mercoledì, Settembre 29

Burundi, grandi manovre per lo scontro finale? field_506ffbaa4a8d4

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Sul fronte politico si assiste ad una offensiva diplomatica in Occidente che ruota su due figure di rilievo della Società Civile: Pierre-Claver Mbonimpa e Marguerite Barankitse. I due leader sono al di sopra di ogni sospetto. Non appartengono alla élite politica burundese e non sembrano avere la capacità di dirigere il futuro del Burundi, ma detengono altre doti molti importanti per la lotta di liberazione: credibilità internazionale e alto senso morale. Secondo osservatori politici ugandesi, Mbonimpa e Barankitse intendono posizionarsi nel post Nkurunziza come garanti morali della transizione democratica, assumendo la funzione di monitoraggio di una probabile giunta militare. Il secondo compito dei due leader civili é di creare una nuova cultura politica che contrasta nettamente con gli attuali partiti che sono ancorati su fattori etnici. Cultura politica che si ispira a quella del vicino Rwanda, dove il senso civico e il benessere comune sono le colonne portanti.

Mbonimpa e Barankitse hanno partecipato al dibattito sul Burundi presso il Parlamento Europeo organizzato dal deputato europeo Fabio Massimo Castaldo del Movimento 5 Stelle. Dal dibattito, sono scaturiti importati punti. Secondo gli esperti la crisi burundese è politica non etnica. La guerra civile e lo sterminio etnicamente orientato sono le armi utilizzate da Nkurunziza per rimanere al potere. «Tra i 87 leader politici che hanno dichiarato anticostituzionale il terzo mandato solo 3 erano tutsi. Gli altri erano hutu come Nkurunziza», fa notare Mbonimpa. Il secondo importante punto é la dichiarazione del genocidio in atto. Il fatto che non ci siano cadaveri per le strade (come nel Rwanda del 1994) non avvalla l’assenza di un piano genocidario. Il piano esiste da tempo, é attuato meticolosamente e ora colpisce esclusivamente i tutsi. Come soluzione si evidenzia la necessità di un intervento militare e di un Tribunale Speciale per il Burundi.

Maggie é ora impegnata in un tour di sensibilizzazione in Italia. Ha partecipato al convegno sul Burundi organizzato il 7 maggio a Roma presso l’Hotel Pineta Palace Via San Lino Papa, 35 dalla Associazione BILSOC (Burundi d’Italia per la Legalità e la Solidarietà) e ha esposto la situazione del Burundi presso il Parlamento Italiano. Non si hanno notizie certe su probabili incontri tra la leder della società civile burundese e l’ala progressista del Vaticano, sostenuta da Papa Francesco. Un possibile indizio sembra essere la recente presa di posizione dei Vescovi burundesi sulla illegalità del regime. Una presa di posizione che aumenta il conflitto tra Chiesa Cattolica e Nkurunziza, dopo aver perso l’appoggio, tra i suoi alleati istituzionali, anche della Comunità di Sant’Egidio, costretta al silenzio dal nuovo corso del Pontefice.

Gli sforzi di Mbonimpa, Barankitse e della Società Civile sono, però, oscurati dalle diatribe interne all’opposizione. Diatribe che vertono sul ‘Male Burundese’: divisioni etniche. I leader storici hutu si oppongono a qualsiasi soluzione post Nkurunziza che non preveda un presidente hutu. Si oppongono anche ad una giunta militare, per paura che questa li metta progressivamente in disparte favorendo la Società Civile, che si ritiene essere composta principalmente composta da tutsi. A loro volta i leader storici tutsi si oppongono ad un futuro Presidente hutu, temendo il ricrearsi delle condizioni che hanno portato alla dittatura instaurata da Nkurunziza. Queste divisioni etniche sono occultate dai parti storici burundesi, e minimizzate dinnanzi all’opinione pubblica dalla Società Civile, che spera ancora di riuscire a convincere i leader dell’opposizione a concentrarsi sulla causa comune per abbattere il dittatore e instaurare una moderna democrazia.

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