lunedì, Agosto 15

Burundi: giallo africano sui generali ribelli arrestati in Tanzania Ntiranybagira e Nshimirimana sono stati arrestati durante una loro visita segreta nel Paese dagli obiettivi ancora poco chiari

0
1 2


La lotta intestina tra i falchi del CCM e il Presidente Magufili coinvolge anche il destino di 240.000 profughi burundesi presenti in Tanzania. Lo scorso agosto i falchi del CCM sono riusciti ad imporre un accordo con il regime del Burundi (da loro considerato legale) che prevede il ritorno dei rifugiati burundesi. Tra agosto e settembre 300 rifugiati burundesi sono stati rimpatriati e altri 12.000 sarebbero in procinto di subire la stessa sorte. Il rimpatrio è avvenuto con la collaborazione del Alto Commisariato ONU per i Profughi UNHCR che ha ricevuto l’incarico dal governo di Dodoma di gestire i rimpatri.

Secondo la versione ufficiale, i rimpatri avverrebbero su forma volontaria e i rifugiati sarebbero assistiti economicamente. Diversa realtà viene denunciata dai profughi. Molti di essi affermano che sono da mesi minacciati da infiltrati appartenenti ai servizi segreti burundesi e alla milizia genocidaria Imbonerakure. Secondo queste denunce la maggior parte dei rimpatri che hanno coinvolto 300 rifugiati sono avvenute nella regione nord ovest di Kigoma. I rifugiati sarebbero stati costretti con la forza dalla polizia tanzaniana a salire su autobus messi a disposizione dalle autorità regionali con destinazione Burundi. Il governo tanzaniano e UNHCR non confermano né smentiscono tali accuse.

Il regime di Nkurunziza ha fatto del ritorno dei profughi uno tra le principali obiettivi politici a medio termine. Due i risultati che il regime spera di ottenere. Il primo è quello di dimostrare alla comunità internazionale che la situazione politica in Burundi sia migliorata e vi siano le condizioni per il ritorno dei rifugiati dal Congo, Rwanda, Tanzania e Uganda. Il secondo è quello di innescare forti conflitti etnici tra i rifugiati, prevalentemente tutsi, e i contadini hutu.

Nel 2016 il governo ha incoraggiato i contadini hutu ad occupare terre e impossessarsi delle proprietà dei cittadini burundesi fuggiti per salvarsi la vita essendo stati inseriti nelle liste della morte redatte dalle Imbonerakure sotto regia dei terroristi ruandesi FLDR e assenso del dittatore Nkurunziza. Il regime razial nazista di Bujumbura spera che il ritorno di questi rifugiati inneschi pericolose rivalità tra i contadini hutu che si sono appropriati dei beni e gli originali proprietari che intendano rivendicare le loro proprietà. Questi conflitti, se abilmente sfruttati dalla propaganda HutuPower, potrebbero creare le basi di un supporto popolare per attuare la soluzione finale contro la minoranza sociale tutsi in Burundi.

Un supporto popolare che il regime sta cercando fin dal novembre 2015 senza registrare le adesioni sperate. E’ proprio il mancato sostegno delle masse contadine hutu burundesi che fino ad ora non ha permesso di attuare i piani genocidari di cui scoperta è costata la vita a tre suore italiane nel settembre 2014. Un pericolo per molto tempo ridicolizzato da noti negazionisti occidentali, tra cui anche una  italiana con laurea in scienze politiche conseguita presso l’università di Parigi, oggetto di calunnie da parte di penne del regime burundese che operano dall’Europa e ignorato dalla comunità internazionale .

A causa del drammatico evolversi degli eventi, ora il rischio di genocidio è preso in seria considerazione dalle Nazioni Unite e dalla Unione Europea che una settimana fa ha prolungato per tutto il 2018 le sanzioni contro il regime di Bujumbura. Un mese fa la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto sui crimini contro l’umanità e rischio di genocidio richiedendo l’apertura di una inchiesta giudiziaria presso la Corte Penale Internazionale.

L’obiettivo di far rientrare i profughi dai vicini Paesi per creare i conflitti sociali legati alla terra si tenta di raggiungerlo con intimidazioni, minacce e accordi segreti con governi regionali compiacenti o fazioni politiche filo HutuPower presenti in alcuni governi, come nel caso della  Tanzania. L’orrenda strage dei profughi burundesi avvenuta a Kamanyola nel Sud Kivu, Congo è la pagina piú ignobile e vergognosa di questo piano genocidario. Una strage che si aggiunge agli altri crimini contro l’umanità a cui i gerarchi del CNDD-FDD, Pierre Nkurunziza e i loro alleati terroristici ruandesi dovranno prima o poi rispondere dinnanzi al popolo burundese e alla giustizia internazionale.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->