venerdì, dicembre 14

Burundi: ‘BBC’ svela le case mattatoio del regime La situazione è destinata a deteriorarsi in fretta, è già stata redatta la lista dei destinati al genocidio dei tutsi, nel Paese ve ne sono 1,5 milioni; un intervento militare non eviterebbe il genocidio

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Bujumbura, quartiere residenziale di Kinindo, Avenue Ntwarante n. 76, una classica villetta della borghesia burundese è stata trasformata in una delle tante case mattatoio, dove il regime HutuPower del Burundi tortura e uccide centinaia di tutsi al mese. La ‘BBC’ ha indagato su un video molto virale che circolava tra i social media nel dicembre 2016, dove si mostravano fiumi di sangue uscire dalle canalizzazioni dirette al sistema fognario della città. Dalle immagini si comprende che qualcuno all’interno della abitazione stava lavando il sangue versato sul pavimento. Dopo qualche istante il sangue si mischia con il detersivo. È in atto una pulizia, dopo un orribile macello per eliminare le prove.

Gli esperti della ‘BBC’, dopo aver attentamente analizzato il video, hanno confermato che non si tratta di un montaggio. Le scene sono originali. Quindi decide di pubblicare un’inchiesta, sul ‘BBC Africa Eye’, avendo finalmente le prove di quanto ha affermato, nel settembre 2017, un ex agente segreto burundese fuggito dal Paese. All’epoca testimoniò, davanti alla Commissione di Inchiesta ONU sul Burundi, che il regime aveva allestito, presso la capitale e in altre città, dei veri e propri centri segreti di tortura e detenzione. Dal 2015 al 2017 questi centri servivano per eliminare i dissidenti hutu e tutsi. Ora servono per massacrare con discrezione i tutsi. Spesso il regime requisisce abitazioni abbandonate da cittadini che sono fuggiti dal Paese per timore di venir uccisi, trasformandole in case dell’orrore.

La ‘BBC è riuscita a rintracciare il proprietario della casa oggetto del video, Prosper Kasi, un membro attivo dell’opposizione in esilio in Europa, assieme alla sua famiglia dopo il fallito golpe del maggio 2015. Kasi ha riconosciuto la sua casa. «Sono cresciuto in quella casa. Non posso sbagliarmi» ha affermato. Con il suo aiuto e alcune foto di famiglia all’interno della casa, esperti criminologi hanno ricostruito un modello virtuale dell’abitazione. Nel novembre 2015 la sua abitazione è mostrata in un video trasmesso dai media del regime che la spaccia per un magazzino di armi e munizioni dell’opposizione, emettendo un mandato di arresto su Prosper Kasi e i suoi familiari. La Polizia requisì la casa per le indagini. In seguito si scoprì che le armi erano state messe dalla stessa Polizia come atto di propaganda contro l’opposizione.

La ‘BBCè riuscita a rintracciare una persona della sicurezza privata che lavorava per un alto ufficiale dei servizi segreti burundesi noto come Koroka, autore di  diversi interrogatori e massacri avvenuti all’interno della casa. Il testimone ha dimostrato di conoscere nei dettagli l’abitazione. Koroka è il nome di battaglia del Vice Direttore dei Servizi Segreti burundesi, Alexis Ndayikenngurukiye, noto estremista HutuPower vicino a Nkurunziza e ai terroristi ruandesi FDLR, accusato dalla società civile burundese di gestire un vasto network di centri di detenzione segreti, sparsi per il Paese, in stretta collaborazione con i genocidari ruandesi delle FDLR. «Koroka non ha mai ucciso i detenuti. Impartisce solo l’ordine ai suoi sottoposti: Kora! (lavora). Mediamente la casa a Kinindo conteniene 20 prigionieri. Gli interrogatori avvengono nel salone dove iniziavano le torture. Spesso dopo aver ottenuto le informazioni Koroka ordina ai suoi agenti di sgozzare le vittime», afferma il testimone della BBC.

