sabato, Ottobre 16

Burundi: il ritorno dei RED Tabara … e del Rwanda Sabato, pesanti scontri tra l’Esercito burundese e i ribelli supportati da soldati ruandesi che avrebbero partecipato ai combattimenti

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Località di Nyamuzi, area di Ruhororo, comune di Mabayi, provincia di Cibitoke, Burundi nord occidentale. Alle ore 23:00 di sabato 9 gennaio sono iniziati pesanti scontri tra l’Esercito burundese e i ribelli. Secondo le prime ricostruzioni che ci sono giunte da testimoni oculari, i combattimenti sarebbero durati 30 minuti, con l’uso di armi pesanti e artiglieria. La maggioranza dei residenti della zona hanno trascorso la notte sotto le stelle, temendo il proseguimento degli scontri.

Dalle prime informazioni riservate, lEsercito burundese avrebbe intercettato una colonna di guerriglieri RED Tabara che, dal Rwanda, era entrata in Burundi raggiungendo la località di Bweyeye. Dopo gli scontri i guerriglieri si sono ritirati nella riserva naturale della foresta di Kibira. Secondo i testimoni, i guerriglieri erano supportati da soldati ruandesi che avrebbero partecipato ai combattimenti. Da domenica, il Governo di Kigali ha deciso di rafforzare il controllo delle frontiere con il Burundi inviando varie divisioni a pattugliarle.

La giunta militare di Gitega al momento non ha ancora ufficializzato la notizia, ma un funzionario militare della regione di Cibitoke ha assicurato ‘SOSMediaBurundi’ che tutti gli uomini armati rifugiatasi nella foresta della Kibira sono stati già cacciati. Difficile trovare riscontro a questa dichiarazione, innumerevoli le fake news che deliberatamente la giunta militare di Gitega diffonde senza sosta. L’unica notizia certa è che le autorità amministrative in collaborazione con i militari e i miliziani Imbonerakure stanno minacciando la popolazione del nord ordinando di denunciare chiunque sia sospettato di mettere a rischio la sicurezza nazionale.

L’attacco dei ribelli giunge un giorno dopo che la giunta militare ha deciso di chiudere le frontiere terrestri e aeree e di estendere il periodo di quarantena per contrastare la pandemia da Covid19.
Ufficialmente queste misure sono state prese per bloccare l’aumento dei contagi. Fonti diplomatiche affermano il contrario. Il trend di contagio da coronavirus in Burundi non susciterebbe particolare interesse. Nonostante che per quasi un anno il governo abbia negato l’esistenza della pandemia, rifiutandosi di applicare le misure preventive, i casi di contagio sarebbero 842 con due soli decessi.
La chiusura delle frontiere e la prolungazione dello stato di emergenza sanitaria sarebbero state misure adottate dopo aver ricevuto l’informazione dai servizi segreti che il Rwanda potrebbe aver ripreso il sostegno dei gruppi ribelli burundesi e che vi sarebbe in preparazione un’offensiva contro il regime razziale HutuPower.

Gli scontri a Cibitoke giungono nel peggior momento possibile per il Presidente Evariste Ndayishimiye -generale Neva- che sta assicurando l’Unione Europea di aver il controllo assoluto del Paese e di star avviando importanti riforme democratiche e rafforzando il rispetto dei diritti umani.
Claude Bochu, Ambasciatore UE in Burundi, ha pubblicato un messaggio di auguri di Nuovo Anno che elogia la giunta militare, affermando che «i gesti di buona volontà del Presidente Ndayishimye, per ristabilire il clima di fiducia, di reciproco rispetto, dialogo politico e condivisione dei medesimi valori che si tradurrà a breve, grazie agli sforzi comuni, alla normalizzazione graduale e completa dei rapporti tra Burundi e Unione Europea».

Il quotidiano francese ‘Le Monde’ scrive sul soggetto un interessante articolo: ‘Au Burundi, un vrai faux changement cautionné par la communauté internationale’. ‘Le Mondepropone una chiave di lettura delle aperture UE che apre scenari inquietanti. L’Unione Europea si accontenterebbe di approvare un falso cambiamento proposto dalla giunta militare burundese in nome della realpolitik. Secondo il giudice Thierry Vircoulon, coordinatore dell’Osservatorio per l’Africa centrale e meridionale presso l’Istituto. Francese per le relazioni internazionali (IFRI), il ritiro del Burundi dall’agenda del Consiglio di Sicurezza annunciato a metà dicembre rifletterebbe chiaramente il nuovo corso perché, sul campo, continuano le violazioni dei diritti umani.
Analisi condivisa da una fonte diplomatica a Bujumbura: “L’Unione Europea ha provato la carta dei diritti umani con il 2015. Non ha funzionato. L’unico risultato è che ha quasi perso il controllo della situazione con la resistenza del regime. Ora dobbiamo cambiare strategia”, spiega freddamente la fonte diplomatica, aggiungendo che spetta anche all’Europa resistere all’ascesa di Cina e Russia in Africa, due colossi a cui non importa molto dei diritti umani.

Ammesso che le intenzioni di Evariste di risollevare l’economia già nel baratro e democratizzare il Paese siano genuine, gli alti ufficiali che formano la cerchia ristretta del regime e che hanno posto Evariste alla Presidenza, si potrebbero opporre, in quanto il loro potere deriva dalla miseria economica e da un perenne contesto di instabilità. Secondo il quotidiano ‘Le Monde’, in futuro non è da escludere il dissenso all’interno del regime tra i sostenitori dell’apertura alla UE e coloro che mantengono una linea dura.

Gli scontri avvenuti presso i territori burundesi della provincia di Cibitoke tra Esercito burundese e reparti di ribelli del RED Tabara venuti dal Rwanda, probabilmente appoggiati da soldati ruandesi, fanno il gioco dei falchi della linea dura. Già gira tra la fazione di Bunyoni l’accusa rivolta al Presidente di incoraggiare i terroristi e il Rwanda con la sua politica di aperture che espone i fianchi al nemico. Gli scontri dello scorso sabato potrebbero essere utilizzati dai falchi per far naufragare il piano politico di Evariste.

Gli scontri di Cibitoke rimettono in gioco le relazioni tra Burundi e Rwanda. Molti osservatori regionali pensavano che il Governo di Kigali avesse deciso di sacrificare la liberazione del Paese gemello, abbandonando al loro destino i gruppi ribelli burundesi in nome della realpolitik occidentale. Considerando che i RED Tabara e gli altri gruppi armati dipendono finanziariamente e logisticamente dal Rwanda, il loro ritorno sulla scena nazionale potrebbe essere il preludio di una politica sotterranea e parallela portata avanti da Kigali. Il Generale Neva potrebbe riuscire a convincere dei suoi buoni propositi qualche diplomatico europeo compiacente, ma di certo non chi lo conosce bene come l’intelligence ruandese. 

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