sabato, Maggio 8

Burundi, un avvocato belga dice: ‘So chi ha ucciso le 3 suore italiane’ Nell'audio, che diffondiamo in esclusiva per l'Italia, dice che sarebbero custodite anche presso il quartiere generale dei servizi segreti a Bujumbura

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L’avvocato Bernard Maingain inviò le prove ricevute, comprese quelle relative all’assassinio delle tre suore italiane, sia alle autorità burundesi che alle Nazioni Unite. Il regime burundese in un primo momento assicurò l’avvocato belga che avrebbero aperto una inchiesta, ringraziandolo per il suo contributo. Successivamente l’avvocato Maingain fu contattato da un’altro agente segreto che affermava di voler disertare e fuggire dal Burundi. In cambio di un aiuto l’agente consegnò all’avvocato un video che doveva essere la prova inconfutabile di esecuzioni di massa di civili burundesi.

Maingain, ormai troppo coinvolto emotivamente nelle drammatiche vicende del Burundi, fece una superficiale verifica del video e lo pubblicò in rete, contattando le Nazioni Unite per consegnarlo. Era l’epoca in cui erano state scattate delle foto satellitari di fosse comuni in Burundi e il Governo di Bujumbura negava spudoratamente l’esistenza di un piano organizzato di sterminio di oppositori politici e di molti civili appartenenti alla minoranza sociale tutsi. Maingain pensò che la pubblicazione del video potesse scuotere l’opinione pubblica internazionale e spingere le potenze mondiali ad intervenire in Burundi per porre fine al massacro in atto. Il video fu trasmesso anche dai telegiornali belgi.

L’agente segreto risultò una spia inviata dal ex Presidente Nkurunziza che non aveva alcuna intenzione di disertare, ma di mettere in inganno l’avvocato belga fornendogli un video falso per rovinare la sua reputazione e credibilità internazionale. Il video risultò falso. Ritraeva delle esecuzioni avvenute 15 anni prima in Nigeria. Maingain fu costretto ad ammettere di essere stato vittima di una abile operazione di contro informazione e i telegiornali belgi si scusarono con il pubblico e il Governo burundese per aver trasmesso un video senza verificarlo, solo sulla base delle assicurazioni ricevute dall’avvocato. Maingain da allora ha limitato se non azzerato i suoi interventi pubblici sul Burundi. Operazioni di blackmail per depistare le indagini sulle violazioni dei diritti umani e sul caso delle tre suore italiane, furono tentate dal Governo burundese anche verso varie associazioni internazionali e media occidentali.

Secondo fonti di informazione burundese i due agenti segreti che contattarono Maingain sarebbero stati strettamente collegati con i due agenti segreti autori delle confessioni radiofoniche trasmesse da ‘Radio Popolare Africana’, nelle quali si sosteneva che l’omicidio delle tre suore era stato ordinato dal Governo burundese per motivazioni politiche. Identica pista, quella dell’omicidio di Stato, fu seguita dall’avvocato belga.

Secondo le stesse fonti le prove ingenuamente consegnate al Governo burundese dall’avvocato belga non sarebbero state distrutte, ma tutt’ora conservate presso gli uffici dei servizi di sicurezza a Bujumbura. Se questo corrisponde a verità non si comprende il motivo per il quale si conservano prove che dimostrano un omicidio di Stato. Forse vengono conservate per ricattare terzi attori coinvolti nel massacro? magari stranieri?

Nonostante che il direttore di Radio Popolare Africana, Bob Rukirika, e l’avvocato belga Bernard Maingain, abbiano sostenuto di aver prove inconfutabili sui mandanti e sulle ragioni politiche del triplice omicidio non si sa se la Procura di Parma li abbia contattati per chiedere di poter visionare tali prove, nè se Rukirika e Maingain abbiano mai contattato le autorità italiane per offrire la loro collaborazione. Nessuno conosce cosa contenga veramente il dossier che sarebbe stato consegnato alle Nazioni Unite dall’avvocato belga.

Più passa il tempo e maggiori sono le probabilità che diventi impossibile scoprire la verità sul triplice omicidio di Olga, Lucia e Bernadetta, causa ostacoli e omertà e prove che non possono essere esaminate, che rendono tutti gli indizi che convergono sull’omicidio di Stato solo delle ipotesi.

L’unica possibilità è che le Nazioni Unite decidano di consegnare alle autorità italiane le prove ricevute dall’avvocato Maingain (se queste esistono veramente) o che queste prove vengano rinvenute presso il quartiere generale dei servizi segreti a Bujumbura, miracolosamente scampate alle classiche operazioni di distruzione dei documenti che precedono di poche ore la caduta di ogni regime. Se una delle due possibilità si realizzasse con tutta probabilità si potrebbe chiudere il caso avendo definito sia esecutori che mandanti e complici, sia burundesi che, se esistono, internazionali.

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