sabato, Maggio 8

Burundi: il regime minaccia le Nazioni Unite

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«Il personale delle Nazioni Unite presente in Burundi è manipolato da dei politici con interessi ostili verso il nostro Paese. Tutte le crisi politiche del Burundi sono state create dagli stranieri. Il Segretario Generale del ONU ha detto che il Burundi è il peggior Paese per i diritti umani e tutti voi accettate questa affermazione come se si trattasse di una verità. Questo dimostra che tutto il personale delle Nazioni Unite in Burundi è manipolato e nasconde agende segrete». Questa la dura accusa del vice Presidente burundese Gaston Sindimwo, noto per essere favorevole alla soluzione finale per eliminare tutti i tutsi della regione dei Grandi Laghi (circa 8 milioni di persone). L’accusa è stata lanciata mercoledì 8 marzo a Bugendana, durante una sensibilizzazione rivolta agli sfollati interni per convincerli a ritornare alle proprie abitazioni. Circa 3.000 persone fuggite causa le continue violenze contro i civili compiute dalle squadre della morte Imbonerakure organizzate dal regime di Nkurunziza.

Sindimwo ha preso l’occasione per informare che il Governo burundese (illegittimo dal luglio 2015) chiederà alle Nazioni Unite di rispettare la sovranità del Burundi e di sostituire tutto il personale ONU presente nel Paese. Secondo indiscrezioni trapelate il Governo intenderebbe sottoporre il nuovo personale  delle Nazioni Unite a severe interviste prima di rilasciare il permesso di soggiorno con lo scopo di verificare eventuali pensieri ostili verso il regime. Sempre secondo le indiscrezioni trapelate dal  partito al potere, CNDD-FDD, coloro che hanno lavorato recentemente in Paesi ostili, quali il Rwanda, saranno automaticamente rifiutati. Identiche misure sono in fase di studio per le ONG internazionali.  “L’obiettivo è di aver in Burundi il minor numero possibile di stranieri per evitare la presenza di testimoni scomodi. Dietro a questa mossa vi è, però, un interesse politico ed economico. Il regime sogna di sostituire il personale straniero delle agenzie ONU e delle Ong internazionali con personale nazionale tesserato al CNDD-FDD che attualmente occupa ruoli subalterni all’interno delle organizzazioni umanitarie con il compito di spiare i propri colleghi e gli espatriati riportando ai servizi segreti le attività considerate non patriottiche. In questo modo il regime potrebbe facilmente utilizzare a sua discrezione i fondi ricevuti per gli aiuti umanitari, impedire fughe di notizie relative alle quotidiane violazioni dei diritti umani e trasformare queste agenzie internazionali in una gran cassa della propaganda pro regime”, ci spiega un alto quadro del CNDD-FDD, protetto da anonimato, rifugiatosi in Uganda dopo gli appelli genocidari lanciati da Pierre Nkurunziza nel novembre 2016.

Le ‘minacce’ pronunciate contro le Nazioni Unite sono la reazione del regime ai recenti rapporti sulla situazione dei diritti umani nel Paese e alle dichiarazioni ufficiali pronunciate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Il Consigliere del Segretario Generale per la prevenzione dei conflitti, Jamal Benomar, è autore di un dettagliato rapporto sulla grave situazione nel Paese. Un rapporto realizzato tramite espatriati in Burundi che hanno potuto raccogliere prove e testimonianze durante il loro lavoro. Benomar ha lanciato anche un allarme: secondo l’esperto di conflitti di fama mondiale l’intenzione dichiarata un mese fa da  Nkurunziza di accedere ad un quarto mandato presidenziale nel 2020, modificando la Costituzione, rischia di intensificare la crisi e l’isolamento internazionale.

Benomar ha definito la situazione dei diritti umani ‘estremamente preoccupante’. Esecuzioni extra giudiziarie, arresti arbitrari, torture, rapimenti, fosse comuni. Tra l’ottobre 2016 e il gennaio 2017 il personale ONU in Burundi ha potuto certificare 210 casi di persone rapite dalle milizie Imbonerakure. Alte le probabilità che questi rapimenti si concludano con torture e la morte delle vittime. Benomar ha, inoltre, rivelato che il regime applica volutamente una politica diretta ad affamare la popolazione per rendere la maggioranza hutu esasperata e facile preda dei discorsi di propaganda anti-tutsiTre milioni di burundesi (il 26% della popolazione) necessitano di assistenza umanitaria secondo i dati raccolti dalle agenzie ONU operanti in Burundi.

A differenza del 2015 e del 2016  -quando le Nazioni Unite minimizzavano i rischi di genocidio denunciati, con prove alla mano, da giornalisti burundesi e rari giornalisti occidentali-, ora di genocidio se ne parla apertamente. La Comunità Internazionale sembra essere passata da un atteggiamento ambiguo ad una denuncia chiara. Un secondo olocausto nella regione dei Grandi Laghi spaventa il mondo intero. L’opera di denuncia compiuta da alcuni quotidiani occidentali tra cui ‘Le Monde‘ e ‘L’Indro‘ sembra aver finalmente attirato l’attenzione internazionale. Il Consigliere Speciale del Segretario Generale ONU, il senegalese Adama Dieng, giovedì 9 marzo, durante una riunione speciale sul Burundi indetta dal Consiglio di Sicurezza, ha parlato chiaro: «In Burundi si stanno compiendo atrocità e violenze di massa. Occorrono misure energiche per impedire l’irreparabile».

