domenica, Giugno 20

Burundi-Congo, caos generalizzato e responsabilità ONU FDLR in movimento, popolazioni sotto assedio. E le truppe MONUSCO protagoniste di una criminale complicità

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m23 congo ritorno

La situazione all’est della Repubblica Democratica del Congo sta peggiorando. Negli ultimi mesi la sicurezza e la capacità di controllo da parte delle autorità governative si sono drasticamente deteriorate, costringendo la popolazione a vivere in un ambiente completamente degradato, stretta tra la morsa di una economia all’estremo, crollo della produzione agricola e vittima di continui attacchi da parte delle varie milizie operanti sul territorio. Dopo la ritirata della ribellione Banyarwanda del Movimento 23 Marzo (M23) avvenuta a seguito di un ordine diramato ai capi del guerriglia congolese direttamente dal presidente ugandese Yoweri Museveni nel novembre 2013, i territori controllati dal movimento non sono ritornati sotto la guiridizione delle autorità centrali. Il primo semestre 2014 è stato caratterizzato da un conflitto a bassa intensità tra vari gruppi ribelli rivali che hanno combattuto tra di loro per impossessarsi di fette del territorio precedentemente controllato dal M23, ricco di miniere d’oro e di coltan.

Esercito regolare congolese (FARDC) e caschi blu della missione ONU di pace in Congo MONUSCO sono intervenuti solo contro i gruppi ribelli che non detengono accordi commerciali con la famiglia presidenziale Kabila per lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie all’est del Paese. La principale ribellione, FDLR (il gruppo terroristico autore del genocidio in Rwanda nel 1994), ha goduto di una protezione senza precedenti da parte del Presidente Joseph Kabila e del capo della MONUSCO Martin Kobler. Nei primi mesi del 2014 le sole operazioni militari di rilievo sono state effettuate contro la guerriglia ugandese di ispirazione islamica ADF (Alleanza delle Forze Democratiche) che controlla parzialmente i territori di Lubero – Butembo, Beni e Bunia nel nord della Provincia del Nord Kivu. Le offensive militari contro il ADF avevano l’obiettivo di impedire al vicino Uganda di avere a disposizione la scusa di intervenire militarmente nel paese per debellare un gruppo armato con comprovati legami con le milizie islamiche somale Al Shabaab, quelle nigeriane Boko Haram e Al-Qaeda. Il ADF è l’autore dell’attentato terroristico di Kampala avvenuto nel 2010 durante la finale dei campionati mondiali di calcio.

Le milizie islamiche Al-Shabaab, nel loro piano di regionalizzare il conflitto somalo fin dal 2009, hanno individuato la guerriglia ugandese ADF come il principale gruppo terroristico per compiere attentati in Uganda con l’obiettivo di costringere la potenza regionale a ritirare le sue truppe dalla Somalia. Truppe presenti fin dal 2007 e che rappresentano il nocciolo duro della forza africana AMISOM che negli ultimi sette anni ha registrato numerosi successi militari riducendo il controllo di Al-Shabaab sul Paese. Le offensive militari attuate contro le basi ADF in Congo, il rinomato controllo del territorio da parte delle forze di difesa ugandesi (UPDF) e l’efficacia dei servizi segreti di Museveni hanno impedito fino ad ora la realizzazione di altri attentati terroristici in Uganda. Le offensive militari hanno sottratto dei territori dal controllo del ADF. Come nel caso di quelli controllati dal M23 dal aprile 2012 al novembre 2013, anche questi territori non sono ritornati sotto il controllo delle autorità centrali ma sono stati spartiti tra il gruppo terroristico ruandese FDLR e altre milizie congolesi denominate Mai Mai, anch’esse associate alla Famiglia Kabila per lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie.

