di un sostegno del FOREBU sul piano diplomatico. Nessuno per il momento si è espresso per sostenere questa ribellione, ma quello che è certo che i paesi vicini e sopratutto le democrazie Occidentali si attendono una azione che possa mettere fine al regime di Nkurunziza» afferma la giornalista Mellisage Shemam intervistata dalla presentatrice di ‘Le Journale de l’Afrique’, edizione serale del 24 dicembre 2015. Il giornalista Cyril Vanier di France24 conferma le analisi dei colleghi di TV5 Monde sottolineando che da due settimane in Burundi si assiste ad un’offensiva militare dell’opposizione che ha fatto il salto qualitativo divenendo più efficace e risolutiva. Il regime starebbe subendo gravi sconfitte e risponde con un facile e indiscriminato massacro di civili inermi.

Nello stesso giorno della proclamazione ufficiale dell’esistenza della FOREBU, il Presidente ruandese Paul Kagame, in un’intervista rilasciata al mensile ‘Jeune Afrique’, ha dichiarato che il Rwanda non invierà truppe per il mantenimento della pace in Burundi organizzate dalla Unione Africana, la MAPROBU. «Lo chiariamo senza equivoci. Non prenderemo parte alla MAPROBU, ma potremo contribuire alla pace con altre modalità. Il problema burundese non è solo militare anche se vediamo che la situazione attuale nel Paese impone delle forme d’intervento capaci di ridurre le armi al silenzio», afferma il Presidente Kagame senza fornire altri dettagli e non menzionando affatto gli incontri di Kampala. Kagame nega qualsiasi supporto militare all’opposizione armata burundese, ma il suo terzo ed enigmatico intervento ufficiale sulla crisi burundese ha una tempistica sospetta e contemporanea alla proclamazione della FOREBU, dove diversi militari ruandesi starebbero militando in incognita secondo le accuse del regime burundese. Come sappiamo da anni in Rwanda non succede nulla per caso.

Imponenti sono state le manifestazioni contro l’Unione Africana organizzate sabato scorso dal regime. Migliaia di persone hanno manifestato a Bujumbura, Gitega e Ngozi. Tutti i manifestanti unicamente ed esclusivamente hutu. Una scelta accurata fatta dal regime per consolidare la sua immagine di difensore della ‘maggioranza silenziosa’ contro il terrore tutsi e il colonialismo belga. Una immagine che stenta a prendere corpo. Nonostante tutti gli sforzi il regime non riesce a far breccia tra la popolazione hutu. Gran parte della maggioranza dei manifestanti sono stati costretti o minacciati, secondo quanto riportano associazioni inter-etniche della società civile.

Il 2015 si conclude con due fazioni belligeranti ben distinte. Nkurunziza, appoggiato dai genocidari ruandesi delle FDLR, e il FOREBU appoggiato dal Rwanda, Belgio e Stati Uniti. Chiaro l’evolversi degli avvenimenti del 2016. La soluzione risiede ormai solo a livello militare. Il regime serra i ranghi. Chiama a raccolta i miliziani CNDD-FDD rimasti fedeli all’interno dell’esercito (una stretta minoranza), i giovani Imbonerakure (molto motivati ma poco addestrati militarmente) e i mercenari genocidari ruandesi delle FDLR, gli unici veri padroni del Paese. L’opposizione politica cerca ancora di pronunciarsi, di far notare la sua importanza, seppur conscia che l’unica speranza di contare in un auspicabile post Nkurunziza, è quella di allinearsi sotto l’egida del FOREBU. La Comunità Internazionale, Unione Africana e Nazioni Unite hanno esaurito le cartucce a loro disposizione. Non sanno più che fare. Ottimo terreno per la diplomazia francese che lavora a livello sotterraneo su due distinti ma paralleli fronti: fornire armi al regime e alle FDLR, e boicottare a livello diplomatico ogni iniziativa di pace che pregiudichi la tenuta di Nkurunziza e ogni supporto alla opposizione, politica o miliare che sia.

L’esercito guidato da Colonnello Edouard Nshimirimana e riunito sotto il FOREBU non lancia l’offensiva finale tanto attesa fin dallo scorso novembre. Si limita ad intensificare gli attacchi mordi e fuggi. Cinque miliziani di Nkurunziza uccisi oggi, dieci domani. La risposta è unica ed inevitabile: massacro di civili. Perché il FOREBU aspetta, nonostante la debolezza militare del regime? Nessuna spiegazione e la segretezza che avvolge le attuali e future operazioni militari del FOREBU impedisce ogni ipotesi.

 

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