Dura la replica di Albert Shingiro, rappresentante burundese all’ONU. «Le accuse lanciate da Adama Dieng sono infondate e fanno parte di un complotto internazionale. Queste accuse sono una messa in scena teatrale per impressionare il Consiglio di Sicurezza per accelerare l’agenda segreta di certe potenze straniere che dal 2014 tentano di abbattere la democrazia in Burundi», ha sostenuto Shingiro dinnanzi ai membri del Consiglio di Sicurezza. Il confronto tra Dieng e Shingiro non ha retto. Il primo è un rispettabile membro del Istituto Internazionale per la Democrazia e l’Assistenza Elettorale, ex magistrato del Tribunale Internazionale dei Crimini per il Rwanda. Il secondo è un politico opportunista fedele servitore del regime.
L’obiettivo della riunione speciale del Consiglio di Sicurezza ONU era quello di approvare ‘energiche misure’ contro il regime per evitare il genocidio.

Secondo alcuni osservatori africani, tra i membri del Consiglio di Sicurezza si starebbe facendo strada l’idea di un intervento di una forza multinazionale per destituire il Governo illegittimo di Nkurunziza e ripristinare la democrazia nel Paese. Il regime HutuPower ha beneficiato del supporto di Russia e Cina che hanno posto il veto a qualsiasi risoluzione contro l’attuale Governo, rivendicando i principi di non interferenza negli affari interni di un Stato e la sovranità nazionale.
Le ormai tese relazioni tra regime e Nazioni Unite sono destinate aggravarsi causa, anche, l’ambiguità di questo organismo. L’ONU e le sue Agenzie Umanitarie denunciano i crimini commessi dal regime ma riconoscono ancora Nkurunziza come Presidente e il CNDD come partito legalmente al Governo. Se la cooperazione e gli aiuti umanitari americani ed europei sono stati sospesi o considerevolmente ridotti, l’assistenza umanitaria ONU continua, prestato indirettamente il fianco al regime. In questi giorni il Governo illegittimo è impegnato a corteggiare alti funzionari ONU presenti in Burundi nella speranza di farli passare dalla loro parte. Quando constatano l’impossibilità di raggiungere questo obiettivo politico inseriscono i nomi nella lista nera dei nemici della Nazione. Una lista che potrebbe essere utilizzata per espellere decine di funzionari ONU dal Paese.

In sostegno al regime giunge l’operato dell’Ambasciatore francese Laurent Delahousse. In una intervista al quotidiano ‘Ikiriho Delahousse‘ ha praticamente difeso il regime di Nkurunziza negando le gravi e quotidiane violazioni dei diritti umani nel Paese, mettendosi in evidente contrasto con le Nazioni Unite e 20 Ong internazionali tra le più importanti al mondo, tra cui Human Right Watch e FIDH che hanno inviato al Consiglio di Sicurezza un appello per una soluzione immediata volta a ripristinare la democrazia e evitare il genocidio.

L’Ambasciatore non ha mancato di elogiare il lavoro di ‘Ikiriho Delahousse‘ , definendolo un prezioso servizio informativo obiettivo e di qualità. ‘Ikiriho Delahousse‘ è accusato, a livello internazionale, di essere un organo di propaganda razziale che trasmette messaggi di odio etnico e continui appelli a estirpare gli ‘scarafaggi’ tutsi dalla regione. Secondo il quotidiano francese ‘Le Monde, le gravi affermazioni di Delahousse avrebbero sconcertato l’ambiente diplomatico francese che si dichiara sorpreso da queste dichiarazioni, eppure nessun richiamo sembra essere giunto da Parigi. Secondo fughe di notizie giunte da fonti protette in diretto contatto con l’Ambasciatore francese in Burundi, Delahousse starebbe tentando di influenzare il suo governo al fine di ripristinare l’alleanza tra Parigi e le forze razial naziste burundesi dopo la rottura avvenuta nel luglio 2016. Non si conoscono i motivi di questa singolare attività diplomatica. Delahousse ha un passato diplomatico assai caldo. Durante il suo mandato di Ambasciatore nello Zimbabwe è stato accusato dal Governo Mugabe di fomentare ribellioni contro lo Stato, in complicità con l’Ambasciatore americano Harry Thomas.   «L’asse del male che non si stanca a destabilizzare il Burundi si scontrerà contro l’unità del popolo che sostiene il suo Governo democraticamente eletto», dichiara il rappresentante burundese presso l’ONU in un suo Twitter.