L’Uganda, che ha inviato suoi consiglieri militari a monitorare le offensive condotte contro il ADF, ha tratto enormi benefici dal parziale ridimensionamento delle ADF. Butembo, capitale delle etnia Nande che controlla la zona di Lubero, è diventato il principale centro di riciclaggio dell’oro congolese dirottato sui mercati ugandesi e successivamente su quelli internazionali di Dubai. Un affare miliardario gestito direttamente dall’esercito ugandese, con la complicità del governo di Kinshasa, dei caschi blu delle Nazioni Unite, la Camera di Commercio di Butembo e vari compratori internazionali tra cui alcuni italiani.  Dinnanzi alla evidente complicità del governo di Kinshasa e la passività della MONUSCO, gli Stati Uniti (principali alleati dei regimi ruandese e ugandese) sono riusciti a creare un clima internazionale propizio che ora sta costringendo la missione di pace ONU in Congo a muoversi militarmente contro questo gruppo terroristico ruandese. Una scelta obbligatoria dinnanzi all’evidente fallimento delle operazioni di disarmo delle FDLR e da due tentativi di invasione del Rwanda attuati da questi miliziani nel settembre 2013 e nel aprile-maggio 2014.

Il Generale brasiliano al comando dei caschi blu MONUSCO, Carlos Alberto dos Santos Cruz, il 9 ottobre scorso ha dichiarato dinnanzi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la necessità di proteggere la popolazione civile congolese trasformando la dottrina ONU di ‘protezione della popolazion’” nella dottrina di ‘azioni militari offensive‘. Dottrina inaugurata nel settembre 2013 contro il movimento Banyarwanda M23. «Dinnanzi al constato del non volontà delle FDLR a disarmarsi un’offensiva militare è necessaria nonostante il rischio di danni collaterali che la popolazione all’est del Congo potrebbe subire. Sono assolutamente convinto che per proteggere la popolazione civile sia necessaria un’offensiva militare ad ampio spettro tesa a distruggere questa forza negativa. La protezione dei civili va al di la dell’obbligazione sancita nel nostro mandato nella Repubblica Democratica del Congo. È un dovere morale», dichiara il Generale.

Secondo i servizi segreti ruandesi, le bellicose dichiarazioni della MONUSCO sarebbero l’ennesimo atto di propaganda per nascondere una criminale complicità con le FDLR, inserita nei piani di riconquista dell’egemonia regionale ideati dalla Francia che potrebbero passare attraverso un violento cambiamento di regime in Rwanda. Dello stesso avviso sono i servizi segreti ugandesi e kenioti, mentre quelli americani condividono parzialmente l’analisi. I sospetti delle Intelligence anglofone della regione sembrano essere convalidati dalla realtà sul terreno. Da due settimane le FDLR si stanno spostando in massa dall’est del Congo al Burundi, entrando nel territorio del vicino Paese in pieno giorno con divise dell’esercito regolare burundese e su camion della famigerata polizia segreta di chiare tendenze genocidarie.

È disarmante constatare che dinnanzi a questi movimenti militari in pieno giorno le forze della MONUSCO e quelle del governo congolese non intervengano. Questo aumenta i sospetti di complicità con le FDLR. A breve assisteremo all’ennesima farsa delle Nazioni Unite nella regione dei Grandi Laghi. Quando i caschi blu muoveranno guerra contro le FDLR in Congo non troveranno un solo miliziano sul territorio, essendo tutti stati trasferiti in Burundi con la chiara intenzione di attaccare il Rwanda“, dichiara un alto ufficiale dell’esercito ugandese protetto da anonimato. L’operazione di trasferimento delle FDLR dall’est del Congo al Burundi sarebbe stata segretamente concordata tra il governo di Kabila e quello del presidente burundese Pierre Nkurunziza nel maggio 2014. Un’operazione che ha avuto varie fasi tutte tranquillamente completate in territorio congolese senza l’intervento della MONUSCO. La prima fase è avvenuta tra il giugno e l’agosto scorsi con l’addestramento delle milizie genocidarie burundesi Imbonerakure presso i campi militari delle FDLR all’est del Congo di cui si sospetta anche la presenza di consiglieri militari francesi “ufficialmente” stanziati a Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu.

