martedì, Maggio 18

Burundi, contrattacco Presidenziale

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Dall’ ordine diramato dal Ministro della Difesa, Generale Pontien Gaciyubwenge di confiscare le armi ai civili neutralizzando così la milizia genocidaria privata del presidente Pierre Nkurunziza, il Paese sta vivendo nella più assoluta incertezza. Il fronte dei golpisti stenta a sferrare il colpo decisivo che assicuri la vittoria.  Il ritiro delle armi ai miliziani Imbonerakure ha avuto successo solo nella capitale, Bujumbura. Nelle altre città l’operazione sembra aver trovato resistenza e passività da parte delle forze dell’ordine di mettere in pratica gli ordini ricevuti dal Ministro della Difesa nonostante la minaccia della Corte Marziale. Si ha la netta sensazione che la fazione golpista, intenzionata a restaurare la democrazia, stia vacillando al suo interno, forse non trovando il pieno appoggio tra tutti i Generali e Colonnelli.

L’ex capo dei servizi segreti, il Generale Adolphe Nshimirimana, mandante dell’uccisione delle tre suore italiane avvenuta a Bujumbura nel settembre 2014, ha compattato l’Intelligence in difesa del presidente e starebbe influenzando alcuni reparti dell’esercito convincendoli a non appoggiare il golpe. Il Generale Nshimirimana è stato posto dal presidente a capo della coordinazione delle milizie Imbonerakure e dei terroristi ruandesi del FDLR che hanno giurato fedeltà all’attuale governo. Il Generale, famoso per il suo cieco odio contro la minoranza tutsi, sta raggruppando le forze rimaste fedeli a Nkurunziza. Colonne di miliziani Imbonerakure si stanno organizzando all’interno del Paese con l’obiettivo di giungere in massa e armati nella capitale, Bujumbura, per fare una manifestazione a favore del presidente e recuperare le armi confiscate ai loro camerati. Nella provincia di Bubanza 1.500 miliziani Imbonerakure avrebbero già ricevuto l’ordine di attaccare e massacrare i civili. Al momento sono solo in attesa della conferma da parte del presidente.

Nelle province di Cibitoke e Kayanza gli Imbonerakure e un’altra milizia genocidaria minore, i Kiliba Ondes, sono ben armati e posizionati nelle montagne di Kibira. Anche i terroristi ruandesi FDLR si sono attivati nelle località da loro controllate nel nord del Paese: Rukambasi, Buyengero, Burambi, nelle province di Bururi e Nyanza Lac e nelle foreste del Parco di Ruvubu. Colonne armate di terroristi FDLR stanno oltrepassando la zona frontaliera tra Burundi e Congo della Rusizi infiltrandosi nelle provincie di Bubanza e Kayanza, pronti ad attaccare la capitale.

Secondo le rivelazioni fatte dal Colonnello Didier Nyambariza di cui il sito di informazione Bujumbura News ha pubblicato una registrazione audio,  il presidente Nkurunziza avrebbe intenzione di scatenare il genocidio contro la minoranza tutsi, gli oppositori all’interno del suo partito,  leader della società civile e quadri dei principali partiti dell’opposizione hutu: FNL e MSD (Movimento per la Solidarietà e la Democrazia). “Nostri infiltrati all’interno delle Imbonerakure ci informano dell’imminente genocidio. Liste di persone da uccidere assieme alle loro famiglie stanno circolando tra i miliziani e i terroristi ruandesi delle FLDR.” Liste della morte come quelle redatte nel Rwanda del 1994 con nomi indirizzi numeri di telefono delle vittime, dei loro famigliari, parenti, amici e conoscenti.

Notizie non ancora confermate, ma nemmeno smentite, parlano di un accordo segreto siglato tra il presidente burundese e il suo omologo congolese: Joseph Kabila. Quest’ultimo avrebbe offerto massimo sostegno ad Nkurunziza permettendo il passaggio indenne di colonne di FDLR dal Sud Kivu al Burundi, nonostante la tanto mediatica campagna militare contro questo gruppo terroristico che in teoria il governo congolese ha intrapreso agli inizi di marzo. Molte testimonianze ci informano che le milizie Imbonerakure e le FDLR avrebbero il controllo di molte città al nord del Paese dove indicono quotidianamente manifestazioni promettendo terra bruciata se Nkurunziza non otterrà il terzo mandato.

