mercoledì, Settembre 22

Burundi: fosse comuni sparse nel Paese? field_506ffbaa4a8d4

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In varie località del Paese sono state scoperte fosse comuni allestite dalle milizie del regime illegittimo in collaborazione con i terroristi ruandesi FDLR. Alcune località sono state identificate: Bugarama, Mutimbuzi, Kikuza, Isare e Gihosha, queste ultime due località rientranti nel comune di Bujumbura, la capitale. «»Un giorno ho visto un pick up della polizia gettare in fosse scavate in senso orizzontale otto cadaveri. Il giorno seguente un altro pick up della polizia ha gettato nelle fosse i cadaveri di dieci persone»: questa la denuncia riportata ai media burundesi di un testimone oculare protetto dal anonimato. Non è ancora noto il numero di cadaveri gettati in queste fosse comuni sparse nel Paese, anche se si presuppone sia elevato. A denunciarlo è l’opposizione democratica, tra cui Tatien Sibomana, il portavoce di una fazione del partito Uprona. Sibomana lancia un appello alle famiglie delle vittime per recensire i caduti, promettendo di sottoporre le prove alle organizzazioni burundesi e internazionali in difesa dei diritti umani, che al momento rimangono caute nel pronunciarsi in attesa di prove.

L’accusa di aver creato fosse comuni è stata lanciata anche dal sito di informazione ARIB (Associazione di Riflessione e di Informazione sul Burundi), una Onlus fondata in Belgio nel febbraio 1995 con l’obiettivo di promuovere un’informazione indipendente e una società inter-etnica fondata sui valori democratici e di pace. Secondo quanto riportato da ARIB, una o due fosse comuni nel comune di Bujumbura si troverebbero nelle prossimità del bar ‘Iwabo w’abantu‘, appartenente al Generale Adolphe Nshimirimana sospettato di essere uno dei mandanti del omicidio di Stato delle tre suore italiane avvenute nel settembre 2014. Il Generale Nshimirimana, un duro del HutuPower, fautore della soluzione finale contro la minoranza tutsi e mente della repressione militare del regime, è stato giustiziato da un gruppo armato dell’opposizione il 2 agosto 2015. La maggioranza delle fosse comuni si troverebbero nelle località all’interno del Paese dove si sono registrati i maggiori casi di violenza avvenuti tra il 5 e il 7 novembre scorsi durante il tentativo fallito di iniziare a ‘lavorare’, attuando il genocidio. Un progetto criminale che non è stato realizzato grazie al netto rifiuto delle masse hutu delle campagne, che non hanno dato ascolto alla propaganda genocidaria degli emissari del regime e dei terroristi ruandesi inviati nelle campagne a convincerli.

Il fallimento del genocidio viene spiegato da Bob Kabamba e Emmanuel Klimis, rispettivamente professore di politica africana e ricercatore presso l’Università di Saint-Louis di Bruxelles, in una intervista rilasciata alla ‘Radio Televisione Nazionale’ belga. Secondo gli intervistati esiste una chiara strategia del regime di spostare lo scontro dal piano politico a quello etnico attraverso un genocidio, cercando l’appoggio dei contadini per mantenersi al potere.  I progetti genocidari non prenderebbero unicamente di mira la minoranza tutsi, ma anche gli oppositori hutu e chiunque si opponga a Nkurunziza. Secondo gli esperti africani intervistati, i piani di sterminio andrebbero al di là della questione etnica e l’obiettivo sarebbe quello di eliminare chiunque si opponga alla CNDD-FDD. Il piano non sarebbe attuabile in quanto l’antagonismo tra hutu e tutsi in Burundi è ora attenuato. Totalmente scomparso tra la diaspora burundese che vive nei Paesi occidentali.

Seppur veritiere queste distinzioni non eliminerebbero il rischio di genocidio ancora latente nonostante il primo fallimento sul campo. Questo quanto afferma Charles Nditije, Presidente del partito UPRONA: «I discorsi genocidari pronunciati indicano l’intenzione di uccidere gli oppositori, che siano hutu e tutsi». Le testimonianze ricevute e vari media indipendenti sottolineano che all’interno di questo piano genocidario rimane forte la componente etnica, in quanto i terroristi ruandesi e i miliziani burundesi prendono particolarmente di mira gli oppositori di origine tutsi.

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