venerdì, Maggio 7

Burundi: il prete re Nkurunziza attende il referendum Il dittatore ‘pastore’ della Chiesa di Rocher da lui stesso fondata nel Paese per trasformare la Repubblica in un Regno Hutu, intanto i cittadini saranno accompagnati ‘uno ad uno’ ai seggi per il referendum del 17

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A distanza di tre settimane dal referendum che sancirà il diritto della Presidenza a vita, il dittatore Pierre Nkurunziza sta attuando una serie di mosse per la realizzazione del ultimo atto del suo piano politico: vincere il referendum e successivamente annullare la Repubblica, instaurare un Regno Hutu e incoronarsi re.

Il primo obiettivo da raggiungere è la vittoria referendaria, scontata visto il boicottaggio dell’opposizione e le operazioni attuate dai terroristi ruandesi FDLR e dalla milizia paramilitare burundese Imbonerakure di costringere con la forza tutti i cittadini a registrarsi, partecipare al referendum e a votare SI per la riforma costituzionale. Nkurunziza vuole annullare il limite dei mandati presidenziali tramite una operazione democratica di facciata. Per questo si vuole assicurare la più ampia partecipazione al referendum e una schiacciante vittoria dei SI.

L’abrogazione della Repubblica e la proclamazione del Regno Hutu sono operazioni che necessitano maggior tempo e vanno preparate bene.
Il ritorno alla monarchia è fuori contesto, sia all’interno del Paese sia a livello regionale. Nel tentativo di offrire una logica a questa scelta politica, che trasformerà radicalmente l’assetto politico del Burundi, Nkurunziza associa il Regno Hutu (per ora senza nominarlo chiaramente) con la volontà divina. Per trovare una legittimazione popolare che gli permetta di trasformarsi da Presidente (illegittimo) a monarca, Nkurunziza si configura niente meno come un inviato del Signore. Il tentativo di associare il regime a Dio non ha trovato supporto presso le Chiese cattolica e protestante, in quanto tale associazione sconfina ampiamente nella blasfemia. Per questa ragione il dittatore ha rafforzato un nuovo culto: la Chiesa di Rocher.

Fondata nel 1901 in Belgio, in prossimità della frontiera con il Lussemburgo, la Chiesa di Rocher assume un carattere evangelico concentrandosi sul concetto di Trinità: Dio, lo Spirito Santo e il Salvatore Gesù Cristo. In Belgio la Chiesa di Rocher non gode di statuto di religione, bensì di associazione culturale con regio decreto del 16 agosto 1905. Per la legislazione belga la Chiesa di Rocher è riconosciuta sotto l’entità giuridica di associazione culturale denominataAssemblea Cristiana per la Nuova Rinascita’ che, per statuto, promuove la confessione di fede e i principi biblici.  La Chiesa di Rocher non ha riscontrato molti proseliti, sia a livello nazionale (Belgio) che a livello internazionale, rimanendo una setta provinciale, ad esclusione del Burundi, dove la Chiesa è stata associata al potere dal Presidente Nkurunziza nel 2010.

Il ‘padre fondatoredi questa chiesa evangelica in Burundi è lo stesso Nkurunziza, mentre la first lady, Denise Nkurunziza, è stata ordinata Pastore di Bujumbura, il 02 luglio 2011, durante una grottesca cerimonia tenutasi presso un locale che, secondo rumors, per i quali si stanno cercando le prove, che al momento non emergono, sarebbe implicato in affari poco chiari con organizzazioni non burundesi al servizio di Nkurunziza.

La famiglia Nkurunziza ha trasformato questa setta evangelica belga in una vera e propria Chiesa di Stato, impostata sulla crociata spirituale strettamente associata alle figure di Pierre e Denise Nkurunziza. La coppia presidenziale, che si appresta a diventare reale, sarebbe in diretto contato con Dio che li ha scelti come suoi emissari in terra. Il Signore avrebbe affidato a Pierre Nkurunziza la missione di salvare il Burundi e a Denise Nkurunziza di diffondere la vera e unica fede cristiana.