L’esercito al momento non sta reagendo alle provocazioni, intento a controllare la capitale. È proprio a Bujumbura che si assiste alla assurdità di un preannunciato colpo di Stato che stenta a realizzarsi in pieno. Sono usciti dalle caserme i carri armati e i blindati ora appostati nei punti strategici della capitale. Reparti di élite dell’esercito ruandese in abiti civili stanno rafforzando i ranghi dell’esercito. Contemporaneamente la polizia, che pattuglia le strade della capitale, sembra non essere del tutto convinta a sostenere i golpisti. Si ha il sospetto che miliziani Imbonerakure si siano infiltrati all’interno della polizia riuscendo a controllare vari dipartimenti. La sede del partito CNDD-FDD è presidiata dai fedeli al presidente, alcuni di essi armati. Attraverso potenti  altoparlanti trasmettono notte e giorno inni al partito e alla supremazia Hutu a tutto volume.

Due giorni fa tra l’ambiente militare correva voce che ieri, 7 aprile 2015, lo Stato Maggiore avrebbe destituito il presidente, spostata la data delle elezioni (previste per il 26 luglio) e creato un governo provvisorio inglobando tutte le forze di opposizione comprese la guerriglia hutu FNL. Questo sarebbe stato l’epilogo del colpo di Stato che avrebbe restaurato la democrazia nel Paese, portandolo per la prima volta a libere elezioni. Al contrario nulla è successo. Il presidente Nkurunziza rimane al suo posto e le milizie si stanno rafforzando con l’arrivo dei mercenari dal Congo. Fonti diplomatiche informano che il presidente sta attuando delle purghe all’interno della compagine governativa e del suo partito CNDD-FDD. Vari ministri sarebbero sul punto di essere sostituiti con fedeli a Nkurunziza. Essendo ancora il Capo di Stato, Nkurunziza ieri a fatto scattare l’espulsione forzata del Rappresentante Speciale dell’Unione Africana, l’Ambasciatore Boubacar Diarra, accusato di essersi pronunciato contro il terzo mandato del presidente. Opposizione chiarita dallo stesso Ambasciatore Diarra durante una trasmissione radiofonica mandata in onda da Radio France International. L’espulsione dell’Ambasciatore è stata considerata dall’Unione Africana un grave incidente diplomatico.

Secondo fonti degne di fiducia, questa mattina al posto della destituzione del presidente l’alto commando dell’esercito avrebbe avuto un intenso incontro con Nkurunziza e il Governo. L’esito dell’incontro sarebbe stata la promessa di bloccare il colpo di Stato già in fase avanzata di preparazione. Le motivazioni di questa decisione riguarderebbero la difficoltà di gestione politica del golpe e la sua legittimazione. Sembra che l’esercito sia disposto a rispettare il calendario delle elezioni e tace sulla probabile candidatura di Nkurunziza. Se queste informazioni dovessero risultare vere l’esercito, unica speranza di pace nel Paese, avrebbe deciso di abdicare alla sua intenzione di ripristinare la democrazia e il rispetto della Costituzione, offrendo così la vittoria su un piatto d’argento ad Nkurunziza.

Dinnanzi a questo inaspettato evolversi degli eventi il presidente ruandese, Paul Kagame, esterna tutta la sua preoccupazione per la situazione politica in Burundi. Durante un’intervista rilasciata a Jeunne Afrique il leader ruandese ha reso pubblico la posizione politica del Rwanda nella crisi affermando che non potrà permettere un genocidio in quanto i problemi dei fratelli e sorelle burundesi riguardano direttamente il Rwanda. Secondo il presidente Kagame le violenze in Burundi saranno possibili solo tramite il coinvolgimento dei terroristi FDLR stazionati nel paese e all’est del Congo. Secondo fonti diplomatiche vi sono forti possibilità di un’invasione dell’esercito ruandese in Burundi per distruggere le FDLR. Due divisioni di fanteria e una divisione carrozzata dell’esercito ugandese avrebbero già oltrepassato i confini ruandesi per attestarsi ai confini burundesi. Sarebbe il contributo dell’Uganda alla forza di invasione per scongiurare un genocidio. Notizia categoricamente smentita dai governi di Uganda e Rwanda, contattati per l’occasione.  L’Uganda fu il principale finanziatore della liberazione del Rwanda nel 1994 attuata dalla ribellione di Paul Kagame. All’epoca circa 5000 soldati ugandesi combatterono in Rwanda al fianco del Fronte Patriottico Ruandese.

