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Burundi: guerra mediatica sul genocidio

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Kampala – Il genocidio burundese, ufficialmente iniziato il 7 novembre 2015, è atipico rispetto a quelli ‘tradizionali’ come nel Rwanda del 1994 o in Europa negli anni Quaranta. Non si assiste a scene di centinaia di migliaia di cadaveri abbandonati lungo le strade della capitale. È un genocidio fatto con il contagocce in quanto il regime ha fallito per ben due volte (06 novembre e 12 dicembre) nel convincere le masse rurali hutu a compierlo. Dinnanzi a questo rifiuto l’ex presidente ha impartito alle forze genocidarie un ordine ben preciso: «Sterminiate i tutsi uno a uno e fateli sparire senza che il mondo se ne renda conto».

All’interno del piano genocidario si è subito inserita la componete etnica. Il regime sta annientando la minoranza tutsi. Su ogni 10 persone uccise, nove sono tutsi. Le cetinaia di testimonianze oculari raccolte dalla Societá Civile e da osservatori indipendenti, dimostrano quanto alcuni negazionisti e siti di informazione occidentali tra cui anche italiani tentano di negare: i burundesi di origine tutsi sono il primo obiettivo. «Le violenze si concentrano sui quartieri e sui villaggi a maggioranza tutsi e sono perpetrati sopratutto da milizie burundesi Imbonerakure (giovani hutu sensibili alla propaganda hutu-power, base ideologica del genocidio ruandese) e dalle FDLR, i loro addestratori» afferma Andrea Spinelli Barrile in un articolo sulla situazione del Paese pubblicato sul IBTimes Italia il 12 gennaio scorso.

Il dramma burundese gira ora attorno a due fattori chiave: il riconoscimento del genocidio e la presa di coscienza che il gruppo terrorista ruandese FDLR (autore dell’Olocausto in Rwanda del 1994) è il padrone assoluto del Burundi. Il regime terrorista burundese ha come primo obiettivo quello di condurre a termine il genocidio in atto evitando l’intervento militare della Comunità Internazionale. Una offensiva mediatica senza precedenti è stata lanciata dal Consigliere della Presidenza Willy Nyamwite detto il Bakame, il Goebbles Burundese.

Il 14 gennaio la Presidenza del Burundi ha pubblicato su YouTube in video inchiesta sul genocidio. Il video si basa su presunte interviste alla popolazione. Gli intervistati di diversi distretti del Paese affermano che non esiste nessun genocidio. La maggioranza degli intervistati è tutsi. Le interviste, tutte in Kirundi, ad una attenta traduzione evidenziano la manipolazione del regime. I testimoni affermano che il genocidio è una invenzione del Belgio e del Rwanda. In Burundi ci sarebbe solo qualche disordine e violenza perpetuata da gruppi terroristici guidati dalla opposizione che vogliono rovesciare il governo democraticamente eletto. Secondo le informazioni ricevute dal Burundi, le persone sono state costrette a rilasciare dichiarazioni ‘spontanee’ sotto la minaccia di miliziani genocidari pesantemente armati. La presenza di questi miliziani sarebbe stata nascosta nel video.

Ma il colpo grosso inflitto alla Comunità Internazionale da Willy il Bakame è il finto video su presunti massacri avvenuti in un terreno di proprietà del ex presidente Pierre Nkurunziza a Karuzi, nord est della capitale Bujumbura. Il video è stato fatto pervenire a Bernard Maingam, avvocato belga che sta difendendo i militari che tentarono nel maggio 2015 di fermare la follia del regime Nkurunziza attraverso un colpo di stato. Nel video tre giovani oppositori vengono sgozzati e gettati in una fossa comune. Il brutale assassinio dei tre giovani faceva parte di un  addestramento delle Imbonerakure eseguito da dei consiglieri militari congolesi. Obiettivo trasformare i miliziani del partito in spietati serial killer. L’avvocato belga è venuto in possesso del video e delle relative informazioni grazie a dei militari hutu del partito al potere CNDD che disgustati delle atrocitá del regime avrebbero deciso di fornire al mondo intero le prove dei crimini contro l’umanitá commessi.

Maingam ha subito inviato la prova video del genocidio alle Nazioni Unite per spingerle ad intervenire nel Paese. La televisione francese France 3, considerandolo autentico, lo ha trasmesso in prima serata nella trasmissione informativa “Grand Soir 3”. Purtroppo Bernard Maingam è caduto in una trappola del servizio di contro informazione del regime gestito da Willy Nyanitwe. Il video si riferisce a delle violenze avvenute in Nigeria nel 2012. I criminali parlano il Hausa una lingua parlata in Nigeria e Niger.  La trappola è stata ben studiata. I media genocidari burundesi come Ihiriho e i media internazionali vicini al regime come Observers France24  hanno inizialmente riprodotto il video trasmesso da France3 come se concordassero sulla sua autenticità. Hanno atteso due ore e sono partiti con la smentita ufficiale.

L’intento, riuscito in pieno, era quello di screditare l’avvocato particolarmente impegnato a denunciare i crimini del regime FDLR-CNDD. Un secondo obiettivo, forse ancora più importante è di far passare le denunce di genocidio nel Paese fatte dalla opposizione come false notizie appartenenti ad un complotto regionale contro il governo democratico architettato dal Rwanda. L’avvocato belga è caduto nella trappola in buona fede peccando di ingenuità. Una ricerca sulla rete avrebbe rivelato l’origine del video. Stesso dicasi per France3.  L’avvocato Belga è stato costretto a pubblicare un comunicato stampa per difendersi che ha peggiorato la situazione. Invece di chiarire di essere stato vittima di un raggiro, ha cambiato versione affermando che il video è proiettato in Burundi dai terroristi ruandesi per educare le Imbonerakure sulle tattiche di sterminio. France3 è stata costretta a presentare pubbliche scuse al governo burundese. Il governo burundese ha emesso un comunicato stampa denunciando il falso video e associandolo ad un odioso complotto internazionale contro il Burundi.

Non è la prima volta che il regime burundese attua queste guerre di disinformazione tramite foto e video falsi o che non riguardano il Burundi. Avendo chiuso tutti i media indipendenti e impedito ai giornalisti stranieri di poter lavorare seriamente in Burundi, il regime ha il monopolio della informazione e della disinformazione. I giornalisti specializzati sulla crisi burundese sono continuamente presi di mira con false informazioni e prove costruite. Io ne ricevo almeno tre o quattro al giorno. Sono comunque prove ed informazioni facili da individuare come false se attentamente verificate. Il fervore dell’avvocato belga nel denunciare i crimini in Burundi lo ha spinto a fare questa imprudenza compromettendo la sua credibilitá dinnanzi ai media internazionali e presso le Nazioni Unite.

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