La seconda fase, quella dell’esodo di massa delle forze attive delle FDLR (circa 12.000 uomini, 2.500 secondo le Nazioni Unite) è iniziata lo scorso settembre. Per attuarla il presidente Nkurunziza ha inviato un nutrito contingente dell’esercito burundese nel Sud Kivu con il compito di assicurare la necessaria assistenza logistica e per impedire che le milizie genocidarie burundesi venissero attaccate dalla guerriglia del Fronte Nazionale di Liberazione (FNL) la principale opposizione armata hutu al governo di Nkurunziza avente anch’essa le sue basi in Congo. Le operazioni di concentramento delle forze FLDR e dei miliziani burundesi Imbonerakure si sono prevalentemente svolte nelle zone di Luvungi (Bukavu) della Piana del Ruzizi e Kiliba-Ondes (Uvira). Le stesse zone visitate dalla suora italiana Bernadetta Boggian pochi giorni prima del suo assassinio avvenuto nel quartiere di Kamenge, Bujumbura, in cui hanno trovato la morte altre due religiose: Lucia Pulici e Olga Rachietti. Secondo le inchieste condotte da due giornalisti investigativi burundesi: Gratien Rukindikiza e Thierry Sami SOU la suora italiana, durante la sua visita presso l’ospedale di Luvungi avrebbe preso delle foto di miliziani burundesi Imbonerakure e di terroristi ruandesi FLDR ricoverati e beneficiari dell’assistenza sanitaria. Avrebbe inoltre consigliato i medici e il personale infermieristico dell’ospedale (in cui Bernadetta ha lavorato per diversi anni) di impedire la presenza nell’ospedale di questi criminali  che starebbero pianificando delle cose terribili in Burundi e nella regione.  

Questi massicci movimenti militari dall’est del Congo al Burundi stanno causando un pesante tributo di sangue tra la popolazione congolese. La scorsa settimana la città di Kibila e i villaggi adiacenti sono stati attaccati da “forze sconosciute” che hanno trucidato decine di civili. Stessa sorte per il villaggio di Rutemba a 6 km da Kibila. Nel villaggio di Ondosi varie donne sono state rapite per trasformale in schiave sessuali mentre si trovavano nei campi intente ai lavori agricoli. Tutti i villaggi della piana della Ruzizi sono ormai insicuri e soggetti a continue razzie attuate sempre da queste “forze sconosciute”. A Bukavu, Goma e Beni si stanno registrando una incredibile serie di omicidi che fanno pensare ad un regolamento di conti verso i collaboratori del M23 durante la loro occupazione di Goma nel novembre 2012 e a delle “timide” pulizie etniche rivolte contro la minoranza congolese di origine tutsi, i Banyarwanda nel Nord Kivu e i Banyamulenge nel Sud Kivu.

Secondo quanto riportato da testimoni oculari che vivono a Goma, il capoluogo del Nord Kivu e il principale centro economico dell’est del Congo è sotto assedio della violenza cieca delle bande armate FLDR e milizie loro alleate Mai Mai. Ogni giorno due o tre persone vengono assassinate senza che la polizia, l’esercito regolare e i caschi blu dell’ONU intervengano. La popolazione vive nel terrore. Anche il Governatore Julien Paluku, appartenente all’etnia Nande di Butembo, sarebbe nel mirino di questa operazione di esecuzioni extra-giudiziarie a causa della sua sotterranea opposizione al governo centrale di Kinshasa. Paluku si è assentato per due settimane recandosi in un non precisato paese straniero per curarsi da un avvelenamento. Notizia smentita dalle autorità congolesi. L’episodio più eclatante si è verificato a Beni nella notte del 15 ottobre dove 12 civili sono stati barbaramente trucidati per motivi ancora sconosciuti.

Le autorità congolesi e la MONUSCO si sono rifiutati di aprire un’inchiesta. La popolazione dell’est del Congo è furiosa e propensa ad incolpare le FDLR, Kinshasa e la MONUSCO. Un’accusa supportata dalla inspiegabile passività dei cachi blu ONU, della Tredicesima zona di difesa nel Nord Kivu e della Nona zona di difesa nel Sud Kivu dell’esercito regolare FARDC coordinate dal Generale Léon Mushale un “protegé” della Famiglia Kabila coinvolto nel traffico di oro attuato dai terroristi ruandesi. L’esasperazione della popolazione è sempre più evidente. Giovedì 16 ottobre la società civile di Beni ha indetto uno sciopero generale ed una manifestazione a cui la popolazione ha partecipato in massa.