La ‘BBCè riuscita a rintracciare un sopravvissuto della casa a Kinindo, Pierre, nome inventato per proteggere la sua identità. Fu accusato nel 2015 di aver partecipato alle proteste contro il terzo mandato del Presidente Pierre Nkurunziza. Fu arrestato, portato nella casa degli errori e torturato selvaggiamente. Riuscì a fuggire, probabilmente dietro corruzione e lasciò immediatamente il Burundi. «Quando mi trovai all’interno della casa di Kinindo realizzai che ero già morto. Non pensavo di riuscire a fuggire. Ora che sono lontano sto lentamente tentando di dimenticare quello che mi è successo in quella casa. I prigionieri venivano interrogati e se Koroka non era soddisfatto delle risposte ordinava di frustrarli con un cavo elettrico per l’alta tensione. Nel novembre 2016, quando ero ancora detenuto nella casa, due prigionieri tentarono di scappare. Fermati dalle guardie furono riportati all’interno e furono trucidati come bestie. Sentii Koroka dare ordini agli aguzzini: ‘mettete i corpi di questi cani nei sacchi e portateli via’. Ero terrorizzato pensando di essere la prossima vittima».

Kasi offre una spiegazione sul sangue che esce dalla casa che si vede nel video. «C’è un bagno adiacente al soggiorno che ha un sistema di evacuazione delle acque all’esterno», probabilmente questo bagno è utilizzato per far evacuare il sangue delle vittime dopo il mattatoio. La ‘BBC ha trovato prove di altre case degli orrori presso la capitale. Una di esse è una ex pasticceria, nel quartiere di Mutambura. Nello stesso quartiere molti oppositori vengono uccisi in un bar chiamato Iwabow’abantu di proprietà di Alexis Ndayikenngurukiye alias Koroka. Quando avvengono gli omicidi all’interno del bar le urla vengono coperta dalla musica a tutto volume.

La ‘BBCha contattato direttamente le autorità burundesi e Alexis Ndayikenngurukiye per chiedere spiegazioni, trovando un muro di silenzio. Il Governo si è limitato a riproporre la smentita fatta il 29 dicembre 2016 da Pierre Nikurikiye, portavoce del Ministero della Sicurezza, per negare le prove mostrate dal video che circolava sui social media internazionali: «Non esistono case di tortura in Burundi. Sono solo calunnie prive di prove».  Per l’occasione i media del regime pubblicarono in rete le immagini della casa di Kinindo che ritraevano un ambiente tranquillo.  Dinnanzi alle insistenti richieste di intervista sull’argomento avanzate dalla ‘BBC’, il regime ha dichiarato la sua volontà di non concederle, etichettando il reportage denuncia come una teoria del complotto. Di diverso parere le Nazioni Unite e la Corte Penale Internazionale, che hanno inserito il video tra le varie prove sui crimini contro l’umanità commessi in Burundi, inserendo Alexis Ndayikenngurukiye nella lista dei indagati per un futuro tribunale di Norimberga africano.

«Ora che le proteste popolari sono state represse si può pensare che nel Paese regni la pace, come afferma il Governo. Al contrario, questo è per il regime il momento migliore per portare avanti i massacri senza che nessuno lo noti. Hanno lunghe liste di persone da eliminare. Tra esse compaiono soldati, ufficiali, poliziotti, impiegati pubblici, insegnanti, semplici cittadini, sospettati di sostenere l’opposizione o accusati di non sostenere adeguatamente il partito al potere. Stanno utilizzando delle case private requisite dal Governo per portare avanti un massacro sistematico della popolazione. Credetemi, non rimarrà nessuno vivo di quella lunga lista»,  testimonia alla ‘BBC’ un altro ex agente segreto scappato dal Burundi nel giugno del 2018.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, nel settembre 2017 ha pubblicato un dettagliato rapporto sulle pulizie etniche in atto in Burundi, che ha aperto la strada per l’inchiesta presso la Corte Penale Internazionale, dove il Presidente e l’intero Governo sono sospettati di crimini contro l’umanità. Il rapporto ONU è stato possibile grazie al lavoro certosino di associazioni per la difesa dei diritti umani e giornalisti che operano nel Paese in clandestinità, coordinati dal ex Presidente Pierre Buyoya, su cui ora il regime ha spiccato un mandato di arresto internazionale non riconosciuto dall’Unione Africana. Il rapporto evidenzia che il regime ora uccide i suoi stessi uomini degli squadroni della morte per paura che testimonino i crimini contro l’umanità. Questo è stato confermato alla ‘BBC’ dagli ex agenti segreti che sono riusciti a scappare dal Paese per evitare di essere eliminati.

