giovedì, Dicembre 2

Burundi-Chiesa Cattolica: il regime prende di mira l’ACAT Lo scorso 13 luglio Germain Rukuki è stato arrestato arbitrariamente da agenti dei servizi segreti

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La situazione è estremamente delicata in quanto il caso giudiziario presso la CPI porterebbe alla diretta incriminazione del dittatore e dei suoi più stretti collaboratori di crimini contro l’umanità. ACAT sostiene inoltre la campagna promossa dalla società civile burundese ‘100 giorni per il trionfo della giustizia‘ a cui ha  aderito anche L’Indro riproducendo periodici bollettini sulle violazioni dei diritti umani ed esecuzioni extragiudiziarie in Burundi. Secondo fonti in loco il regime, sentendosi oltraggiato dalle iniziative di ACAT Burundi, avrebbe ordinato la persecuzione dei suo quadri dirigenziali. Da qui l’arresto di Rukiki avvenuto lo scorso luglio. Anche il presidente ACAT Burundi Armel Niyongere potrebbe correre seri rischi.

ACAT Italia ha sottoposto al regime burundese una richiesta ufficiale di immediata liberazione di Germain Rukiki e lanciato una campagna internazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni internazionali al fine di creare un forte fronte di pressione politica a cui L’Indro aderisce senza riserve. La campagna internazionale è supportata e promossa da Front Line Defenders una associazione in protezione degli attivisti dei diritti umani fondata nel 2011 a Dublino con rappresentanza ufficiale presso l’Unione Europea a Bruxelles e vari collaboratori nelle Americhe, Asia, Africa e Medio Oriente.

L’arresto arbitrario e la detenzione di Germain Rukiki è un palese atto di vendetta contro le denunce di ATAC Burundi e la sua partecipazione a campagne internazionali tese a portare sul banco degli imputati presso il tribunale dell’Aia l’ex presidente Pierre Nkurunziza e i suoi più stretti collaboratori. Questa vendetta rischia di aumentare le già tese relazioni tra il regime e la Chiesa Cattolica che in Burundi si è schierata nella denuncia della grave situazione. Molte associazioni cattoliche hanno limitato le loro iniziative di assistenza in Burundi. Alcune associazioni cattoliche italiane altre continuano a sostenere i più bisognosi con il costante rischio di oltrepassare la sottile linea di confine che separa l’assistenza ai poveri al fiancheggiamento del regime.

Giovedì 7 settembre 2017 ricorrerà il terzo anniversario dell’assassinio di Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernadetta Boggian. A distanza di tre anni non si conoscono gli sviluppi della inchiesta aperta presso la Procura di Parma. In Burundi le autorità locali considerano il caso chiuso mentre continuano i difficili rapporti con le autorità italiane. A breve distanza dell’assassinio il Console Onorario Guido Ghirini lasciò la carica e a tutt’ora la carica non è stata ricoperta presso il Consolato italiano a Bujumbura, temporaneamente gestito dal ‘Corrispondente Consolare’ Antonio Zivieri. A distanza di tre anni anche i Media italiani sembrano aver dimenticato l’orrendo fatto di sangue considerato da molti giornalisti burundesi e attivisti dei diritti umani una delle più buie pagine della recente storia del Burundi.

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