Il piano di spostare i 12.000 miliziani delle FDLR in Burundi per aprire una via alternativa per l’invasione del Rwanda risolve una serie di problemi che i due presidenti stanno affrontando. La sparizione delle FDLR dall’est del Congo serve al presidente Joseph Kabila per scongiurare il pericolo di invasione delle forze armate ruandesi sempre più impazienti di ottenere l’annientamento delle FLDR considerate il nemico numero uno per la pace e la sicurezza nazionale. La presenza delle FDLR in Burundi serve al presidente Pierre Nkurunziza per rafforzare il Piano Simbananiye che prevede l’eliminazione della opposizione tutsi e dell’opposizione hutu interna al suo partito CNDD-FDD per assicurarsi il terzo mandato presidenziale e stabilire una monarchia presidenziale nel Paese di cui la sua famiglia e clan sarebbero i diretti beneficiari.

La presenza delle FDLR in Burundi complica enormemente i piani ruandesi e ugandesi di contenimento di questa minaccia regionale. Piani basati sulla riattivazione della guerriglia M23 all’est del Congo (guerriglia tutta intatta e protetta in Uganda) e su una eventuale invasione del Sud e Nord Kivu per debellare le FDLR in caso di passività o insuccesso da parte dell’esercito congolese e i caschi blu della MONUSCO. Se queste forze genocidarie tenteranno di invadere il Rwanda dal vicino Burundi (probabilità assai reale) sarà complicato per Kampala e Kigali ordinare l’invasione di un paese sovrano membro della East Africa Community (Comunità dell’Africa Orientale) per distruggere le FDLR. Una simile decisione sarebbe immediatamente interpretata a livello internazionale come un tentativo di imporre un regime tutsi nel paese gemello attualmente governato da un regime hutu e troverebbe una violenta opposizione da parte della maggioranza della popolazione burundese che sosterebbe il regime di Nkurunziza dinnanzi all’invasione delle forze tutsi ruandesi e ugandesi. In Uganda l’etnia al potere: i Banyangole appartiene al clan tutsi della regione.

L’intervento ruandese e ugandese sarebbe giustificato solo se il presidente Nkurunziza ordinasse il genocidio dei tutsi e hutu moderati burundesi come avvenne nel 1994 in Rwanda. Vi sarebbe una terza opzione allo studio degli stati maggiori degli eserciti ruandese e ugandese. Impedire alle forze FDLR di invadere il Rwanda tramite il Burundi fino a qualche mese prima delle elezioni presidenziali previste nel 2915. All’epoca il neo nato contingente militare per la prevenzioni delle crisi africane (composto dagli eserciti di Kenya, Etiopia, Rwanda e Uganda) con il diretto supporto del Pentagono potrebbe essere in Burundi con mandato ONU per presidiare militarmente il corretto svolgimento delle elezioni e prevenire caos e pulizie etniche da parte del regime in caso di una sua sconfitta. Una intenzione dichiarata ufficialmente dai governi di Nairobi, Kampala e Kigali, supportata dalla Casa Bianca ma fortemente contrastata dal presidente Nkurunziza.

Garantire la pace in Burundi durante le elezioni del 2015 è un atto dovuto per la stabilità regionale che sta trovando forti consensi presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di cui il Rwanda è membro temporaneo. Paradossalmente, nonostante il clima internazionale favorevole, la missione potrebbe scatenare il conflitto e tentativi di pulizia etnica. La presenza di eserciti di paesi considerati ostili al Burundi potrebbe far scattare la decisione del presidente Nkurunziza di attivare le milizie Imbonerakure per combattere il contingente di pace africano e tentare il genocidio della minoranza tutsi e degli oppositori hutu. Inoltre le FDLR sarebbero costrette a combattere in quanto strette in una morsa letale a meno che non possano ritornare in Congo o emigrare nuovamente nella confinante Tanzania, altro paese noto per il supporto alla ideologia HutuPower. Questo scenario potrebbe non verificarsi in quanto è tutto interesse del presidente Nkurunziza di facilitare l’invasione del Rwanda delle FDLR e scatenare la pulizia etnica prima delle elezioni del 2015. Un conto è attuare un simile piano con la presenza nel paese di forze provenienti dalle maggiori potenze militari della regione. Un altro è quello di attuarlo quando queste forze sono ancora oltre i confini” fa notare il giornalista keniota Jieff Otieno.

