lunedì, Giugno 21

Burundi: è guerra di liberazione

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L’appoggio delle masse contadine non può essere in grado di fermare un’offensiva militare organizzata da professionisti ben armati, ma potrebbe rappresentare un fattore d’instabilità permanente e di reclutamento per una guerriglia da opporre ad un futuro Governo democratico. Un piano zeppo di forti incognite, in quanto le guerriglie costano e occorre trovare alleati politici e finanziatori che, al momento, il regime razial nazista sembra non disporre.

L’ultimo fatale errore commesso dal regime è stato l’avvio di azioni genocidarie attuate per due giorni di seguito dai terroristi ruandesi FDLR, con divise della Polizia presso i quartieri della capitale di Cibitoke e Mutakura.
Le azioni militari contro i civili nei due quartieri sono state selettive: le vittime unicamente tutsi. Durante l’azione militare di Mutakura cinque adolescenti tutsi sono stati prelevati con la forza da una abitazione e selvaggiamente abbattuti davanti casa dalle FDLR, come monito della sorte destinata alla minoranza tutsi burundese. La crudeltà dell’atto criminale ha fatto insorgere la popolazione della capitale. Tutti hanno condannato il regime per perseverare con cinica premeditazione il massacro di civili inermi.

A nulla è servito far ritrovare nella casa dei giovani abbattuti come cani, un arsenale di guerra (portato dalle stesse FDLR) come prova che fossero in realtà dei pericolosissimi terroristi. Il più anziano delle vittime aveva 17 anni.  Le immagini del massacro di Mutakura hanno fatto il giro del mondo creando sdegno tra l’opinione pubblica internazionale, e hanno rappresentato una conferma che il regime va rimosso con l’uso della forza.

Al momento non si hanno particolari sulla capacità di resistenza delle forze lealiste, nè se l’offensiva militare delle forze di ribellione stia raggiungendo i risultati sperati, essendo i combattimenti ancora in corso.
È un drammatico gioco alla roulette russa.
Se l’offensiva dovesse fallire, i massacri etnici sui civili sarebbero garantiti come segno di rappresaglia. L’unico dato certo è che il Paese è entrato nella fase finale: lo scontro aperto dove non c’è più spazio per negoziati e soluzioni pacifiche. La speranza e che le forze democratiche possano prevalere in tempi brevi per evitare una lunga guerra civile abbinata ad un genocidio.

Un Governo transitorio sarebbe già pronto: una giunta militare che rispetta in pieno gli equilibri hutu/tutsi previsti dagli accordi di Arusha (2000), con il compito di ricostruire il tessuto sociale, economico, militare e giuridico del Paese per avviarlo a libere elezioni.
La giunta militare potrebbe avere un lungo mandato per assolvere ai suoi compiti e raggiungere gli obiettivi, facilitati dal ripristino degli aiuti economici e dell’assistenza internazionale, in quanto, sia l’Occidente che le potenze emergenti Euro Asiatiche non vedono l’ora di ripristinare gli affari in un clima di stabilità e rispetto dei diritti umani, unica garanzia per lo sviluppo economico e per i grandi investimenti concentrati sulle miniere di nichel (6% delle riserve mondiali) e sugli incredibili giacimenti petroliferi che giacciono sul fondo del Lago Tanganika. Per una volta gli interessi economici e minerari giocano un ruolo positivo in una crisi africana.

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