mercoledì, Aprile 14

Burundi: colloqui di pace, una perdita di tempo? field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – Dal 21 al 24 maggio si è tenuto un incontro ad Arusha, in Tanzania, per la ripresa dei colloqui di pace in Burundi. L’incontro era presieduto dal mediatore designato dalla Comunità Economica East African Community, Benjamin William Mkapa, ex Presidente tanzaniano. Il regime ha inviato una sua delegazione accompagnata da esponenti dei partiti politici alleati. Secondo gli organizzatori dell’incontro, la presenza dei principali partiti di opposizione e della società civile come i rappresentanti religiosi è stata ampiamente assicurata. Grande assente il cartello della opposizione in esilio in Belgio, il Consiglio Nazionale per il Rispetto degli Accordi di Arusha per la Pace e la Riconciliazione in Burundi e lo Stato di Diritto, CNARED-GIRITEKA.

Il mediatore Mkapa conosce perfettamente le problematiche politico-etniche burundesi per avere partecipato alle negoziazioni di pace del 1993-2003 che portarono agli accordi di Arusha. Sospettato di simpatie HutuPower, Mkapa ha il pregio di conoscere il reale peso che le varie formazioni politiche hanno nel Paese. Durante i colloqui sono emerse due posizioni contrapposte e non più conciliabili. Il regime persiste a non considerare l’opposizione e la società civile come interlocutori di pace, definendoli ‘terroristi’, e prosegue la sua strategia di guerra d’usura affidandosi a truppe mercenarie che hanno progressivamente preso il potere in Burundi, i terroristi ruandesi FDLR. La promessa fatta dal Consigliere della Presidenza Willy Nyamitwe è stata mantenuta. Il regime ha considerato questi colloqui come un atto formale, senza avanzare alcun compromesso che metta in discussione il potere. L’opposizione, società civile e i movimenti dei giovani e delle donne, rimangono intransigenti a considerare illegale il terzo mandato di Pierre Nkurunziza, chiedendo le dimissioni del Presidente e del Governo come condizione per un iniziare un vero dialogo di pace.

Il mediatore Mkapa, dietro consiglio dei Presidenti Yoweri  Museveni (Uganda), John Magufuli (Tanzania), Paul Kagame (Rwanda) e Uhuru  Kenyatta (Kenya) ha proposto  un compromesso sulla falsa riga degli accordi di Arusha 2000. Una transizione democratica attuata in due fasi: la prima concede la dirigenza del Paese a Nkurunziza per un anno e mezzo; la seconda è che l’opposizione e la società civile sono chiamati a portare il Burundi verso elezioni democratiche. La rappresentanza etnica nell’Assemblea Nazionale, Senato, Governo e corpo diplomatico deve essere garantita tra regime e opposizione, rispettando le percentuali di Arusha 2000, ovvero hutu 60% tutsi 40%. Nell’Esercito deve essere ristabilito l’equilibrio etnico 50% hutu e 50% tutsi. Per Nkurunziza e i suoi sarebbe garantita l’amnistia per i crimini commessi.

In un comunicato stampa il portavoce del CNARED, Pancrace Cimpaye, ha accusato la mediazione tanzaniana di aver ignorato i principali leader dell’opposizione e della società civile, assecondando la lista degli invitati presentata dal regime Nkurunziza. «Gli incontri di Arusha sono da considerarsi in continuità con il monologo interno organizzato e condotto da Pierre Nkurunziza. L’esclusione dei principali leader di opposizione e società civile dettata dal regime e assecondata dal Segretario Generale della EAC Liberat Mfumukeko condanno i colloqui al fallimento e alla violazione dello spirito degli accordi di pace di Arusha del 2000 mancando una condanna chiara alla barbara volontà di morte che il regime dimostra ogni giorno», recita il comunicato stampa. Il Presidente del CNDD-FDD, Leonard Nyangoma ha uffiicalmente ringraziato il mediatore Benjamin William Mkapa per il successo dell’incontro ad Arusha.

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