Martin Kobler è sempre più sospettato di continuare la sua politica di complicità con il governo di Kinshasa e le forze terroristiche ruandesi approvando personalmente le strategie di riconquista territoriale ideate dalla sinistra Cellula Africana dell’Eliseo e dal Presidente Francois Hollande ossessionato di riprendere il controllo delle ex domini coloniali per sorreggere l’agonizzante economia nazionale. A titolo di esempio il 42% delle riserve della Banca Centrale francese sono composte dalle valute estere (euro e dollari) dei paesi francofoni dell’aerea del CEFA (Africa Occidentale) che hanno l’obbligo di depositarle a Parigi e non presso le proprie banche centrali. I sospetti vengono rafforzati dalla passività dei caschi blu non solo nel disarmo delle FDLR ma nella difesa della popolazione congolese vittima di omicidi, violenze, razzie e rapimenti di donne. Vari cittadini di Goma accusano la MONUSCO di rifiutarsi di proteggere la popolazione pattugliando i quartieri popolari dove si registrano gli attacchi e le esecuzioni extra-giudiziarie. Solo il centro di Goma, dove vivono gli espatriati, è pattugliato dai caschi blu.

Kobler avrebbe inoltre imposto alla MONUSCO di accettare la presenza dell’esercito regolare burundese in territorio congolese nonostante che non fosse stata ufficialmente concordata con Kinshasa senza porsi il minimo dubbio sulla legalità e sui veri obiettivi delle truppe burundesi nel Sud Kivu. Avrebbe anche deragliato su comodi binari morti l’inchiesta iniziata da altri funzionari della MONUSCO sui sospetti di collaborazione tra l’esercito regolare burundese, le FDLR e le Imbonerakure. “Vi sono alte probabilità che l’offensiva militare dei caschi blu dell’ONU sia lanciata quando Martin Kobler abbia la sicurezza assoluta che la maggioranza delle forze FDLR siano al sicuro in Burundi. Questo gli permetterebbe di proclamare una facile vittoria, proficua per la sua carriera professionale, e di archiviare il problema terroristico in Congo. Se poi le FDLR invadessero il Rwanda dal Burundi questo rappresenterà un altro aspetto di cui difficilmente si potrà incolpare Kobler avendo esso raggiunto l’obiettivo richiesto dal Consiglio di Sicurezza ONU: liberare l’est del Congo dalla presenza dei terroristi ruandesi“, spiega l’alto ufficiale ugandese.

Nonostante la migrazione delle FDLR dal Congo al Burundi metta in seria difficoltà le misure di contenimento del Rwanda e Uganda, i rispettivi governi sembrano continuare i tentativi di creare i presupposti per legalizzare una eventuale invasione del Congo. Sospetti gravano sul governo Ugandese di aver infiltrato agenti all’interno della guerriglia islamica ADF operativa nella zona di Lubero, con il compito di incitare a nuove operazioni militari nella zona al fine di evidenziare che il movimento islamico rappresenta ancora una seria minaccia per la sicurezza nazionale dell’Uganda e l’incapacità dell’esercito congolese e dei caschi blu a sconfiggerlo. Nella notte tra mercoledì 15 e giovedì 16 ottobre i miliziani ADF hanno attaccato varie località presso la città di Beni tra cui Ngadi e Kadowu uccidendo 30 civili tra cui una decina di donne e provocando la fuga di 100.000 persone.

La situazione regionale si sta rapidamente deteriorando. Stiamo andando incontro ad un orrendo caos generalizzato, un genocidio in Burundi e una nuova guerra regionale in Congo. Le popolazioni congolesi dell’est sono ormai carne da cannone, vittime ignorate di criminali piani geo-strategici e della sete di potere e oro del Presidente Kabila. Quelle burundesi e ruandesi sono vicine a divenire vittime delle pulizie etniche e alla Comunità Internazionale rimarrà solo di lanciare l’ipocrita appello alla pace ad incendio avvenuto individuando le cause nella immaturità e nello spirito di violenza di noi africani. Mi chiedo chi si assumerà la responsabilità storica di questo imminente dramma regionale già ampiamente preannunciato?” si domanda la collega giornalista Ngabire Elyse

 

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