La scelta di questa sconosciuta setta evangelica belga ha due motivazioni ben precise. La prima riguarda la possibilità di sfruttare alcuni punti cardine della confessione di fede della setta per fini politici. La Chiesa di Rocher si proclama la sola Chiesa a ispirazione divina a cui il Signore avrebbe fatto dono di infallibilità e di piena autorità su tutti i cristiani, amareggiato dalle ‘derive’ subite dalla Chiesa Cattolica e Protestante, dove il diavolo si sarebbe annidato. I membri di questa setta sarebbero i prescelti del Signore e il clero suoi ambasciatori in terra. Ogni Pastore gode del dono dell’infallibilità e le sue parole non possono essere contestate in quanto volontà diretta di Dio. Ogni Pastore, illuminato dalla conoscenza divina, è il garante della salvezza spirituale e del potere temporale che deve essere impostato sul Vecchio e Nuovo Testamento, sulla purezza morale e dottrinale dettate dal Signore. Pierre e Denise Nkurunziza sarebbero stati dotati di santità in quanto servitori di Dio.
La setta non riconosce alcun Governo civile se non ordinato da Dio attraverso la Chiesa di Rocher. I pastori prescelti non hanno solo compiti spiritual, bensì anche temporali, in quanto chiamati a condurre le Nazioni nella stretta osservanza degli insegnamenti divini. I Pastori che ricoprono cariche pubbliche e di Stato devono essere onorati come entità semidivine. Il popolo è chiamato alla cieca obbedienza in quanto i Pastori sono gli unici detentori della Sacre Scritture e agiscono direttamente ispirati da Dio.

La seconda ragione di questo delirio religioso è dettata dalla mancata collaborazione della Chiesa Cattolica a supportare senza riserve il regime razialnazista. Nonostante aperte simpatie di movimenti cattolici occidentali, fautori della ascesa al potere di Nkurunziza nel 2005, la Chiesa Cattolica non ha mai accettato legami strutturali con il regime. La necessità di Nkurunziza di presentarsi come emissario di Dio è stata considerata dai Vescovi cattolici come un atto sacrilego. Stesso dicasi per quelli protestanti. Da qui la necessità di creare un nuovo culto per compensare il mancato supporto a questa follia da parte  delle due principali Chiese cristiane.

La Chiesa di Rocher, sorta dal nulla in Burundi, otto anni fa, ora è diffusa in tutto il Paese e conta oltre cinquanta chiese e due Santuari -quello di Bujumbura dove il Pastore Denise professa la fede, e quello di Buye, nel comune di Mwumba, provincia di Ngozi, roccaforte degli estremisti HutuPower all’interno del partito al potere, il CNDD-FDD.
La Chiesa di Rocher è apparsa per la prima volta nel Paese nel 1998, ed è stata riconosciuta come Chiesa il 9 dicembre 2002. Ma è solo nel 2010 che riceve le attenzioni della coppia presidenziale. Dal 2016 questa setta è strettamente collegata alla figure di Pierre e Denise Nkurunziza, ricevendo importanti finanziamenti con l’obiettivo di diventare religione di Stato in un Paese al 70% di fede cattolica.

Tutti i membri del partito al potere, denominati ‘Bagumyabanga’ (coloro che pensano) e tutti le Imbonerakure (coloro che vedono lontani) devono aderire alla Chiesa di Rocher e adorare Pierre e Denise Nkurunziza, Ambasciatori di Dio in Burundi. Dal 21 gennaio 2018 il CNDD-FDD ha istituito una giornata di preghiere che si deve tenere su tutto il territorio nazionale ogni giovedì della settimana per consacrare Nostro Signore e pregare per i suoi emissari in terra, Pierre e Denise. La data di inaugurazione dei giovedì di preghiera non è casuale, corrisponde al giorno in cui Dio ha scelto Pierre Nkurunziza e il suo partito, CNDD-FDD come emissari della giustizia divina in terra: il 21 gennaio 2002.

Questo delirio religioso potrebbe far sorridere se non rientrasse nel piano di dittatura assoluta del regime. «Il Presidente e il CNDD-FDD hanno scelto di giocare la carta religiosa attraverso la Chiesa di Rocher per sedurre e soggiogare la popolazione a gran maggioranza cattolica. La coppia presidenziale, attraverso la Chiesa di Rocher, propaga un discorso politico religioso sfruttando il carisma evangelico e le tradizioni religiose burundesi quali Imana e Mwami”», spiega Chirstian Thibon, direttore del Istituto Francese di Ricerche sull’Africa (IFRA) dal 2010 al 2014. Nella credenza tradizionale delle popolazioni del Rwanda e del Burundi, il Imana è l’Essere Supremo. Il Imana si manifesta sotto varie forme: montone bianco, un uccello bianco e sulla terra ha dimora presso boschetti sacri detti gitabo. Il Mwami è l’antico nome che il Rwanda e il Burundi pre-coloniali davano ai loro re. Mwami è anche il titolo dato ai monarchi delle etnie congolesi Banande e Bashi, della etnia Luhya in Kenya e di alcune etnie bantu un Zambia e Zimbabwe. Spesso il Mwami affermava di essere stato scelto direttamente a Imana e di essere il suo ambasciatore sulla terra.