Un sondaggio fatto presso un campione di 2.000 persone appartenenti alla classe sociale hutu nell’est, nord e centro del Paese rivela una realtà ben diversa da quella descritta dall’Ambasciatore Shingiro. Secondo il sondaggio (non ufficiale) la maggioranza degli hutu intervistati si dichiara contraria al regime di Nkurunziza, accusato di aver tradito la causa dell’emancipazione degli hutu burundesi per instaurare un regime  mafioso. Secondo gli intervistati, in 10 anni di Governo CNDD la maggioranza degli hutu non ha guadagnato nulla. Il loro tenore di vita è peggiorato, ed ora nelle campagne si registrano grosse difficoltà a reperire il cibo. La maggioranza degli hutu intervistati si dichiara favorevole ad una soluzione militare per instaurare la democrazia in Burundi. Preferito un intervento ONU o di forze africane rispetto ad un intervento di Paesi confinanti in supporto alla ribellione armata burundese. La maggioranza si dichiara contraria ad un nuovo Governo capitanato dal ex Presidente tutsi Pierre Buyoya e favorevole ad un Governo di transizione multi etnico monitorato da società civile e comunità internazionale. La maggioranza degli intervistati è altresì favorevole ad azioni legali contro il dittatore Nkurunziza e i quadri del partito CNDD, a condizione che sia un tribunale burundese a giudicarli e non la Corte Penale Internazionale o altre istituzioni internazionali.

Sul fronte della opposizione militare non si segnalano notizie di rilievo. I gruppi armati FNL, Red Tabara, FOREBU non intraprendono azioni militari pur essendo presenti in forze all’interno del Burundi. Nessuna offensiva governativa è stata tentata dallo scorso febbraio. Fonti protette segnalano attività sospette dei mercenari ruandesi FDLR in stanza nel Burundi, attualmente calcolati in 4.000 uomini. Secondo queste fonti, due alti comandanti militari, il Generale Victor Byringiro e il Colonnello Muserebanyi, in questi giorni sono in Burundi per sostenere gli effettivi FDLR in previsione di azioni militari importanti contronemici esterni‘. Entrambi i leader militari sono ricercati a livello internazionale per genocidio e crimini contro l’umanità.

L’ultima dichiarazione pubblica del Generale Victor Byringiro è stata rilasciata nell’ottobre 2016 al quotidiano online ‘KTPress: «Ritorneremo in Rwanda liberato da tutti i tutsi». Pur escludendo categoricamente ogni possibilità di attaccare con successo il Rwanda, il Governo di Kigali osserva preoccupato l’evolversi della situazione, prendendo contro misure, tra le quali la riattivazione della guerriglia tutsi congolese M23 da contrapporre alle forze FDLR nell’est del Congo nel tentativo di mantenere circoscritto nel Kivu una probabile guerra etnica.

Byringiro e Muserebanyi non sarebbero gli unici leader terroristici presenti in questo momento nel Burundi. Si registrerebbe la presenza del Generale Omega Israel (nome di battaglia) comandante della divisione FLDR in stanza nella foresta del Virunga, in Congo, e comandante in campo delle divisioni FDLR del Nord Kivu. Il Generale Omega è famoso per la sua alta preparazione militare ricevuta dall’Esercito francese e dispone di truppe d’élite attualmente impegnate nel distretto di Lubero, Nord Kivu, nelle pulizie etniche contro la tribù congolese Nande, nel tentativo di colonizzare le loro terre e creare, con il consenso tacito del Presidente congolese Joseph Kabila, una regione semi autonoma Hutuland ai confini con Uganda e Rwanda.
L’Intelligence ruandese la scorsa settimana ha riportato un gran successo favorendo la diserzione del Generale Brigadiere Comes Semugeshi a capo dei reparti FDLR a Kitchanga, est del Congo. Entrato in contrasto con il Generale FDLR Wilson Irategeka, Comes ha disertato consegnandosi ai caschi blu della MONUSCO, dove è stato contattato dai servizi segreti ruandesi. Comes starebbe rivelando al Governo di Kigali preparativi militari delle FDLR in fase di studio per offensive nel Nord Kivu e in Burundi. Il Governo ruandese starebbe tentando di rimpatriarlo. Progetto a cui si oppone duramente la società civile del Nord Kivu, che chiede l’immediato arresto del leader terrorista per processarlo per crimini di guerra contro la tribù Nande e altre etnie del est del Congo.

Semugeshi nel 1994 era un alto comandante delle Forze Armate ruandesi del regime genocidario di Habyrimana e comandava la 4° divisione di fanteria in stanza a Rwamagana. Fu artefice diretto della morte di circa 182.000 tutsi nel distretto. Come il Generale Omega, anche Semugeshi ha ricevuto un ottimo addestramento militare da esperti dell’Esercito francese presso la tristemente nota Ecole Superieur Militaire du Rwanda, dopo gli studi militari per cadetti africani conseguiti presso la Scuola Superiore Francese della Guerra a Parigi.

Secondo fonti protette, il Governo ruandese avrebbe offerto a Semugeshi forti sconti di pena in cambio di informazioni militari in grado di annientare le FDLR, movimento guerrigliero inserito, dal 2004, nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti.

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