Il sostegno di Rwanda e Uganda ai golpisti sembra ormai evidente ma dinnanzi alla capitolazione dell’esercito le due potenze regionali si troverebbero in una difficile situazione. Un loro intervento militare non sarebbe più visto come un supporto alle forze democratiche intente a liberarsi da un tiranno ma un atto di guerra attuato tramite l’invasione di un Paese Sovrano. Solo la folle decisione di Nkurunziza di far scattare il genocidio contro la minoranza tutsi darebbe il pretesto necessario per giustificare a livello internazionale l’invasione del Burundi.

La situazione ci ha colto di sorpresa. Avevamo intuito che qualcosa non andava osservando l’indecisione dell’esercito a completare il colpo di Stato. Questa indecisione persiste nonostante gli evidenti appoggi dell’Unione Africana, delle Nazioni Unite e delle potenze regionali ed internazionali ad un cambiamento di regime. Se l’esercito non destituirà il presidente entro le prossime 24 ore significa che il golpe è fallito. Per il Burundi e la regione dei Grandi Laghi si aprirà un nuovo e sinistro capitolo. In caso di vittoria non credo assolutamente che Nkurunziza sia talmente pazzo da scatenare un genocidio. Concordo con le rivelazioni del Colonnello Didier Nyambariza. Il genocidio è stato già pianificato ma non verrà attuato in quanto sarebbe un suicidio politico. Nkurunziza è consapevole di non poter fermare due potenti eserciti con le proprie forze armate già ampiamente divise e centinaia di pazzi scatenati intenti a massacrare i civili. Al posto del genocidio è probabile una pulizia etnica silenziosa, fatta di intimidazioni, massacri circoscritti e negazione dei diritti civili alla minoranza tutsi per spingerla ad auto esiliarsi nei Paesi vicini.” afferma un diplomatico ugandese contattato sotto protezione di anonimato.

La minoranza tutsi del Burundi è terrorizzata. È scomparsa dalle strade e dai luoghi pubblici di tutte le città. È in atto un esodo di massa dei tutsi che vivono nel nord Burundi, ormai controllato dai terroristi ruandesi delle FDLR. Il Ministro ruandese dei rifugiati e della protezione civile Seraphine Mukantabana informa che oltre 380 famiglie tutsi burundesi hanno già varcato il confine rifugiandosi in Rwanda per sottrarsi all’imminente pulizia etnica. Il governo ruandese sta allestendo campi profughi in prossimità della frontiera col paese gemello in quanto si prevede che il flusso dei rifugiati dal Burundi aumenterà drammaticamente nei prossimi giorni.

In queste ore drammatiche le notizie si accavallano e si smentiscono a ritmo sostenuto. L’analisi delle varie notizie porta a pensare che l’ipotesi di un ripensamento dell’esercito sia al momento attuale altamente credibile. In questo caso il presidente Nkurunziza riuscirà ad ottenere un terzo mandato. Come la restaurazione della democrazia e del diritto in Burundi avrebbe favorito la pace nella regione, la vittoria del presidente e della falange più estremista del HutuPower aumenta le possibilità di conflitto e rafforza la posizione del movimento genocidario FLDR già ampiamente protetto e sostenuto dal governo congolese. Una situazione intollerabile per i tutsi, i governi ugandese e ruandese e per le centinaia di migliaia di congolesi costretti a vivere sotto la brutale schiavitù imposta dalle FDLR per assicurarsi il controllo delle risorse naturali all’est del Congo.

 

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