La situazione sembra destinata ad un rapido deterioramento.
La scorsa settimana il regime ha tentato di assassinare Ngwasa Omuyaya, uno dei leader dell’ala politica del Fronte Nazionale di Liberazione FNL i cui guerriglieri sono stazionati all’est del Congo, e recentemente si sono uniti con il FOREBU e il RED Tabara per formare una coalizione armata contro Nkurunziza. Ora Ngwasa vive auto-recluso presso la sua abitazione, protetto da una moltitudine di militanti FNL. Secondo una nostra fonte che opera come informatore clandestino in Burundi, nel luglio 2018 si è svolta una riunione segreta tra Nkurunziza, le Imbonerakure e i terroristi ruandesi delle FDLR dove si è parlato di adottare una nuova Costituzione che sostituisca quella nata dagli accordi di pace di Arusha del 2000 e si è decisa una nuova ondata di pulizia etnica contro soldati e ufficiali tutsi, adducendo come scusa l’assassinio del Presidente Melchior Ndadaye avvenuto nel 1993.

Questa ondata di repressione contro i soldati tutsi sarebbe una misura preventiva per evitare un colpo di Stato in appoggio alla coalizione ribelle FNL, FOREBU e RED Tabara. Ci sarebbe un altro obiettivo, più sinistro: eliminare ogni probabile forma di resistenza armata interna in previsione del genocidio. La lista, originalmente redatta per eliminare gli oppositori politici, ora è stata estesa ai civili tutsi. Secondo il nostro informatore, la lista avrebbe raggiunto i 284 mila nomi e sarebbe solo l’inizio. I servizi segreti sono stati incaricati di censire tutti i tutsi che vivono nel Paese, le loro abitazioni, i posti frequentati, le loro abitudini, i loro amici per inserirli nella lista del genocidio e per poterli facilmente colpire quando giungerà il momento.

Non si conoscel’ora X’, ma le nostre fonti affermano che il regime è talmente disperato e folle che sta seriamente pianificando il genocidio dei tutsi.
Le Imbonerakure e i terroristi ruandesi delle FDLR sono pronti. Ora occorre aizzare le masse hutu che fino ad oggi hanno rifiutato di attuare il genocidio già ideato e tentato nel novembre 2015. La comunità internazionale è al corrente dell’accelerazione della pianificazione del genocidio, minaccia costante fin dall’inizio della crisi politica in Burundi.

Piani di invasione militare erano stati inseriti dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo, nell’Operazione Isolamento e Distruzione contro il regime di Kabila in Congo. Collateralmente alla invasione del Congo si prevedeva un blitz militare in Burundi per destituire il regime ed annientare le Imbonerakure e FDLR. Ma tutto si è fermato. Al momento la coalizione ribelle è in attesa al di là della frontiera, nell’est del Congo, dopo aver attuato una serie di attacchi contro il regime, tra settembre ed ottobre. Ma l’ordine di entrare in Burundi non giunge da Kigali, il Rwanda  è coinvolto in una guerra segreta con il Burundi e il Congo.

