mercoledì, Giugno 23

Burundi: è guerra di liberazione

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L’ultima possibilità di una via d’uscita onorevole e di evitare il bagno di sangue è stata offerta dall’Unione Africana che ha inviato il Presidente del Benin, Yayi Boni, per accellerare l’avvio dei negoziati. Boni doveva incontrare Nkurunziza a Bujumbura lunedì 7 dicembre. L’incontro non è avvenuto in quanto il regime non ha permesso al Presidente del Beni di atterrare.
Contemporaneamente al sistematico boicottaggio delle offerte di pace, il regime ha aumentato la repressione canalizzandola verso lo sterminio etnico (10 oppositori tutsi uccisi per ogni oppositore hutu eliminato), e tentando una campagna mediatica per negare il genocidio in atto trasformandolo in un conflitto tra fazioni politiche. La campagna intendeva far credere che l’opposizione armata avesse al suo interno anche infiltrazioni terroristiche islamiche dell’ISIS. Creare finti partiti di opposizione che accettassero i colloqui di pace farsa orchestrati dal Governo. Orchestrare simboliche liberazioni di prigionieri politici o presunti tali. Attuare i massacri etnici con maggior discrezione. Cercare finanziatori internazionali alternativi all’Occidente.

Questa campagna mistificatoria è stata direttamente o indirettamente appoggiata da un minuscolo gruppuscolo di ‘intellettuali’ occidentali che hanno pubblicato alcuni articoli revisionisti che convergevano sulle identiche tesi del regime razial nazista: nessun proposito genocidario, scontro politico, opposizione violenta. Questi articoli revisionisti pubblicati su rari siti d’informazione occidentale, sono stati utilizzati dalla stampa di regime per convalidare le fantasiose tesi del Governo illegittimo. I grandi media internazionali hanno deliberatamente scelto di non riprendere questi articoli, nè di citarli per non offrire argomenti al regime.

Il Governo ha fatto di tutto per non partecipare ai colloqui a Bruxelles inseriti nel contesto degli accordi economici di Cotonou. Il primo appuntamento è stato disatteso dal ex Presidente Pierre Nkurunziza. Temeva che fosse una trappola per attirarlo fuori dal Paese ed attuare un colpo di Stato in sua assenza. Timori che potrebbero essere stati non infondati, sussurrano alcuni osservatori regionali.
Il secondo tentativo è stato quello di dichiarare l’impossibilità finanziaria di sostenere le spese di viaggio e soggiorno della delegazione governativa delegata da Nkurunziza. L’Unione Europea si è offerta immediatamente di sostenere le spese per togliere al regime ogni scusa. Ha messo a disposizione un budget calcolato al centesimo di euro per evitare che i delegati burundesi cogliessero l’occasione per farsi una vacanza e dello shopping natalizio nella capitale europea. Il costo è stato di 28.000 euro per coprire le spese dei 14 inviati da Nkurunziza capitanati dal Consigliere Presidenziale Willy Nyamitwe, la faccia pulita del regime.

L’incontro doveva durare 120 giorni con una prima seduta di lavori di una settimana. Oggetto dell’incontro: verificare il rispetto da parte del Governo burundese dei requisiti di base previsti nel articolo 9 comma 2 dell’accordo di Cotonou. Diritti umani, principi democratici e Stato di Diritto. Una situazione insostenibile per il regime visto i precedenti. Propaganda all’odio etnico, chiusura di tutti i media indipendenti, esecuzioni extra giudiziarie di leader dell’opposizione e della società civile. Massacri sistematici della popolazione presso la capitale come in altre città e località del Paese. Incitamento al genocidio. Tentativo di genocidio (05 – 07 novembre 2015).

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