martedì, Ottobre 19

Burundi: il grande errore della Russia

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Misure, queste, che non riguardano gli investitori russi, sotto esplicita richiesta del CPG GLOBAL RESOURCES associazione di grandi compagnie russe con sede a Mosca. La CPG è presente in Africa nel settore idrocarburi e minerali in Ciad, Eritrea, Etiopia, Mali, Niger, Congo Brazzaville, Costa d’Avorio e Mauritania. La CPG in Burundi è interessata all’acquisizione e alla gestione delle risorse di nichel. I finanziamenti provengono dal gruppo finanziario russo GAZPROM Banking. In compenso alla progettata rapina delle risorse naturali burundesi la Russia ha aperto il suo mercato interno ai prodotti alimentari burundesi quali caffè, olio di palma e tè. Di fatto, l’esportazione totale di questi prodotti non supera le diciottomila tonnellate. Una quantità considerata irrisoria e di nessun beneficio alla bilancia del commercio estero burundese.

Secondo testimonianze provenienti da Bujumbura, la presenza dei russi è ritornata ad essere evidente dallo scorso gennaio, dopo un ritiro strategico effettuato tra il novembre e il dicembre 2015, causa gli aperti incitamenti al genocidio pronunciati dal regime. Investitori, consiglieri politici, consiglieri militari, diplomatici, trafficanti di armi russi sono divenuti la norma per le strade (e le discoteche) di Bujumbura. I testimoni hanno l’impressione che gli espatriati russi giunti in Burundi appartengano alla peggiore specie di avventurieri pronti a sostenere il regime per approfittare della situazione di caos politico e sociale per arricchirsi.

Secondo alcuni testimoni, il corpo diplomatico e gli investitori russi sarebbero a conoscenza delle fosse comuni, torture, esecuzioni extra giudiziarie, genocidio mirato dei tutsi, repressione degli oppositori hutu. Il loro appoggio finanziario e politico al regime viene interpretato come un appoggio ai crimini commessi che vengono dalla Russia ignorati. Membri della Società Civile fanno notare la totale assenza di critica verso il regime da parte dei media russi, a parte rari casi. Il Cremlino pare intenzionato a negare l’evidenza del genocidio e dei crimini contro l’umanità in Burundi e presentare il regime come un Governo legittimo del Terzo Mondo vittima dell’imperialismo occidentale.

Secondo fonti diplomatiche in Burundi, l’Ambasciatore russo Georgy V TODUA – che appare sovente in pubblico al fianco di Nkurunziza – avrebbe presenziato per tre volte consecutive alle manifestazioni delle milizie genocidarie Imbonerakure, durante le quali sarebbero stati lanciati appelli genocidari e minacce rivolte contro il Rwanda. L’associazione tra l’Ambasciatore russo e le milizie genocidarie non si limiterebbe alla sua presenza nei raduni nazionali, si parla di frequenti colloqui tra l’Ambasciatore Georgy V Todua e i generali Sylvestre Mudacumura e Felicien Kabuga, rispettivamente Comandante delle forze armate terroriste FDLR stazionate a Goma, e leader politico di spicco delle FLDR, entrambi ricercati a livello internazionale per crimini commessi in Rwanda nel 1994. Si terrebbero regolarmente incontri anche con leader miliari delle milizie FDLR, e con il Comandante della Polizia,  Godeforid Bisimana. Questi incontri, se confermati, evidenzierebbero una partecipazione attiva del corpo diplomatico russo nella repressione attuata dal regime burundese.

Se queste informazioni fossero confermate da prove, l’appoggio russo al regime illegale  di Nkurunziza minerebbe la credibilità internazionale conquistata da Mosca con il sui impegno militare in Siria contro i terroristi Daesh, ma “il ruolo positivo svolto da Mosca in Siria e l’appoggio consapevole dei genocidari burundesi rispecchiano i diversi interessi russi nello scacchiere mondiale“, come ci fanno notare alcune fonti diplomatiche, “nella scelta delle alleanze internazionali, Mosca, come Washington, si muove secondo i criteri di convenienza economica“.

All’interno della crisi burundese si inserisce ora lo scontro sta USA e Russia, sottoponendo il Paese africano al rischio di divenire la ‘Siria africana‘.  L’unica differenza è nell’evoluzione militare della crisi burundese. Se e quando Stati Uniti, Belgio, Israele, Uganda, Tanzania e Rwanda decideranno di appoggiare senza riserve la guerra di liberazione della resistenza democratica burundese nessun aereo, carrarmato o soldato russo sarà inviato sul fronte burundese, in quanto il Burundi non vale per Mosca il costosissimo impegno diretto assicurato in Siria.

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