sabato, Ottobre 23

Burundi: domani si vota, il 2034 è l’ obiettivo di Nkurunziza Un referendum costituzionale che prevede emendamenti agli articoli della Costituzione che, se approvati, consentirebbero al Presidente Nkurunziza di prolungare la sua permanenza al potere

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Nel 2017 questo complotto si stava delineando e sono state proprio le FDLR a impedirlo. Anche chi si oppone apertamente a Nkurunziza, come il Generale Bunyoni, ha dovuto mettersi sotto l’ala protettrice delle FDRL, cercando di apparire un interlocutore politico migliore rispetto a Nkurunziza. Sempre nel 2017 le FDLR avrebbero sventato un tentativo del Ruanda di appoggiare il Generale Bunyoni per attuare un colpo di Stato e rovesciare Nkurunziza. Una volta compreso che le FDLR di fatto controllano il numero due del CNDD-FDD il governo di Kigali avrebbe abbandonato il piano.

Nonostante la presenza delle FDLR, le divergenze interne al CNDD-FDD stanno aumentando. Molti vedono le FDLR come degli usurpatori stranieri e per lo più ruandesi e non accettano di buon grado il ruolo di semplici vassalli. Storicamente il Burundi e il Ruanda sono stati in aperte situazioni di conflittualità anche sotto i vari regni Tutsi. Il massacro a Ruhagarika sarebbe stato ideato per serrare i ranghi e per far comprendere agli oppositori interni che il dittatore detiene ancora il potere. Il massacro della famiglia del Caporale Mutwa, un chiaro avvertimento a loro rivolto.

Un potere che inizia a traballare sempre di più per via della presenza delle FDLR e del loro progressivo controllo del Paese. Il Ruanda sta cercando di convince gli alleati regionali e internazionali della necessità di un intervento militare contro il Burundi prima che giunga l’irreparabile. L’ideologia nazista delle FDLR sta aumentando in modo esponenziale la possibilità di un genocidio e di una invasione del Ruanda. Il fine ultimo dei terroristi ruandesi non è quello di controllare il Burundi ma di riconquistare il potere perduto a Kigali e terminare il lavoro sospeso da 24 anni.

Il lavoro diplomatico del Ruanda sembra dare i primi frutti. Di fatto Kigali è sempre stato in grado di rivitalizzare in un qualsiasi momento i gruppi armati burundesi quali FOREBU e RED Tabara e lanciare l’attacco al regime di Nkurunziza. Quello che manca è il consenso regionale e internazionale. L’Uganda ha sempre mantenuto una posizione ambigua sulla crisi burundese. Da una parte Kampala è vincolata nel patto di mutuo soccorso tra Hima (tutsi), dall’altra intravvede il regime di Bujumbura come un contrappeso al Ruanda. Seppur Paul Kagame e il Fronte Patriottico Ruandese sono le creature del Presidente Yoweri Kaguta Museveni e del National Resistence Army, i ruandesi negli ultimi vent’anni hanno acquisito maggior esperienza, serietà e rispetto per imporsi come prima potenza militare della regione. Un governo ostile in Burundi tiene di fatto calmi i ruandesi e rinvia la competizione politica ed economica con l’Uganda per il dominio dei Grandi Laghi.

L’astuto Kagame, al comando dell’Unione Africana, ha fatto indirizzare una lettera ufficiale al suo padrino Museveni chiedendogli di riattivare energicamente il suo ruolo di mediatore nella crisi burundese. In un sofisticato linguaggio diplomatico Kagame chiede al Padrino, attraverso l’Unione Africana, di intervenire per abbattere il regime di Nkurunziza e delle FDLR o, per lo meno, di permettere che qualche altro ci pensi. I recenti avvertimenti al regime da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea sono un altro successo di Kagame. La presenza delle FDLR e il rafforzamento di una milizia paramilitare genocidaria: le Imbonerakure, stanno spostando progressivamente le posizioni di Washington e Bruxelles da tentativi di risolvere politicamente la crisi alla soluzione militare, l’unica di fatto plausibile e praticabile dinnanzi alla natura del regime di Bujumbura, come ha sempre sostenuto il Belgio. Questo nuovo atteggiamento americano ed europeo è strettamente legato alla chiusura in Burundi della BBC e Voice Of America, chiaro atto di rappresaglia.

Anche sul fronte interno il regime si trova in difficoltà. Dopo essersi inutilmente presentato come l’unico baluardo del popolo Hutu contro lo strapotere regionale degli Hima, arrivando a lanciare anche appelli al genocidio, come nel novembre 2015, mai raccolti, Nkurunziza sta osservando con orrore che le masse popolari hutu si stanno progressivamente rivoltando guidati dall’ala politica del FNL che si sta rafforzando. Nelle scorse settimane la campagna del FNL contro il referendum: “Tora Oya” (Vota No) sta raccogliendo centinaia di migliaia di cittadini hutu che manifestano sfidando le milizie hutu Imbonerakure e i terroristi ruandesi.

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