lunedì, Maggio 17

Burundi: Francia blocca contingente di pace OAU

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La decisione presa dall’Unione Africana (OAU) nel 2015 di mandare in Burundi un contingente militare per fermare il genocidio in atto è stata bloccata per la seconda volta durante le consultazioni dei Capi di Stato avvenute all’interno del 26esimo Summit dal 29 al 31 gennaio. Il settimanale anglofono ‘The East African‘, di proprietà del magnate indiano Aka Khan, rivela una intensa attività di lobby attuata da potenze regionali e occidentali per convincere molti Capi di Stato a schierarsi contro la decisione dell’invio delle truppe.
Senza citare alcun Paese, il settimanale afferma che l’opposizione è giunta dalla maggioranza dei Paesi francofoni dell’Africa Occidentale e dell’Africa Centrale. Con sovranità politica limitata e sovranità economica negata, i Paesi africani di lingua francofona sono, di fatto, delle colonie francesi che Parigi utilizza per sostenere l’economia in madrepatria. Circa il 40% dell’economia francese proviene dalle materie prime e delle riserve di valuta pregiata delle colonie africane utilizzate anche per bloccare il processo di rafforzamento della Unione Africana come entità politica internazionale e la sua coesione interna tesa all’integrazione continentale (frontiere, politica estera, esercito, finanze, moneta) legata al progetto proposto dal defunto Colonnello Muammar Gheddafi di creare gli USA – United States of Africa.

I Paesi francofoni hanno, con questa decisione, rafforzato la posizione del regime illegalmente al potere, il FDLR-CNDD, assicurando la riconferma  del Burundi all’interno del Consiglio di Sicurezza e Pace dell’Unione Africana. Anche altri Paesi africani, di sfera anglofona o portoghese, hanno supportato il regime del ex Presidente Pierre Nkurunziza tra i quali: Angola, Egitto, Zimbabwe, Guinea Equatoriale. Il Presidente sudafricano Jacob Zuma ha incontrato in segreto Nkurunziza prima di giungere al Summit, ad Addis Abeba, Etiopia. Zuma avrebbe assicurato Nkurunziza il supporto politico storicamente concesso dal Sud Africa di Nelson Mandela alla causa di emancipazione hutu nella regione. Il Sudafrica post apartheid ha, fin dai primi anni di potere  -fine anni Novanta- sostenuto la promozione etnica dei bantu nel Continente sulla falsa riga del sostegno offerto dal CCM, il partito al potere dall’indipendenza in Tanzania.

Il supporto sudafricano alla causa bantu ha costretto i vari governi di Pretoria (Mandela, Mbeki e Zuma) a dimostrarsi assai clementi nei confronti delle ideologie più estremiste che orbitano attorno all’ideologia bantu, compresa quella genocidaria del Hutu Power. In Sudafrica sono presenti leader della opposizione composti da ex quadri militari e dei servizi segreti ruandesi che hanno disertato, rifugiandosi in Sudafrica ed ottenendo lo statuto di rifugiato politico. Tra Kigali e Pretoria non è ancora risolta la guerra fredda creatasi a causa dell’appoggio sudafricano a questi leader dell’opposizione. Il Rwanda è stato a più riprese accusato di essere il mandante degli omicidi politici avvenuti in Sudafrica contro l’opposizione ruandese in esilio, mentre Pretoria è accusata di favorire il tentativo promosso dal gruppo terroristico ruandese FDLR (autore del genocidio ruandese e attualmente al potere in Burundi) di creare una unione dei partiti d’opposizione in esilio capace di creare una seria minaccia politica militare diretta contro il Governo del presidente Paul Kagame.

La decisione di non inviare truppe africane in Burundi compromette la credibilità e l’indipendenza politica della Unione Africana. Il dibattito ha evidenziato l’esistenza di forti pressioni occidentali in grado di influenzare le scelte politiche della organizzazione che dovrebbe essere la struttura di base per la trasformazione del continente nel quarto blocco economico mondiale. Gli abusi di potere, le violazioni dei diritti umani e il concetto di presidenza a vita adottati come metodi per la conservazione ad oltranza del potere da alcune potenze africane, quali Angola, Egitto, Guinea Equatoriale e Zimbabwe, hanno facilitato il compito della diplomazia sotterranea di Parigi.

Il dibattito si è concluso senza la prevista votazione degli Stati Membri. Viene riconfermata come necessaria l’approvazione del Governo burundese sulla presenza di truppe africane nel Paese offrendo al regime una parvenza di legalità che non possiede visto che ha mantenuto il potere con la forza, organizzato elezioni farsa, distrutto l’opposizione e la società civile ed attuato un genocidio progressivo mirante allo sterminio o alla epurazione etnica della minoranza tutsi in Burundi.

L’argomento tabù del genocidio in Burundi è stato trattato senza termini da giornalisti francesi e africani in una trasmissione radiofonica di ‘Radio France International‘, il primo media occidentale a rompere il silenzio sul genocidio compiuto in Burundi dal regime FDLR-CNDD. La denuncia del genocidio sta trovando visibilità sui media internazionali compresi quelli arabi.

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