sabato, Ottobre 23

Burundi: l'appello dell'eroina Maggy field_506ffbaa4a8d4

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La Comunità Internazionale ha rilanciato ieri, a seguito dell’orribile massacro di tutsi avvenuto venerdì 11 dicembre 2015 in Burundi, un appello lanciato dalla attivista dei diritti umani Margherite Barankitse detta ‘Maggy’, ormai diventata eroina nazionale burundese per aver salvato durante la guerra civile (1993 – 2004) 10.000 bambini hutu e tutsi dalle violenze inter-etniche. Maggy si è opposta al regime razziale e quasi nazista fin dall’annuncio della modifica costituzionale al terzo mandato presidenziale di Pierre Nkurunziza nel gennaio 2015. Dopo il colpo di stato fallito a maggio scorso e i primi segnali della violenza etnica del regime, Maggy è divenuta la principale voce di denuncia e testimone dei piani genocidari di Nkurunziza e del suo alleato: il gruppo terrorista ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda FDLR. Messa fuori legge dal regime e costretta all’esilio, le informazioni disponibili all’interno del CNDD-FDD assicurano che il suo possibile rientro in Burundi durante l’attuale regime farebbe scattare immediatamente il suo omicidio da parte delle ‘squadre della morte’, gli Imbonerakure. La sua associazione in protezione dei bambini poveri e orfani ‘Maison Salom’ (la ‘Casa della Pace’) e l’ospedale che sosteneva le sue cause sono stati chiusi e quindi orfani e malati anche allo stadio terminale sono senza assistenza. I conti bancari personali e delle associazioni di Maggy sono stati bloccati e successivamente svuotati di tutti i soldi ricevuti per sostenere la  sua assistenza umanitaria dalla UE, dalle parrocchie europee cattoliche (Maggy professa quella religione) e da benefattori privati. Ora questi soldi servono al regime per comprare le munizioni utilizzate per massacrare inermi civili. Maggy riconosciuta e stimata a livello internazionale ha ricevuto varie riconoscenze tra le quali il Premio per i diritti umani conferito dalla Francia, Il Premio Nord Sud del Consiglio di Europa, il Premio per la Protezione dei Bambini, Il Premio del Coraggio dalla Commissione ONU per le donne e i rifugiati, il Premio Opus Dei, Il Premio UNESCO, il Premio UNICEF. Eccovi l’appello video di Maggy, anche stilato per iscritto, affinché la Comunità Internazionale  intervenga per porre fine all’orrore prima che sia troppo tardi, denunciando non soltanto la pulizia etnica eseguita venerdì 11 dicembre 2015, ma anche la natura genocidaria di Pierre Nkurunziza e del suo regime razziale, facendo leva sul sentimento comune di difesa degli esseri umani in quanto tali e come risorsa.

Questo il testo dell’appello: ««Bussavano alle porte delle case che conoscono secondo la loro lista. Sceglievano le case anche dei tutsi. Questo è grave. Come un Capo di Stato, ammesso che sia ancora tale, può assassinare al di sopra delle legge? Quale arroganza! Mi appello a tutte le mamme, a tutti i papa a scendere in piazza e manifestare. Di dire che non possono uccidere i nostri figli! Le immagini che ho visto sono uno scandalo. La mente di questo orrore è Nkurunziza, il Presidente. La Corte Penale Internazionale deve reagire oggi prima che sia troppo tardi. Quando c’è stato il genocidio in Rwanda la Comunità Internazionale è giunta con troppo  ritardo e poi ha pronunciato discorsi di rammarico per non essere intervenuta prima. Oggi dicono che non sanno come intervenire perché il Burundi è un Paese sovrano. Allora voi accettate che uccidano i nostri figli? Che uccidano noi e che ci esiliano? Accettate che noi siamo ora costretti a venire in Europa a mendicare quando potremmo vivere nella pace e nella fratellanza nel nostro Paese? Non siete andati in Siria? Non siete andati in Libia? Perché non venite in Burundi? È un paese piccolo il Burundi. Non c’è il petrolio, ma ci sono i vostri fratelli e le vostre  sorelle. Ci sono i vostri bambini. C’è il più grande tesoro che l’umanità possiede: l’essere umano. Non è il petrolio, non sono i diamanti. In Burundi c’è molto più dei diamanti. Ci sono degli esseri umani. I vostri fratelli, le vostre sorelle, i vostri bambini».

 

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