mercoledì, Agosto 4

Burundi, come si riabilita un sanguinario dittatore

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Tutte queste strategie elaborate per il piano della riabilitazione di Nkurunziza, che sono state l’oggetto delle informazioni pervenuteci un mese fa, sono state attuate alla lettera, favorendo l’archiviazione della posizione illegale della presidenza e del parlamento. ‘La questione del terzo mandato non è più all’ordine del giorno dei colloqui di pace’, afferma il regime.  Favorendo il raggiungimento di una parvenza istituzionale e legale del regime, ora riconosciuto come attore prioritario dei colloqui di pace che saranno attivati secondo la regia e gli attori decisi dallo stesso regime.

A differenza del regime burundese, l’Unione Africana e l’ONU non hanno escluso a priori la partecipazione di veri leader della opposizione e della società civile ma l’hanno subordinata alla partecipazione ai colloqui di pace senza precondizioni. Qualunque rappresentante della opposizione che voglia partecipare a questi colloqui deve quindi rinunciare a richiedere il ripristino della legalità costituzionale tramite le dimissioni del presidente illegittimo, rivendicazione che è alla base delle richieste della opposizione in quanto ogni colloquio con un regime autoreferenziale e criminale non hanno alcuna base giuridica. L’intento evidente è quello di far accettare alla opposizione lo statuto presidenziale di Nkurunziza, pena l’esclusione dai colloqui. Fino ad ora non è stato espressamente richiesto al regime di fermare le violenze e i massacri sulla propria popolazione, tecnicamente minimizzati dalle due missioni internazionali. Al posto di questa richiesta, che dovrebbe essere il prerequisito per trattative svolte in un clima di tregua sociale anche se provvisoria, sono stati lanciati generici appelli a non commettere ulteriori violenze. Appelli lanciati sia al regime che all’opposizione. Si arriva all’assurdo di costringere l’opposizione, qualora accettasse queste imposizioni internazionali, a trattare con rappresentanti di un regime che nello stesso tempo stanno continuando il genocidio nel paese.

In attesa del rapporto degli esperti ONU sulla violazione dei diritti umani in Burundi, rapporto su cui gravano gravi dubbi di imparzialità, la riabilitazione del regime e di Pierre Nkurunziza come Capo di Stato è stata rafforzata da una serie di udienze di vari Ambasciatori che hanno presentato le loro credenziali a un ex presidente che sta massacrando il suo popolo per rimanere illegalmente al potere, subito dopo le missioni ONU e Unione Africana. Parliamo degli Ambasciatori del Qatar, Filippine, Australia, Austria, Svizzera, Danimarca, Sierra Leone e Italia. Notare che tutte questi Ambasciatori hanno presentato le credenziali in ritardo. Nel caso della Italia con dieci mesi dopo la nomina dell’Ambasciatore in Uganda che è responsabile anche del Burundi e Rwanda. Le cerimonie diplomatiche non sono avvenute nel palazzo presidenziale a Bujumbura. Secondo le informazioni ricevute tutti questi illustri Ambasciatori si sono recati in uno dei nascondigli del ex presidente Pierre Nkurunziza: Ngozi, Gitega o Kayanza. Il luogo preciso è impossibile da stabilire. Gli Ambasciatori hanno avuto comunque l’accortezza di non affiancare la bandiera delle loro nazioni a quella del Burundi e del partito genocidario CNDD-FDD nelle foto ricordo… Il governo non ha perso tempo nel scatenare la sua macchina di propaganda. «Finalmente la verità trionfa. Gli occidentali si sono accorti di essere stati ingannati dalla menzogne della opposizione e della società civile e ora riconoscono il Presidente Pierre Nkurunziza democraticamente eletto e salvatore della patria», recita un comunicato in Kirundi diramato alla nazione. Ditemi voi se tutto questo vi sembra normale…

 

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