domenica, Maggio 16

Burundi, chi fa mangiare Nkurunziza?

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A gara aggiudicata (alla SOGEA SATOM) la ditta cinese presenta una denuncia per irregolarità al Procuratore Generale, all’Autorità di Controllo dei Mercati Pubblici e al Direttore Generale delle Strade. La denuncia attira l’attenzione delle autorità burundesi fino al Capo del Gabinetto del Secondo Vice Presidente della Repubblica, Pierre Mupira. Il Direttore Generale delle Strade apre l’inchiesta attirando l’attenzione dei finanziatori internazionali che richiedono l’annullamento della gara d’appalto per corruzione.  Il giallo finanziario si è consumato tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, prima della crisi legata al terzo mandato di Pierre Nkurunziza. La notizia è giunta all’opinione pubblica solo il 10 marzo scorso, grazie al lavoro del giornalista burundese Jean-Pierre Nzomambona, che rivela lo scandalo in un articolo pubblicato sul sito di informazione Girijambo.info (che noi abbiamo utilizzato come fonte tra le altre).

«Lo scandalo non sarebbe mai affiorato e la gara non sarebbe mai stata annullata se la società SOGEA SATOM non avesse sbagliato gli interlocutori per la bustarella. Al posto di Bunyoni e Rurimirije, la società francese doveva contattare la persona giusta, un certo Emmanuel Sinzohagera, l’amministratore di Nkurunziza e l’incaricato delle finanze del partito CNDD-FDD», scrive il giornalista Nzomambona. Emmanuel Sinzohagera è il ragioniere della mafia alle dipendenze di Nkurunziza. Esperto contabile formato in Irlanda, gestisce il patrimonio finanziario della famiglia Nkurunziza, facendo frequenti viaggi in Cina, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Svizzera per depositare i soldi del suo padrone, ovviamente derubati dal patrimonio pubblico a detrimento dello sviluppo del Paese e del benessere della popolazione. Si parla di almeno 12 miliardi di euro annui, cifra considerata una sotto stima da molti osservatori economici regionali. La comunità internazionale (Unione Europea e Nazioni Unite comprese) non si è mai preoccupata di mettere sotto embargo il ragioniere della mafia nè di limitare i suoi viaggi internazionali, almeno quelli con destinazione Svizzera.

Lo scandalo di corruzione della SOGEA SATOM è solo la punta dell’iceberg dei malaffari Made in France.  La corruzione ovviamente avvantaggia il regime al potere aprendo una seria discussione sulla moralità degli affari occidentali nel continente nero.

Contemporaneamente alla visita in Etiopia del Presidente Sergio Mattarella, l’associazione Survival International (movimento mondiale in difesa dei popoli indigeni) ha presentato istanza giudiziaria all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) contro la società di costruzioni italiana Salini Impregilo SPA in merito alla costruzione della diga Gilbel Gibe III, la più grande centrale idroelettrica di tutta l’Africa, situata nella valle dell’OMO, inserita dall’UNESCO nel patrimonio dell’umanità. Secondo l’istanza di Survival International la costruzione della diga avrebbe messo fine alle esondazioni stagionali del fiume Omo, causando la siccità e il ciclone El Nino mettendo a rischio direttamente e indirettamente la sopravvivenza di 300.000 persone. In Italia il crimine contro l’umanità è stato denunciato dall’ormai scomodo giornalista Andrea Spinelli Barrile sulle pagine di ‘IBTimes Italia

Nel caso specifico del Burundi, la corruzione e gli investimenti europei finanziano un genocidio in atto, oltre al ‘Signor Ndimwo‘, come viene chiamato Nkurunziza. Ndimwo tradotto in italiano significa ‘sono dentro a tutti gli affari’. Dal 2011 la maggioranza degli imprenditori internazionali hanno abbandonato il Burundi. Le rare società straniere che lavorano ancora in Burundi restano per un solo motivo: «Il Presidente della Repubblica Pierre Nkurunziza è in qualche modo azionario di queste società che devolvono immense fortune al CNDD-FDD», denuncia senza mezzi termini il Collega giornalista Jean-Pierre Nzomambona, ricercato dal regime FDLR-CNDD con l’obiettivo di eliminarlo. Anche gli imprenditori burundesi non sono risparmiati e devono versare il pizzo al Signor Ndimwo e al partito al potere. Ora la situazione si è aggravata in quanto a pretendere il pizzo ci sono anche i terroristi ruandesi delle FDLR. «Gli imprenditori stranieri che operano in Burundi sono delle vacche da mungere e devono pagare se vogliono continuare a fare affari nel Paese», spiega Nzomambona. Non ci sono eccezioni. Secondo il giornalista burundese tutti devono pagare il pizzo, anche i rari imprenditori italiani che ancora si ostinano a fare affari nel Paese.

 

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