giovedì, Dicembre 2

Burundi, la Chiesa Cattolica è unita contro il regime? Profonda spaccatura nel Paese tra il clero che intende promuovere le direttive di pace e fratellanza di Papa Francesco e il clero che sostiene ancora Nkurunziza

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Chi sono questi manifestanti Imbonerakure? Non sono i miliziani addestrati militarmente dal 2014 in Congo. Quelli rimangono dietro alle quinte, grassi e ben pagati, per somministrare dolore e morte ai loro cittadini hutu e tutsi. Sono dei semplici tesserati, analfabeti, mamme hutu poverissime e mal vestite che il regime ha reso ciechi di odio etnico, amplificato da una povertà ignobile e disumana. Futura mano d’opera inconsapevole per il genocidio, proprio come successe in Rwanda.

Quotidianamente vengono trucidati cittadini di origine tutsi o cittadini di origine hutu sospettati di simpatizzare per l’opposizione. Migliaia dei nostri giovani sono spariti e altre migliaia seguiranno la stessa sorte se questo mostruoso regime non verrà fermato. La gioia di vivere è stata sostituita dalla gioia di massacrare i nostri fratelli.  I burundesi di origine tutsi nella capitale da oltre due anni vivono nel terrore, e non sanno se potranno essere ancora vivi per vedere la successiva alba.

Quelli che il Vescovo Ntahondereye chiamacontrolli di routine della Poliziasono veri e propri rastrellamenti di civili innocenti compiuti ogni giorno non solo dalla Polizia, ma dalle milizie Imbonerakure e dai miliziani ruandesi FDLR che indossano le uniformi della Polizia. L’affermazione che i militari e politici fuggiti dal Paese potrebbero avere intenti violenti sembra non considerare la differenza tra violenza e necessità di ripristinare la democrazia e la libertà. Una mancata differenziazione che è sempre presente nei discorsi ufficiali del regime che emula i nazisti quando definivano i partigiani europei dei banditi e terroristi.

Se il Vescovo Ntahondereye espone a cuor leggero queste affermazioni discutibili, allo stesso tempo sembra voler calare una cappa di silenzio sui rapporti tra regime e Chiesa Cattolica, affermando che tali rapporti sono al momento di indifferenza. La realtà è ben diversa. Nella Chiesa Cattolica in Burundi vi è una profonda spaccatura tra il clero che intende promuovere le direttive di pace e fratellanza di Papa Francesco e il clero che sostiene ancora il regime. Questa parte del clero per dieci anni ha supportato e fatto affare con il regime, compreso il defunto Generale Alphonse Nshimirimana che importava medicinali di contrabbando dal Congo nascosti nelle autovetture della diocesi cattolica di Kamenge. Secondo serie indagini di giornalisti burundesi il Generale  è anche il mandante del omicidio di Stato delle tre suore italiane.

Nel nostro Paese vi sono molti preti cattolici che sfidano apertamente il regime, mentre altri adottano tattiche sornioni e ambigue non potendo più oscenamente esaltare alla luce del sole il CNDD-FDD come hanno fatto nei precedenti dieci anni di potere di Nkurunziza (2005 – 2015). Un decennio che il Vescovo Ntahondereye afferma essere stato privo di persecuzioni o conflitti, dimenticandosi che nessun precedente regime ha mai perseguitato la Chiesa Cattolica ad eccezione di quello del Presidente Jean-Baptiste Bagaza, nonostante le storiche prese di posizione HutuPower e di sostegno al regime ruandese di Juvenal Habyrimana di gran parte del clero cattolico burundese e missionari occidentali dal 1964 in poi. Posso confermare che durante il decennio Nkurunziza non vi siano stati particolari conflitti con la Chiesa Cattolica. Purtroppo il Vescovo Ntahondereye non spiega la ragione di questapace’. L’assenza di conflitti è stata possibile solo grazie ad un appoggio tacito e acritico al regime da parte della Chiesa Cattolica pur conoscendo la terribile natura e la follia del CNDD-FDD e di Pierre Nkurunziza.

Voglio concludere riaffermando l’impraticabilità di un dialogo con un regime che si è macchiato di crimini contro l’umanità e che si sta avviando verso l’attuazione di un genocidio. Questa proposta non tutela la Pace e la Giustizia. Ma attenzione a non correre il rischio di diventare prigionieri della deriva estremistica anti-cattolica. Le opinioni personali espresse dal Vescovo Ntahondereye non sono condivise dalla intera Chiesa Cattolica in Burundi. Come all’interno dei corridoi del Vaticano, anche nel nostro Paese si sta assistendo alla feroce lotta tra i farisei e i sostenitori dei principi di integrazione e pace regionale promossi da Papa Francesco. I farisei burundesi si sentono ancora forti, in quanto sostenuti da associazioni cattoliche occidentali che paradossalmente dichiarano di essere promotrici della pace.  E’ la seconda fazione che può seriamente contribuire alla Pace, alla Democrazia e alla Giustizia in Burundi. La prima rischia di sedere nel posto degli imputati accanto al loro beniamino Nkurunziza e rispondere delle proprie azioni e prese di campo.

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