giovedì, Ottobre 21

Burundi, grandi manovre per lo scontro finale? field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – La crisi burundese, dopo un anno di drammatici avvenimenti sta diventando cronica, secondo molti esperti. Il regime genocidario rimane al potere sorretto dai suoi principali alleati: i terroristi ruandesi FDLR e la Francia. L’opposizione politica si sta frammentando su basi etniche, l’opposizione armata tarda a sferrare l’offensiva finale promessa dal dicembre 2015. Nel frattempo il genocidio continua. Dallo scorso marzo il regime ha ordinato una radicale svolta tattica nella repressione in atto contro la popolazione contraria al terzo mandato presidenziale di Pierre Nkurunziza. In accordo con la principale forza politica militare del Paese, i terroristi ruandesi FDLR, Nkurunziza ha ordinato l’orientamento etnico delle esecuzioni extra giudiziarie che ora colpiscono esclusivamente la minoranza sociale tutsi. Gli oppositori hutu continuano ad essere arrestati ma, al posto di torture ed esecuzioni, subiscono forti intimidazioni per scoraggiarli a continuare la disobbedienza civile e a rivendicare democrazia e uno Stato di diritto.

L’obiettivo è di non alienarsi la maggioranza sociale hutu convincendola a sostenere il regime. Giornalisti burundesi (in clandestinità) e fonti diplomatiche occidentali informano del sistematico sterminio di tutsi con una media stimata tra le 25 vittime al giorno. Lo sterminio avviene su tutto il territorio nazionale, ma senza la partecipazione delle masse hutu. Sono i terroristi ruandesi e i miliziani Imbonerakure ad attuarlo. Secondo fughe di notizie dal CNDD-FDD, l’Alto Comando Militare delle FDLR, a Goma (Congo), prendendo atto del mancato coinvolgimento della popolazione ha ordinato di proseguire il genocidio con il conta gocce dei tutsi utilizzando i miliziani FDLR e Imbonerakure. Una tattica che ha lo svantaggio di non potere eliminare in toto la minoranza sociale, ma ha il vantaggi di convincerla all’esilio e di non provocare un intervento armato da parte dell’Unione Africana e della Comunità Internazionale. Questa situazione di stallo sta facilitando la sopravvivenza del regime, nonostante le gravissime difficoltà economiche che sta vivendo il Paese. Il regime, grazie al supporto politico e finanziario di potenze occidentali quali Francia e Russia, e potenze africane quali Angola e Sudafrica, è riuscito a invalidare ogni iniziativa internazionale per l’invio di forze di pace, e mantenere una parvenza di ‘legittimità’.

Nonostante le critiche sulle violazioni dei diritti umani, la maggioranza delle rappresentanze diplomatiche estere (Italia compresa) continuano a riconoscere Pierre Nkurunziza come Presidente della Repubblica del Burundi. Anche la Cina, dopo la doverosa presa di distanze avvenuta nel novembre 2015 per paura di compromettersi con un genocidio, sta riprendendo i rapporti con il regime. Martedì 10 maggio l’Ambasciatore cinese in Burundi ha promesso la ripresa degli aiuti finanziari per aiutare il Governo a superare la crisi economica determinata dalle sanzioni occidentali, in cambio di un appoggio del Burundi presso le Nazioni Unite sulla questione territoriale del mare della Cina Meridionale. La mentalità pragmatica cinese, dinnanzi alla mancata caduta del regime, ha spinto Pechino a rivalutare la posizione per non perdere eventuali contratti minerari.

Nella disperata lotta per la sopravvivenza del regime non mancano le commedie. Durante la visita in Burundi, molto pubblicizzata dal regime, il neo nazista belga Luc Michel ha portato a casa un contratto di 90.000 euro per promuovere il Governo illegittimo sui media europei. Peccato che  Luc Michel non possiede visibilità mediatica di rilievo sui social media. Anche il suo sito web ha scarsa visibilità, quindi non é  in grado di promuovere adeguatamente il regime presso l’opinione pubblica in Europa. Il contratto stipulato è in pratica una truffa ai danni di Nkurunziza, che ha pagato questo avventuriero in contanti.

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