«La Chiesa di Rocher si appresta a divenire la religione di Stato in Burundi in quanto funzionale al regime. Contestare Pierre Nkurunziza significa contestare Dio. Ogni contestazione è quindi paragonata al sacrilegio e duramente condannata. La figura di Nkurunziza di Prete Re per volontà divina giustifica qualsiasi repressione in corso contro l’opposizione. Le violazioni dei diritti umani e civili e i crimini contro l’umanità assumono un carattere di punizione divina in quanto benedetti dal Signore. Le esecuzioni extra giudiziarie, gli arresti arbitrari, persino i massacri etnici non sono altro che l’espressione della collera divina contro gli adoratori di Satana che tentano di mettere in dubbio l’Ambasciatore del Signore in Burundi: Pierre Nkurunziza», spiega Anchaire Nikoyagize, membro della Lega Burundese dei Diritti Umani ITEKA, rifugiato in Uganda.

Nkurunziza e la Chiesa di Rocher hanno abbinato il voto per la riforma costituzionale alla volontà divina, arrivando ad affermare che qualsiasi cittadino burundese contrario al referendum è un adoratore di Satana che deve essere soppresso, in quanto non riconosce il Presidente come un prescelto da Dio.
Il piano politico che si cela dietro a questa setta, la Chiesa di Rocher, è stato ampiamente denunciatodalla Chiesa Cattolica attraverso la Croix Africa, autorevole sito francofono di attualità cattolica nel continente africano. La redazione è costituita da giornalisti cattolici francesi e africani che collaborano con la rRdazione del giornale parigino cattolico ‘La Croix’ che si assume la responsabilità editoriale.
Anche Padre Claudio Marano, ex direttore del Centro Giovanile di Kamenge e superiore delle tre suore brutalmente assassinate dal regime di Nkurunziza nel settembre 2014 –Olga Raschietti,Lucia Pulici e Bernadetta Boggian- mette in guardia sulla pericolosità di questa setta che si appresta a divenire religione di Stato, denunciandoapertamente le manovre del regime per la vittoria referendaria e delle elezioni del 2020. Padre Marano denuncia che si negano le cure negli ospedali  a chi non paga la tassa per finanziare questi due appuntamenti elettorali. Una imposta fissata dal Ministero delle Finanze a 5.000 franchi, equivalenti a 2 dollari e 80 centesimi per le fasce di lavoratori che ricevono uno stipendio compreso tra i 50mila e i 500mila franchi. Chiunque guadagni oltre un milioni di franchi (circa 560 dollari) è tenuto a versare lo stipendio di un mese. Ogni somma di denaro che entra nel Paese (anche per motivi umanitari) subisce un prelievo forzato di un terzo per finanziare referendum ed elezioni del 2020.
Padre Claudio Marano  nell’aprile del 2015 è stato vittima di un blackmail orchestrato dai servizi segreti burundesi e diffuso da alcuni quotidiani occidentali (anche italiani). Il blackmail individuava Padre Marano come uno dei mandanti dell’omicidioaffermando che aveva presenziato alla riunione preparatoria al massacro delle tre suore italiane. Accusa del tutto falsa. Dopo questo infame tentativo di depistaggio Padre Marano fu costretto a lasciare il Burundi per evidenti ragioni di sicurezza personale.

Pierre Nkurunziza sta sapientemente utilizzando l’arma della Chiesa di Rocher per rafforzare la dittatura instaurata nel giugno-luglio 2015. In ogni raduno politico, sportivo e culturale il dittatore non esita a pronunciare preghiere pubbliche sotto l’insegna della Chiesa di Rocher. In nome di questa setta religiosa Nkurunziza ha promosso una campagna di moralizzazione della società basata su educazione civile e psico-sociale per disintossicare la società burundese vittima del verbo di Satana e dei suoi alleati, le ex potenze coloniali occidentali, gli Hima (tutsi), l’opposizione e la società civile burundese e il Rwanda. Tra le azioni più controverse: l’obbligo per le coppie di fatto di sposarsi con rito religioso. In caso contrario i coniugi illegali davanti a Dio verranno arrestati e condannati a 5 anni di reclusione. All’inizio di aprile il dittatore ha dichiarato i bambini orfani causa guerre o epidemia di HIV/AIDS ‘figli del Maligno’, quindi soggetti a recupero sociale e religioso forzato.

