lunedì, Agosto 15

Burundi: guerra mediatica sul genocidio

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A seguito della messa in onda del falso video il regime FDLR-CNDD ha lanciato una campagna mondiale affermando che il Burundi e il governo democraticamente eletto sono vittime di un complotto internazionale basato su falsità e inganni. L’obiettivo sarebbe quello di rovesciare il governo democratico e privare ai burundesi della sovranità nazionale.

Nonostante l’intensa attività di contro-informazione del regime (di cui si sospetta un aiuto di esperti occidentali) il genocidio rimane una realtà in Burundi.  “Ogni giorno decine e decine di giovani vengono arrestati, torturati, mutilati e uccisi. Questo lavoro viene eseguito da dei miliziani del partito CNDD, dagli agenti dei servizi segreti e dalla guardia presidenziale. Se le prove contenute nel video non faranno comprendere alla Comunità Internazionale cosa sta realmente accadendo in Burundi spingendola ad intervenire allora vorrà dire che non vi è più umanità” afferma David Gakunzi storico e giornalista burundese in esilio inserito nella lista della morte di Nkurunziza.

Dal novembre 2015 il regime ogni giorno massacra dalle 30 alle 50 persone. Dal 6 gennaio si sta assistendo ad un salto di qualità. Ora vengono massacrate 100 persone al giorno. Ogni sera i quartieri “caldi” della città vengono attaccati. Nella serata di mercoledì 13 gennaio centoquindici persone sono state arrestate presso il quartiere di Mutakura. La loro sorte segnata. I dati raccolti presso le famiglie delle vittime dimostrano che solo il 20% degli arrestati ritorna a casa vivo. Gli altri vengono barbaramente trucidati dopo essere stati torturati per estorcere informazioni come il video giunto all’avvocato belga dimostra senza ombre di dubbio. Tra lunedì 11 e mercoledì 13 gennaio altri 230 giovani dei quartieri di Cibitoke, Ngagara e Bwiza sono stati arrestati. La loro sorte sconosciuta. Il fenomeno è così  esteso che iniziano le richieste di informazioni da parte di cittadini italiani che hanno amici in Burundi che spariscono uno dopo l’altro. Anche in questo caso la maggioranza dei scomparsi, segnalati da dei cittadini italiani con tanto di foto, sono tutsi.

Il genocidio si è esteso anche all’interno del Paese. Oltre a Karuzi si hanno notizie di massacri di massa a Mugamba circa 80 chilometri a sud est della capitale. Lunedì 11 gennaio le milizie genocidarie hanno prelevato uomini, donne e bambini di etnia tutsi dalle loro case con l’unico scopo di ammazzarli. A Mugamba è avvenuta una carneficina. Secondo le prime informazioni 182 persone sono state trucidate. Come a Bujumbura e a Karuzi a commettere gli atti genocidari sono le Imbonerakure e i terroristi ruandesi FDLR che hanno preso il potere in Burundi approfittando della debolezza del regime che li aveva assoldati nel giugno 2014 per contenere la rivolta popolare al terzo mandato di Pierre Nkurunziza. Nella zona di Kivumu sempre a Mugamba una pattuglia genocidaria è stata soppraffatta da centinaia di madri che hanno impedito l’arresto di alcuni giovani del villaggio.

Recentemente abbiamo pubblicato uno speciale che spiega come i terroristi ruandesi (responsabili del genocidio in Rwanda del 1994) siano riusciti a prendere il controllo del Burundi. Le informazioni ricevute da varie fonti (tra cui alcune all’interno della diplomazia occidentale presente nella Regione dei Grandi Laghi) sono state confermate da altri giornalisti burundesi e occidentali. «Secondo fonti sul posto di IBTimes Italia oggi il Burundi è controllato politicamente e militarmente dai mercenari ruandesi delle FDLR che in realtà non hanno alcun interesse sul Burundi: l’obiettivo è il Ruanda. Per entrare in Rwanda occorre destabilizzare l’intera regione dei Grandi Laghi ed il Burundi è la chiave perfetta», scrive il collega Spinelli.

Il genocidio in atto ha due obiettivi. Il primo sterminare i tutsi burundesi e gli oppositori hutu. Il secondo quello di indurre il Rwanda ad invadere il Paese coinvolgendolo in una guerra regionale dagli esiti incerti. Fino ad ora il potente paese gemello non è cascato nella trappola offrendo un importante ma indiretto sostegno alla opposizione armata burundese. Come tutti i genocidi anche quello del Burundi è stato premeditato, preparato, studiato. La differenza sta nel tempo e negli attori. In Rwanda il genocidio fu preparato meticolosamente per dieci anni sotto i consigli dei reparti speciali francesi quelli ora denominati reparti anti terrorismo. In Burundi è stato preparato in pochi mesi come arma politica. In Rwanda almeno 200.000 persone parteciparono al genocidio, in una orgia di morte durata cento giorni. In Burundi non arrivano a mille. Parlo di civili. Il genocidio è lasciato agli esperti: i terroristi ruandesi FDLR. Una fatica ciclopica. Oltre a macellare migliaia di persone, a combattere la ribellione, devono anche insegnare ai giovani Imbonerakure come abbattere come cani i civili. Cosi’ si perde tempo ed efficacia.

I colpi messi a segno dalla macchina di propaganda FDLR-CNDD sono stati contrabilanciati da una importante rivelazione fatta dalle Nazioni Unite. Il Segretatio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo, Zeid Ra’ad Al Hussein, denuncia dei massacri etnici e delle fosse comuni in Burundi. Secondo Ra’ad Al Hussein sono esplosi anche gli stupri di massa. Una prerogativa dei terroristi ruandesi delle FDLR  che sono esperti in stupri collettivi compiuti da quindi anni all’est del Congo per terrorizzare e sottomettere la popolazione. L’esistenza di fosse comuni in Burundi è un segreto di pulcinella. L’Indro lo ha denunciato il 26 novembre 2015.

Quando sarà dunque lecito parlare di genocidio in Burundi? Quando il crimine sarà compiuto, palpabile, verificabile? Quando lo sterminio sarà terminato e nessuno di noi esisterà più?” si interroga David Gakunzi.  Il genocidio in atto in Burundi trova l’esigenza di negazione  a causa del  peccato originale. Salvando i genocidari ruandesi nel 1994 e proteggendoli per venti due anni nel Congo, l’Occidente (in prima fila la Francia) ha creato il Burundi 2015. Tutti hanno fatto affari con le FDLR che controllano tutt’ora miniere d’oro e coltan all’est del Congo. E quando dico tutti comprendo anche l’Uganda e (paradossalmente) il Rwanda.  I terroristi ruandesi sono tutt’ora protetti e finanziati dalla Francia mentre esponenti dell’alta gerarchia ecclesiastica del Vaticano hanno scatenato un conflitto interno alla Chiesa Cattolica contro chi vorrebbe cambiare indirizzo politico nella Regione dei Grandi Laghi interrompendo l’appoggio al HutuPower. Un conflitto che sembra al momento perso seppur i reazionari cattolici non demordano e lavorano dietro le quinte…

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