lunedì, Giugno 21

Burundi: è guerra di liberazione

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L’incontro, avvenuto martedì 8 dicembre, è stato un disastro. Dopo sei ore l’Unione Europea ha deciso di non continuare oltre in quanto le spiegazioni offerte dalla delegazione burundese «non permettono di  chiarire le mancanze agli obblighi essenziali del partenariato firmato con il Burundi», recita il comunicato stampa emesso dalla UE.
In sintesi la delegazione burundese ha negato ogni violazione dei diritti umani, di aver tentato un genocidio, di compiere massacri etnici e di aver mancato il rispetto degli accordi di pace di Arusha (2000). Sono stati negati anche gli incitamenti al genocidio, pronunciati dalle massime cariche dello Stato e resi pubblici all’inizio di novembre.

L’assurdità degli argomenti presentati dalla delegazione burundese, la negazione dell’evidenza e i duri attacchi di Louis Michel hanno portato i rappresentanti della Unione Europea a comprendere una realtà già evidente da almeno sei mesi: non c’è nessuna possibilità di dialogo con un Governo gestito da pazzi sanguinari ed autoreferenziali. Nemmeno l’appello ad un dialogo con l’opposizione ha trovato «sincero ascolto da parte della delegazione burundese» afferma il comunicato stampa della UE. Dopo aver concluso prematuramente gli incontri, l’Unione Europea ha annunciato che verranno studiate «delle misure restrittive alle attività di cooperazione economica in corso limitandole solo alle azioni di sostegno diretto della popolazione» che tradotto in parole povere significa niente più soldi al Governo burundese.

L’incontro di Bruxelles è stato classificato da vari esperti africani come una trappola tesa al Governo burundese con il chiaro obiettivo di delegittimarlo. Un passaggio diplomatico necessario al fine di creare i presupposti per una soluzione militare. Soluzione preannunciata da dichiarazioni più o meno esplicite di autorevoli attori internazionali. «Non possiamo mettere sullo stesso piano un Governo genocidario e un’opposizione che cerca di difendersi con le armi. Occorre abbattere il Governo burundese» ha sentenziato Louis Michel, il consigliere del Parlamento Europeo per l’Africa esperto del Burundi da oltre venti anni.

Il comunicato stampa emesso da Linda Thomas-Greenfiled, Assistente del Segretariato di Stato americano, rimprovera la lenta e contraddittoria preparazione degli accordi di pace a Kampala chiedendo al Presidente ugandese Yoweri Museveni di accelerare i preparativi o di abdicare dal ruolo di mediatore. I messaggi più significativi del comunicato erano l’accenno alla preparazione militare offerta dal Governo ruandese ai giovani burundesi rifugiati in Rwanda e l’invito esplicito al Presidente Paul Kagame di essere più «pro attivo» nella soluzione della crisi in Burundi.
Evidentemente il comunicato rifletteva accordi presi in precedenza.
Il ruolopro attivodel Rwanda si concretizzerebbe nell’organizzazione e nel coordinmento della soluzione militare per attuare un radicale e necessario cambiamento di regime in Burundi, nell’interesse della popolazione e della stabilità economica e sociale della Regione dei Grandi Laghi.

Secondo nostre fonti interne all’opposizione burundese, nelle forze di liberazione si registrerebbe la presenza di corpi d’élite ruandesi e di consiglieri militari americani. Il Belgio sarebbe una delle principali fonti di approvvigionamento di armi via Rwanda. Coinvolta anche la Norvegia, da dove sarebbero partiti varie decine di soldati d’élite dell’Esercito norvegese di origine burundese per raggiungere (ufficialmente a titolo personale) la guerriglia di liberazione nel loro Paese.
Norvegia e Belgio avrebbero anche facilitato il reclutamento di centinaia di volontari della diaspora burundese in Europa (hutu e tutsi) desiderosi di liberare il Burundi. Sarebbero stati inviati in Rwanda per ricevere adeguato addestramento militare prima di entrare in azione nel loro Paese.

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