mercoledì, Agosto 4

Burundi, come si riabilita un sanguinario dittatore

0
1 2 3 4 5


L’obiettivo finale di questa indagine farsa sarebbe di creare confusione totale, ponendo sullo stesso piano di responsabilità carnefici e vittime e, addirittura offrire la falsa impressione che il regime si stia ‘addolcendo’ e liberandosi degli elementi più estremisti.  Il rapporto finale dovrebbe creare l’ambiente internazionale favorevole per colloqui di pace pilotati e tesi alla salvaguardia del regime genocidario. Alcune informazioni ricevute della missione di questi esperti sembra confermare le notizie pervenuteci. Gli esperti ONU hanno chiarito che intendono indagare sull’eccidio di civili avvenuto il 11 dicembre 2015 durante l’attacco della opposizione armata a Bujumbura ma non sulle fosse comuni. Venerdì scorso gli esperti ONU hanno addirittura presenziato alla inaugurazione della Commissione Verità e Riconciliazione, iniziativa voluta dal ed presidente Nkurunziza per ripristinare la pace nel paese e la riconciliazione tra i burundesi. La partecipazione degli esperti ONU alla cerimonia di inaugurazione ha donato una parvenza di legalità ad una Commissione di cui è impedita la partecipazione dei partiti di opposizione e della società civile. I membri della Commissione sono tutti appartenenti al CNDD-FDD e al loro sottobosco di partitini e associazioni. Secondo tragicomico copione i militanti del CNDD-FDD incarnano i ruoli di rappresentanti del governo, rappresentanti della opposizione e rappresentanti della società civile. Una buffonata tutta interna al regime genocidario.

Per rendere credibili queste manovre internazionali che di fatto hanno legittimato il regime di Nkurunziza i consiglieri stranieri tra il dicembre 2015 e il gennaio 2016 hanno suggerito al regime e al comando militare e politico delle FDLR, che di fatto controlla il Paese, una serie di misure ed azioni attuate alla lettera, secondo le informazione ricevute dalla quinta colonna interna al CNDD-FDD. Elenchiamo di seguito le azioni suggerite e fedelmente attuate per creare un clima favorevole alle operazioni di copertura del genocidio e di riabilitazione politica di Pierre Nkurunziza.