Giovedì 19 aprile Nkurunziza ha compiuto un rimpasto di Governo senza dare alcuna motivazione. Sono stati sostituiti tutti i Ministri dei Ministeri dell’Interno, Formazione Patriottica, Difesa Nazionale, Giustizia, Esteri, Affari Sociali, Decentralizzazione e Riforme Istituzionali, Funzione Pubblica, Educazione, Sanità, Energia e Miniere, Commercio e Industria, Gioventù, Agricoltura e Protezione Ambientale. Secondo alcune fonti locali questo rimpasto di Governo sarebbe stato attuato per ricucire lo strappo con la milizia paramilitare Imbonerakure e con il  Generale Alain Guillaume Bunyoni, numero due del regime antagonista a Nkurunziza, alleato ai terroristi ruandesi delle FDLR. La scorsa settimana Nkurunziza aveva promesso gravi provvedimenti contro questa milizia paramilitare che aveva iniziato, all’interno del Paese, massacri etnicamente orientati contro la minoranza tutsi.

Alain Aimè Nyamitwe, fratello del Goebels burundese Willy Nyamitwe, detto Bakame (Coniglio) caduto in disgrazia nel 2017 dopo essersi occupato, dal 2015 al 2016, della propaganda razialnazista del regime. Compito ora affidato a esperti di comunicazione inviati di Pechino. Alain Aimè Nyamitwe è stato sostituito dall’ex Ambasciatore burundese in Kenya, Ezèchiel Nibigira, uno tra i fondatori delle Imbonerakure. La nomina di Nibigira agli Esteri è stato interpretato dalla comunità internazionale come un pericoloso segnale di radicalizzazione del regime, in quanto questo importante ministero è stato consegnato nelle mani di un capo della milizia genocidaria con stretti legami con il Generale Bunyoni e i terroristi ruandesi delle FDRL. «Il messaggio inviato alla comunità internazionale è chiaro. Nominare alla testa della diplomazia il fondatore della rude e brutale milizia paramilitare equivale a fermare la porta a tutte le possibilità di dialogo con il mondo esterno»,  spiega Pancarce Gimpaye portavoce del CNARED, la piattaforma dell’opposizione burundese in esilio. La nomina di Nibigira agli Esteri è stata seguita dal divieto presidenziale per tutti i Ministeri di avere rapporti diretti  (anche di natura strettamente tecnica) con le Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti. I rapporti saranno ora di esclusiva competenza del capo delle Imbonerakure. I diplomatici occidentali e le agenzie umanitarie ora avranno come contro parte un genocidario.
Secondo una fonte diplomatica occidentale di Bujumbura, la nomina di Nibigira dimostra quanto questa milizia e i suoi padrini, i terroristi ruandesi delle FDLR, siano potenti nel Paese. Invece di controllare gli eccessi delle Imbonerakure, Nkurunziza rafforza il loro potere, conscio di non poter sostenere una guerra interna contro una milizia che rappresenta, assieme alle FDLR, l’unica vera e organizzata forza militare in difesa del regime. Con Nibigira, ai vertici del potere entrano le FDLR, alleate del regime dal 2014 con l’obiettivo finale di riconquistare il Rwanda perduto nel 1994, dopo aver massacrato un milione di persone.

Nello stesso giorno del rimpasto di Governo, il Parlamento burundese, sotto sorveglianza dei terroristi ruandesi FDLR, ha votato un radicale riforma del Codice Penale (90 voti a favore, 22 contrari e nessun astenuto). La riforma introduce il crimine di terrorismo per tutte le azioni considerate ostili al regime CNDD-FDD e al ‘prete re’ Pierre Nkurunziza, la possibilità di intercettazioni telefoniche e sorveglianza digitale per tutti i cittadini burundesi sospetti senza autorizzazione della Magistratura e la possibilità di mettere sotto il controllo dello Stato case private, uffici, associazioni e luoghi di culto senza il mandato emesso dal magistrato.

