mercoledì, Settembre 22

Burundi, la sorpresa di Rwasa

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Rwasa sarebbe stato convinto a compiere il clamoroso voltafaccia dal presidente ugandese Yoweri Museveni che non desidera che l’esempio del Burundi possa interferire nelle imminenti elezioni presidenziali previste per il gennaio del 2016 e dal presidente sudafricano Jacob Zuma al fine di mantenere intatti gli accordi segretamente siglati con il regime per lo sfruttamento illegale di importanti giacimenti di nickel presenti nella zona di Rutana.

Il tradimento dell’ultima ora di Agathon Rwasa ha diviso ed indebolito l’opposizione che ha reagito ufficializzando ad Addis Abeba la creazione di un contro potere: il Consiglio Nazionale della Resistenza CNR, logica conseguenza al rifiuto di ogni compromesso e agli appelli alla resistenza armata fatti dalla società civile. Dopo il rifiuto del Professore Gervais Rufyikiri, ex secondo Vice Presidente della Repubblica, due sono i candidati alla guida del CNR, Leonard Nyangoma, leader storico della ala militare del CNDD-FDD fuggito alle purghe interne al partito ordinate da Nkurunziza e l’onorevole Jeremie Ngendakumana, uno dei padri fondatori ed ex presidente del CNDD-FDD. Evidente che ora l’opposizione burundese tenta di affidarsi ai quadri storici del CNDD-FDD entrati da tempo in contrasto con Pierre Nkurunziza e costretti all’esilio.

Sul fronte militare sembrano intensificarsi gli attacchi di una non precisata guerriglia contro il regime concentrati al est del Paese. Dopo i combattimenti avvenuti lo scorso 10 luglio presso Kayanza e Cibitoke, movimenti di guerriglieri sono stati registrati nelle province di Ruyigi, Cankuzo e nel distretto di Gakonko, provincia di Kigoma. La polizia ha intercettato ed arrestato una colonna di civili composta da 78 giovani che si stavano apprestando ad oltrepassare la frontiera con la Tanzania per andare a cercare lavoro nel confinante Paese, secondo la loro versione. La polizia informa che alcuni di questi giovani erano in possesso di armi da fuoco leggere probabilmente distribuite durante il tentativo fallito di colpo di stato dello scorso maggio. Indagini eseguite dai servizi segreti burundesi indicherebbero due principali campi di formazione di questo anonimo quanto misterioso movimento ribelle: il primo oltre la frontiera del Rwanda e il secondo oltre quella della Tanzania. Una affermazione alquanto sbalorditiva destinata a rivedere la posizione del governo tanzaniano che fino ad ora è stata di sostegno al regime di Nkurunziza.

Nonostante il tradimento di Agosthon Rwasa, l’opposizione armata burundese sembra non demordere. Domenica 2 agosto il Generale Adolphe Nshimirimana è stato assassinato a Bujumbura. La notizia è stata confermata da un tweet della figlia del Generale Bunyoni, dal quotidiano burundese Iwacu e dal quotidiano ugandese New Vision. La morte del Generale Nshimirimana è un duro colpo per il regime in quanto, braccio destro del presidente Nkurunziza, era stato a lui affidato il coordinamento delle azioni militari tra polizia, reparti dell’esercito fedeli al regime, milizie Imbonerakure e terroristi ruandesi delle FDLR. Considerato un psicopatico che personalmente amava trucidare le vittime, il Generale Adolphe Nshimirimana è sospettato da varie fonti anche negli ambienti diplomatici africani ed occidentali, come il mandante del triplice assassinio delle tre suore italiane avvenuto nel settembre 2014. Le suore furono assassinate per aver scoperto traffici illeciti del Generale Nshimirimana ma sopratutto il suo network militare con i terroristi ruandesi delle FDLR che stavano entrando di nascosto in Burundi. Le tre suore italiane averebbero avuto anche delle prove che il Generale Nshimirimana assieme al presidente Nkurunziza stesse preparando gli ultimi dettagli di un genocidio contro la minoranza tutsi. Piano successivamente abbandonato in quanto denunciato dagli osservatori di pace ONU e non proficuo per le alleanze regionali, sopratutto con l’Uganda. Sulla morte delle tre connazionali la prefettura di Parma aveva aperto un’inchiesta a distanza. Non si conoscono gli sviluppi di tale inchiesta.

La situazione attuale in Burundi è estremamente complicata. Da una parte abbiamo la mossa vincente del presidente Nkurunziza. Legittimo o meno ha accettato la nomina al terzo mandato, formato un nuovo governo e si appresta a dirigere il Paese. Dall’altra abbiamo il tradimento di Rwasa e una opposizione che ora si affida ai leader storici del CNDD-FDD liquidati in questi anni da Nkurunziza per rafforzare il suo potere all’interno del partito e nel Paese. A livello internazionale solo la Francia continua a sostenere discretamente il regime razial nazista. Stati Uniti e Belgio sono i Paesi occidentali più determinati a rovesciare il regime appena reinstallatosi in Burundi. È a livello africano che si evidenzia una frammentazione della linea politica da adottare verso il regime di Nkurunziza.

L’Unione Africana lo ha dichiarato illegittimo ma Uganda e Sud Africa lo stanno appoggiando. L’Etiopia non intende al momento prendere parte. Rimane il Rwanda, iper attivo anche militarmente contro Nkurunziza e, a gran sorpresa, il nuovo paladino dell’opposizione: la Tanzania. I motivi che avrebbero spinto il governo di Dodoma a sostenere l’opposizione burundese e ad ospitare in suo territorio una non ben identificata guerriglia che sta lanciando attacchi contro le forze fedeli a Nkurunziza, al momento rimangono un mistero. Le divisioni in seno alle potenze africane evidenziano la persistenza di una incapacità di azioni comuni per risolvere i problemi del Continente. Una incapacità che rafforza l’idea delle potenze occidentali di dover intervenire causa le indecisioni degli Stati africani.

L’Unione Africana che potrebbe essere un potente strumento diplomatico a livello mondiale stenta ancora di imporre la sua visione ed autorità sui Stati Sovrani che compongono il Continente, ancora legati a logiche di interessi nazionali che impediscono il rafforzamento dei blocchi politici economici africani e la messa in atto di una strategia comune capace di concretizzare la Rinascita Africana sganciandosi dall’Occidente e creando rapporti egualitari con le potenze emergenti del blocco BRICS. A causa della mancanza di una politica comune africana il Burundi rischia di entrare in un pantano politico e in un caos economico sociale dove le forze reazionarie e democratiche si affrontano senza precise strategie ma vivendo alla giornata con continui colpi di scena e nuove alleanze regionali in continuo mutamento. Una situazione che si appresta ad emulare quella al est del confinante Congo, dove da venti anni imperversano quaranta diversi gruppi armati e i problemi non trovano soluzioni ma solo peggioramenti costringendo la popolazione congolese a vivere in un eterno incubo privo di prospettive e di futuro. Una situazione di stallo caotico in Burundi danneggerebbe già a medio termine gli sforzi in atto di rendere la East African Community una entità  economica e politica omogenea capace di imporsi a livello continentale ed internazionale avviando il processo di rivoluzione industriale sostenuto e finanziato dai colossali giacimenti di petrolio e gas naturali recentemente scoperti.

 

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