mercoledì, Agosto 4

Burundi, chi fa mangiare Nkurunziza?

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Kampala – Il sostegno politico e finanziario offerto dalla Francia al regime di Pierre Nkurunziza e i suoi soci d’affari, il gruppo terroristico ruandese FDLR, è certamente dettato da obiettivi strategici: creare un baluardo francese nel cuore dell’Africa Orientale sotto influenza anglofona e gettare le basi per la riconquista del Rwanda che, nella visione coloniale di Parigi, deve ritornare alle ‘passate glorie’ HutuPower. Eppure le esigenze geostrategiche da sole non possono spiegare come un Paese europeo pieno di debiti e sull’orlo del fallimento economico spenda milioni di euro per fornire armi, munizioni alle milizie Imbonerakure e pagare parte delle spese correnti dell’Amministrazione del regime FDRL-CNDD. La visione geostrategica di qualsiasi potenza mondiale è legata agli interessi economici nella regione. Gli Stati Uniti non spenderebbero energie nella protezione di Israele e nel creare continue guerre se nel Medio Oriente vi fosse solo sabbia e non petrolio. Stesso dicasi della Francia in Burundi. Seppur sia vero che è uno dei Paesi più poveri dell’Africa, gli aiuti internazionali e le miniere di nichel rappresentano una torta assai appetitosa. Se lo sfruttamento del nichel è sfumato per la Francia causa la decisione dell’ex Presidente di offrirlo al Sudafrica, rimangono, comunque, le opere pubbliche.

All’interno del progetto regionale di costruire un moderno network stradale per accelerare l’integrazione economica e il commercio  della Comunità Economica dell’Africa Orientale (East African Community – EAC) era prevista la riabilitazione della strada regionale Ruhwa-Nyamitanga-Bujumbura-Rumonge-Nyanza (Burundi) che termina a Kigoma (Tanzania). Lavori, finanziati dalla Banca Africana per lo Sviluppo, che sono stati affidati alla società francese SOGEA SATOM del Gruppo Vinci Construction. I lavori, per un valore di 32,7 milioni di euro, sono iniziati nel 2013. La SOGEA ha realizzato il tratto stradale Gitega-Nyangungu (fase due del progetto globale) a tempo record: 22 mesi. La strada a doppia corsia ha una larghezza di 6,5 metri con tre ponti in cemento. La SOGEA, con sede a Avenue Nyabisindu Bujumbura, aveva già effettuato nel 2011 la prima fase del progetto riabilitando 80 km di strada. Lavori di bassa qualità. Dopo sei mesi dalla inaugurazione del tratto stradale erano visibili crepe sull’asfalto e buche ciclopiche, costringendo il Governo a continue riparazioni del manto stradale. Stessa sorte il tratto affidato alla società francese nella seconda fase del progetto. La ‘frode‘ attuata (giocando sulla quantità di bitume e ghiaia originalmente prevista) non ha impedito al Direttore Generale delle Strade Desirè Masumbuko, e al Commissario della Polizia Alian Guillaume Bunyoni (sotto embargo economico della UE per crimini contro l’umanità), in veste di Consigliere del Presidente per la realizzazione delle opere civili, di sbloccare i 7 miliardi di Franchi Burundesi – BIF (3,9 milioni di euro) depositati dalla società francese come garanzie sulle opere. Il fondo era destinato a correggere eventuali errori tecnici. Ora le riparazioni (sempre più rare) sono a carico dei contribuenti burundesi.

Terminata la seconda fase, la SOGEA SATOM passa alla terza fase del progetto con la riabilitazione e costruzione della Strada Nazionale RN5 da Nyamitanga a Bujumbura. A questa fase, oltre alla Banca Africana partecipano finanziatori del Kuwait e del OPEP (Organización de Países Exportadores de Petróleo). La gara pubblica internazionale fu indetta alla fine del 2013 e i lavori previsti per l’inizio del 2014. Alla gara partecipano 27 ditte internazionali ma solo quattro presentarono le loro offerte. All’apertura delle buste l’offerta della SOGEA SATOM risultò la più costosa, 57 miliardi di BIF (32,5 milioni di euro). L’offerta più vantaggiosa era stata presentata da una società cinese. Costo preventivato 73 miliardi di BIF (21 milioni di euro).

‘I cinesi presentano costi ridotti ma le loro realizzazioni sono di scarsa qualità’, è il ritornello occidentale. Una realtà negli anni Novanta. Ma quello che è successo nel prime decennio degli anni Duemila è l’esatto contrario. Le ditte cinesi hanno aumentato la loro qualità raggiungendo quella occidentale, mantenendo però i costi relativamente bassi. Le ditte europee hanno, invece, ridotto sensibilmente la qualità di realizzazione aumentando i costi. Siamo arrivati alla paradossale situazione che molte ditte europee sono in prima linea a corrompere i governi africani e a realizzare opere a dir poco scadenti. La SOGEA SATOM non si sottrae dal nuovo trend degli imprenditori occidentali in Africa. Gli uomini individuati per far passare l’affare sono il Comandante della Polizia Bunyoni e Jean Marie Rumirije, un pezzo grosso del HutuPower. La gara d’appalto viene strutturata su misura della SOGEA SATOM, compreso l’autorizzazione ad avvalersi di ditte in sub appalto per i mezzi meccanici necessari per la realizzazione delle opere. Per essere sicura di vincere la gara la SOGEA SATOM versa a Bunyoni e a Rurumirije, su conti esteri, 12,5 milioni di euro. Un milione e duecento mila euro serviranno per ‘oliare’ la società egiziana di sorveglianza sul corretto svolgimento della gara d’appalto, rappresentata in Burundi dal Signor Mukararinda Evariste.

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