Ora la riforma del Codice Penale deve essere approvata dal Senato. L’esito del voto è già scontato. Questa riforma è stata considerata un attacco alla democrazia e allo stato di diritto in Burundi. «Si tratta di una chiara mossa di rendere legale pratiche arbitrarie e illegali attuate dalle forze del regime negli ultimi tre anni e sotto esame presso la Corte Penale Internazionale», afferma Justine Duby, esperto burundese della Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH). La Ong americana Human Rights Watch la scorsa settimana ha accusato il regime burundese di esecuzioni sommarie, pestaggi e intimidazione di oppositori. «Non ci sono dubbi che il referendum imminente sarà accompagnato da altri abusi. Le autorità del Burundi e le Imbonerakure stanno perpetuando violenze nella impunità quasi totale per consentire Nkurunziza di consolidare il proprio potere»,  ha dichiarato Ida Sawyer, direttrice di HRW per l’Africa Centrale. Le preoccupazioni di HRW sono fondate, considerando le attività eversive delle Imbonerakure e del regime.

Da giovedì 19 a sabato 21 aprile la lista di crimini quotidianamente redatta da SOS Media Burundi, sottolinea una preoccupante escalation di violenza. Giove di 19 aprile il giudice Thomas Ntimpirangeza, ex Presidente della Corte d’Appello di Gitega è stato arrestato per aver criticato il regime, mentre presso la città di Mabanda, nel sud del Paese, la Polizia ha fatto irruzione nelle abitazioni di diversi militari e oppositori politici, procedendo ad arresti indiscriminati di presunti ‘terroristi’. Venerdi 20 aprile: rastrellamenti e arresti arbitrari presso vari quartieri della capitale, eseguiti dalla Polizia politica, composta principalmente da terroristi ruandesi FDRL: arresto di 8 persone sospettate di terrorismo presso la località di Mutimbuzi, Bujumbura rurale. Il loro luogo di detenzione non è stato comunicato ai familiari.  Sabato 21 aprile: due morti e 24 feriti in un attacco con bombe a mano attuato dalle Imbonerakure a Gahombo, Distretto di Kayanza, nel nord del Paese. Presso la città di Muyinga, sempre nel nord del Burundi, il responsabile politico del CNDD-FDD durante un comizio elettorale sul referendum ha invitato a castrare tutti gli oppositori e nemici della Nazione.

Tensioni si registrano alla frontiera con il Rwanda. All’interno del regime si parla con insistenza sulla necessità di organizzare le difese burundesi per respingere attacchi pianificati da Paesi ostili, con chiaro riferimento al Rwanda. Giovedì scorso si sono registrati scontri a fuoco presso la frontiera ruandese nelle colline di Kigande e Gafumbegeti, zona di Ruhororo. Due gli affrontamenti. Il primo con presunti infiltrati dal Rwanda, che ha coinvolto milizie Imbonerakure, e il secondo uno scontro a fuoco tra Imbonerakure e soldati burundesi di guardia al posto di frontiera. Le vittime ufficiali sono quattro, tra cui un miliziano Imbonerakure. Secondo le testimonianze del luogo, i civili sarebbero stati minacciati dalle Imbonerakure in quanto sospettati di non denunciare presunte infiltrazioni militari dal Rwanda.

L’escalation delle violenze registrata in queste ultime settimane e il forte dubbio che le milizie paramilitari Imbonerakure siano sfuggite dal controllo del dittatore Nkurunziza sono fonte di viva preoccupazione della comunità internazionale. La Commissione della Unione Africana e le Nazioni Unite, hanno pubblicato un comunicato congiunto esprimendo la loro inquietudine sulla decisione delle autorità burundesi di non partecipare al dialogo di pace. Il mediatore, Benjamin William Mkapa, ex Presidente della Tanzania, ha ufficialmente espresso il suo disappunto sul voluto fallimento dei colloqui di pace e sulla situazione in Burundi alla vigilia del referendum, mentre il Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni si è dichiarato disponibile a creare un clima per l’intesa per accordi di pace. Il regime ha accusato l’Unione Europea, e in special modo il Belgio, di disinformazione e tentativi di influenzare negativamente l’Unione Africana e le Nazioni Unite. Anche all’interno della Farnesina stanno aumentando le preoccupazioni sulla situazione in Burundi con forti dubbi che la precaria situazione interna possa deteriorarsi e sfociare in situazioni incontrollabili.

Per essere sicuri dell’esito referendario, le autorità burundesi hanno affermato che i cittadini saranno accompagnatiuno ad uno’ ai seggi il prossimo 17 maggio per esercitare in ‘tutta sicurezza’ il loro diritto democratico. Le autorità burundesi hanno, inoltre,vietato la presenza di giornalisti burundesi e stranieri. Il compito di accompagnare i cittadini ai seggi è affidato alle Imbonerakure.

 

[Il servizio ‘Burundi: Nkurunziza prete re in vista del referendum’ è stato aggiornato per cause di forza maggiore in data 23 gennaio 2020]

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