sabato, Maggio 15

Burundi: cosa dice il rapporto ONU Pubblichiamo un estratto del rapporto che si concentra sul periodo repressivo più intenso: dicembre 2015-gennaio 2016

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Decessi durante la detenzione

La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha constatato numerosi casi di decesso avvenuti durante la detenzione di cittadini burundesi presso le strutture dei servizi segreti Service National de Rassegnement SNR. Una persona detenuta presso il SNR nel 2016 testimonia come segue: «Una sera sono stato condotto in una stanza dove giacevano due cadaveri. Le vittime erano due uomini. Uno sui 35 anni e uno sui 20. Un agente segreto indicando i cadaveri mi ha minacciato affermando che avrei seguito la stessa sorte». La Commissione ha raccolto informazioni su trasferimenti sospetti di detenuti durante la notte. Vi sono sospetti che tali detenuti siano stati trasferiti in località segrete per essere giustiziati.

Sospetti confermati da una testimonianza di un sopravvissuto. «Alle tre del mattino siamo stati prelevati dalla prigione da dei miliziani Imbonerakure che ci hanno portato in un campo militare vicino a Bujumbura. Siamo giunti nel campo militare in 30 ma solo 5 di noi, io compreso, sono stati riportati in cella. Gli altri sono stati uccisi con un colpo alla testa». Numerosi altri testimoni tra i detenuti sopravvissuti alla SNR affermano che durante le ore notturne gli agenti segreti e la polizia prelevavano i prigionieri politici per trasferirli in località sconosciute per interrogarli. Tutti i prigionieri trasferiti non sono mai ritornati alle loro celle e tutt’ora i familiari non hanno notizie della loro sorte.

Diversi testimoni indicano la foresta di Rukoko, vicino al fiume Rusizi trasformata dagli agenti SNR, polizia e miliziani Imbonerakure in un macello. I rari sopravvissuti che sono riusciti a scappare affermano che i detenuti venivano portati in gruppi di 20 e uccisi lungo le rive della Rusizi o nella foresta di Rukoko. Venivano legati e uccisi con un colpo di coltello al collo.

Centinaia di corpi ritrovati nel Paese

Dall’aprile 2015 fino ai giorni nostri lungo le vie delle città, le campagne e fiumi sono stati ritrovati centinaia di corpi senza via. Alcuni anche nel Lago Tanganika. Tutti i corpi ritrovati riportavano evidenti segni di esecuzione ma le autorità hanno ordinato l`immediata sepoltura senza procedere alla loro identificazione, autopsia e senza aprire indagini giudiziarie. Vari di questi corpi sono stati identificati da testimoni come persone che si erano opposte al regime. Il ritrovamento di corpi è divenuta una costante giornaliera.

Fosse comuni

La Commissione di Inchiesta ha raccolto prove sulla esistenza di fosse comuni presso i cimiteri di Kanyosha e Mpanda. Sono state raccolte anche testimonianze sul reclutamento di mano d`opera occasionale da parte della autorità burundesi per seppellire decine di corpi. «Il 12 dicembre 2015 sono stato reclutato assieme ad altre persone per seppellire dei corpi. Ci hanno trasportato su dei furgoncini di proprietà del Comune di Bujumbura che seguivano tre camionette stracolme di corpi. Siamo arrivati presso il  cimitero di Kanyosha e li abbiamo seppelliti sotto la supervisione della polizia che dopo ci ha pagato», testimonianza di un profugo burundese.

Milizie Imbonerakure utilizzate in operazioni di polizia e eccidi di civili

La Commissione d’inchiesta ha raccolto diverse testimonianze sull’utilizzo da parte della autorità burundesi delle milizie Imbonerakure in operazioni di polizia e attacchi ai civili. In tutti gli attacchi ad abitazioni private i miliziani indossavano i segni distintivi delle Imbonerakure. Tutte le denunce alla polizia sono state sistematicamente ignorate. In molti casi i cittadini che hanno sporto denuncia sono stati successivamente vittime di esecuzioni extra giudiziarie attuate dalle Imbonerakure. E` evidente che le autorità burundesi forniscono ai miliziani le identità di chi porge denuncia.

Metodi di tortura

La Commissione di Inchiesta ha constatato i seguenti metodi di tortura adottati da polizia, esercito e agenti SNR.

  1. Percosse con file elettrici, bastoni chiodati, cinture, spranghe di ferro, bastoni e altri oggetti contundenti.
  2. Percosse ripetute ai piedi dei detenuti.
  3. Detenuti legati, fatti sdraiare a terra e percossi con gli stivali militari da diverse persone.
  4. Getti violenti di acqua fredda contro i detenuti.
  5. Detenuti costretti a inginocchiarsi su pavimenti pieni di pezzi di vetro o pietre aguzze.
  6. Utilizzo di pinze per strappare le unghie.
  7. Ferite su varie parti del corpo inferte a baionette, coltelli e bottiglie rotte.
  8. Utilizzo di ferri da stiro roventi sui detenuti.
  9. Estrazione dei denti dei detenuti.
  10. Gettare addosso ai detenuti nudi liquidi bollenti o costringerli a bere tali liquidi.
  11. Infilare lunghi aghi nel corpo delle vittime.
  12. Sodomizzare le vittime con bastoni, spranghe di ferro o baionette.
  13. Costringere i detenuti a pisciare o defecare reciprocamente in bocca.
  14. Castrare i detenuti o tagliarli il pene.

Violenze sessuali

Secondo le testimonianze raccolte dalla Commissione di Inchiesta si è potuto constatare il sistematico utilizzo di violenze sessuali da parte degli agenti SNR, polizia, militari e miliziani Imbonerakure contro cittadini sospettati di opporsi al regime o loro parenti. Stesso trattamento è stato riservato ad attiviste della società civile, dei diritti umani e donne membri di partiti di opposizione. Numerosi stupri sono avvenuti dopo l’esecuzione di mariti, figli e genitori delle donne prese di mira. Le donne sono state spesso vittime di gangbang (stupri collettivi), doppie penetrazioni, introduzione di oggetti contundenti nella vagina e nel ano. Anche dei giovani, adolescenti e uomini sono stati direttamente sodomizzati da diversi aguzzini o subito la penetrazione di oggetti contundenti nel ano.

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