  1. Aumentare gli incitamenti all’odio etnico, alla guerra contro il Rwanda e al genocidio tra la popolazione da parte dell’appartato di sicurezza del regime  seguiti da appelli alla calma da parte del presidente Nkurunziza con l’obiettivo di presentarlo come unica figura politica matura in grado di impedire un genocidio (già in corso) e assicurare la riconciliazione nazionale previa accettazione da parte della opposizione della legalità del terzo mandato presidenziale.
  2. Liberare finti prigionieri politici come segno di distensione e buona fede di Nkurunziza scegliendoli tra i delinquenti comuni detenuti nelle prigioni. Per evitare l’individuazione di veri prigionieri politici all’interno delle carceri da parte delle rappresentanze internazionali trasferirli in posti segreti per poi decidere con calma della loro sorte. Per quanto riguarda i nuovi arresti i prigionieri devono essere immediatamente abbattuti.
  3. Annullare i mandati di arresto internazionali emessi contro vari leader della opposizione e della società civile in quanto controproducenti per l’immagine del Paese e non avvallati giuridicamente a livello internazionale quindi resi inefficaci. La revoca dei mandati di arresto deve essere presentata come segno di buona volontà da parte del regime coscienti del fatto che il leader della opposizione non ritorneranno nel paese per paura di essere assassinati.
  4. Ripulire la capitale dalle sacche di resistenza armata impedendo alla popolazione dei quartieri contestatari di difendersi. Allo stato attuale non si registra la presenza dei oppositori armati a Bujumbura.
  5. Una volta eliminata la resistenza armata nella capitale, scatenare una ondata di attentati terroristici effettuata da polizia e Imbonerakure per addossare la colpa alla opposizione e scatenare rappresaglie contro gli hutu oppositori e la popolazione tutsi in generale.
  6. Distribuire terreni, proprietà immobiliari e beni comuni delle vittime tutsi al sottoproletariato hutu della capitale al fine di incoraggiarlo a partecipare al genocidio.
  7. Permettere la riapertura di alcuni media della opposizione chiusi nel maggio 2015 solo dopo aver ottenuto totale sudditanza delle redazioni sotto minaccia di morte. Sotto stretto controllo editoriale del Consigliere Presidenziale Willy Nyamitwe i rari media indipendenti riaperti devono diffondere informazioni pilotate per dare alla opinione pubblica internazionale la sensazione che la libertà di stampa ripristinata nel paese.
  8. Creare finti rappresentanti della opposizione e della società civile da presentare alle missioni ONU e della Unione Africana intensificando i controlli sulla presenza in Burundi di veri oppositori e rappresentanti della società civile con il mandato di scovarli ed eliminarli. La finta opposizione creata dal regime sarà quella che parteciperà ai colloqui farsa di pace richiesti dalla comunità internazionale. Al riguardo il Consigliere Presidenziale Nyamitwe è stato chiaro in un suo comunicato pubblico. Ai colloqui sono esclusi i gruppi d’opposizione armata, il principale partito di opposizione in esilio: CNARED e tutti gruppi che si sono opposti violentamene al terzo mandato.
  9. Creare finti ribelli che si arrendono alle autorità trasformandoli in finti testimoni oculari di orrendi crimini commessi dalla ribellione tutsi contro gli hutu. I finti ribelli che si arrendono devono per la maggioranza essere degli hutu (scelti tra le Imbonerakure). Essi testimonieranno di aver creduto di partecipare ad una genuina lotta di liberazione del loro paese assieme ai fratelli tutsi per poi scoprire un disegno genocidario dei tutsi che controllano la ribellione. Disegno ordinato dal Rwanda che implica il genocidio di tutti gli hutu del Paese.
  10. Ammettere l’esistenza delle fosse comuni per far fronte alle evidenze fotografiche fornite dai satelliti spia e di varie denunce giornalistiche di vari media occidentali tra cui L’Indro, La Repubblica, BBC Africa, France 24, New York Times  . La scoperta delle fosse comuni deve essere fatta ai danni della opposizione armata, affermando che sono piene di innocenti membri del partito al potere brutalmente uccisi dalla opposizione armata tutsi. Dopo questa operazione immagine distruggere tutte le fosse comuni ed eliminare i resti dei corpi dissolvendoli nel acido.
  11. Accentuare l’attenzione sulle attività di sostegno militare del Rwanda rivolte alla opposizione burundese per creare una immagine di una crisi nazionale creata dall’esterno e di un Paese sotto la terribile minaccia del imperialismo tutsi e del fantomatico piano della creazione del Impero Hima dei Grandi Laghi.
  12. Provocare il Rwanda con ogni mezzo disponibile compresi i massacri di cittadini ruandesi presenti in Burundi per spingerla ad invadere militarmente il paese gemello ed avvalorare la tesi della minaccia esterna del Impero Hima.
  13. Pubblicare sui social media false notizie create da elementi hutu del partito che si fanno passare come oppositori tutsi, esagerando il numero totale di vittime del genocidio in atto. Dalle presumibili 5.000 vittime (400 secondo le cifre ufficiali) parlare di 200, 300.000 per rende non credibile la notizia del genocidio.
  14. Interrompere la improduttiva collaborazione con intellettuali occidentali negazionisti, smentiti dalle prove fotografiche di Amnesty International puntando ad ottenere conferme della propaganda di regime relativa alla assenza di pulizie etniche e genocidi da parte di entità che godono di maggior credibilità e prestigio con priorità assoluta rivolta a Nazioni Unite e Unione Africana.
  15. Mantenere fermo il rifiuto di truppe di pace in Burundi per porre alibi o blocchi al suo invio.
  16. Accettare osservatori internazionali e inchieste sulle violazioni dei diritti umani ma sotto il controllo del regime e di non identificabili collaboratori stranieri già attivi nel Paese al fine di indirizzare gran parte della responsabilità verso la società civile e l’opposizione armata dipinta come mono etnica (solo tutsi) nascondendo la realtà che la maggioranza degli oppositori al regime sono hutu.
  17. Avviare discussioni interne al Paese e programmi di riconciliazione controllate dal regime per offrire alla comunitá internazionale l’impressione di una volontá di pace da contrapporre alla resistenza armata della popolazione, trasformandola in un atto estremista da estirpare.
  18. Eliminare ogni possibilità di fughe di notizie e sostegno alla opposizione da parte di stranieri (siano essi africani o occidentali) e da parte di operatori umanitari, tramite accurato censimento degli stranieri presenti nel paese, messi sotto sorveglianza tramite intercettamento internet e comunicazioni telefoniche. Una volta individuati eventuali simpatizzanti stranieri della opposizione, espellerli se occidentali o cittadini di altri paesi africani. Ucciderli se sono cittadini ruandesi per aumentare le provocazioni e spingere il Rwanda ad intervenire militarmente. Su questo ultimo punto si chiarisce che non può essere applicata la distinzione tra hutu e tutsi. L’ordine è di uccidere i ruandesi indipendentemente dalla loro appartenenza alle due classi sociali.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->