Paul Kagame, nonostante sia il Presidente dell’Unione Africana, sarebbe ostacolato da vari Paesi membri bantu come la Tanzania, storicamente ed etnicamente legati agli hutu, che ancora sperano di poter far ragionare il regime, nonostante abbia abbandonato ogni colloquio di pace con l’opposizione. Molti attori internazionali rimangono passivi, anche a causa della protezione al regime offerta da Mosca e Pechino, contando sulla particolarità della società burundese meno afflitta dalla divisione hutu tutsi rispetto al Rwanda. Una particolarità che fino ad ora ha impedito al regime di lanciare il genocidio. La situazione sta degenerando, e il regime sta lavorando intensamente per distruggere questa particolarità e iniettare tra le masse hutu l’odio etnico contro i tutsi, necessario per realizzare l’Olocausto.
Secondo alcuni esperti militari ugandesi, la situazione si è deteriorata a tal punto che anche un intervento militare non eviterebbe il genocidio.   «Per evitare il genocidio si doveva intervenire nel 2015, o non più tardi del primo semestre del 2016. Ora il regime, seppur isolato a livello internazionale e al collasso economico, ha il pieno controllo del Paese tramite le FDLR e le Imbonerakure. Le potenze civili e democratiche della regione si trovano dinnanzi ad un orribile dilemma. Invadere il Paese con il rischio di far scatenare il genocidio o restare neutrali con il rischio che il genocidio venga comunque consumato», sostengono le nostre fonti. Giungono notizie di centinaia di tutsi che stanno tentando di fuggire dal Burundi attraversando frontiere poco controllate con il Congo, Rwanda e Tanzania, tra cui amici di vecchia data, preziose fonti di informazioni della nostra testata, che temono che ‘l’ora X’ si stia avvicinando. In Burundi ci sono circa 1,5 milioni di tutsi.

Pierre Nkurunziza è figlio della singolarità etnica burundese che ha sempre privilegiato l’appartenenza collinare rispetto a quella etnica, essendo di madre tutsi e padre hutu. Nonostante ciò, il dittatore burundese nutre un odio atavico contro i tutsi, che lo sta spingendo verso la soluzione finale. Proprio come Adolf Hitler che nascose le sue origini ebree. Secondo recenti ricerche il padre del genocidario nazista, Alois Hitler, era figlio illegittimo di una cameriera e di un giovane ebrea di nome Frankemberger. Una seconda pista, considerata la più probabile, rivela che la madre di Hitler, Klara Schicklgruber, provenisse da una famiglia ebrea convertita al cattolicesimo sotto il regno dell’Imperatrice Maria Teresa che concesse la cittadinanza austriaca.

Il rischio di genocidio è sempre più vicino in Burundi. Mercoledì 5 dicembre il Governo illegittimo ha ordinato la chiusura del ufficio del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Tutto il personale espatriato deve lasciare il Paese entro due mesi, mentre il personale burundese è stato schedato dai servizi segreti. Si temono pesanti ripercussioni sulla loro sicurezza personale. L’ordine di chiusura è stato consegnato all’Alto Comissario ONU per i Diritti Umani a Ginevra, Michelle Bachelet.

Le reazioni delle Nazioni Unite sono state ferme e chiare. «Il Governo del Burundi sta diventando sempre più radicale fino ad arrivare a sfidare la comunità internazionale e le leggi in tutela dei diritti umani di base», afferma un comunicato emesso dalle Nazioni Unite. Nostre fonti informano che le Nazioni Unite a breve chiederanno una riunione straordinaria sul Burundi al Consiglio di Sicurezza.
Identico provvedimento potrebbe essere rivolto agli espatriati delle ONG straniere a cui lo scorso ottobre si sono viste congelare i conti correnti bancari in valuta estera che sono stati svuotati dal regime per pagare i mercenari ruandesi delle FDLR.  Emblematica la data scadenza del ultimatum per la chiusura degli uffici ONU in Burundi: due mesi. E dopo che i testimoni scomodi saranno usciti dal Paese cosa succederà?

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