lunedì, Agosto 15

Burundi: al referendum di Nkurunziza voti SI con la pistola puntata delle Imbonerakure Il regime sta utilizzando polizia e milizie Imbonerakure per costringere con la forza la popolazione a partecipare al referendum

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Il governo burundese nega ogni accusa, affermando che si tratta solo di volgare propaganda dell’opposizione ripresa da giornalisti occidentali faziosi e di parte. La Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha informato i Media regionali che al 19 febbraio 5.000.742 cittadini si sono iscritti alle liste referendarie. “Questo è un risultato inaspettato che sottolinea l’interesse della popolazione a partecipare al processo democratico del Paese e a esercitare il proprio diritto di contare nelle scelte politiche nazionali”, afferma Pierre-Claver Ndayicariye, Direttore della CENI e amico intimo della First Lady Denise Nkurunziza.

L’iscrizione obbligatoria sotto minaccia armata ha attirato l’attenzione dei Media internazionali riuscendo però a offuscare una notizia ben più grave.  Una inquietante testimonianza di cosa sta avvenendo nel Paese ci è pervenuta dalla redazione di Agakemanyi, un sito di informazione curato da studenti universitari. Nei comuni di Mutaho, Bugendana, Gihogazi e Gitega si segnala una presenza in forze dei terroristi ruandesi FDLR che hanno partecipato alla campagna di intimidazione rivolta alla popolazione per iscriversi alle liste referendarie. Lo scorso 12 febbraio i miliziani burundesi Imbonerakure scortati da miliziani FDLR armati hanno sfilato per le strade del comune di Mutaho gridando: “Accettiamo il terzo, quarto, quinto mandato presidenziali di Nkurunziza. Faremo sparire tutti coloro che si opporranno”.

Non sono queste intimidazioni (perpetuate su tutto il territorio nazionale) a preoccupare gli osservatori e gli attivisti dei diritti umani ma le testimonianze di addestramenti militari e distribuzione di armi alle Imbonerakure, operazioni gestite dai terroristi ruandesi FDLR. Le Imbonerakure, (ufficialmente l’ala politica del partito al potere CNDD-FDD) contano 30.000 iscritti. Un primo nucleo combattente di 3.000 iscritti fu addestrato dalle FDRL nel 2014 nel Sud Kivu, Congo e partecipò alla sanguinosa repressione delle manifestazioni popolari contro il terzo mandato di Nkurunziza nell’ aprile – giugno 2015. Un secondo gruppo di iscritti (circa 4.000) sarebbe stato addestrato tra il 2016 e il 2017. Da un mese nei comuni di Mutaho, Bugendana, Gihogazi e Gitega almeno altri 6.000 Imbonerakure avrebbero ricevuto armi, equipaggiamento, divise dell’esercito, della polizia e addestramento militare.

Secondo fughe di notizie i terroristi ruandesi FDLR, che dal 2015 controllano di fatto il sistema di difesa burundese e in parte la vita politica del Paese, starebbero portando avanti un vasto programma di addestramento e distribuzioni di armi che dovrebbe coinvolgere in totale circa 10.000 Imbonerakure. I miliziani burundesi sarebbero stati informati del nuovo compito che gli sarà assegnato a breve. Secondo nostre fonti le FDLR avrebbero intenzione di preparare le Imbonerakure a sostituire esercito e polizia nella difesa e controllo del territorio mentre gli effettivi dell’esercito e della polizia saranno impegnati in una non precisata guerra che sarebbe imminente.

Non si riesce a comprendere di quale conflitto si stia parlando. Vari osservatori concordano nel ipotizzare una necessità delle FDLR di convogliare esercito e polizia burundesi a rinforzo delle FDLR nel Nord e Sud Kivu per contrastare l’offensiva militare degli eserciti congolese e ugandese che dal 22 dicembre 2017 stanno tentando di distruggere il gruppo terroristico per eliminare la concorrenza nella nuova gestione del traffico illegale dei minerali preziosi. A distanza di due mesi dall’offensiva che sta coinvolgendo le Province del Sud Kivu, Nord Kivu e Ituri, le FDLR, ben armate da Francia e Burundi, si stanno rivelando difficili da eliminare. I reparti dell’esercito ugandese si starebbero progressivamente disimpegnando per concentrarsi nella regione di confine al Nord Kivu nel tentativo di creare una presenza permanente tesa a sostenere l’obiettivo del Presidente Museveni di prendere il controllo dei giacimenti di petrolio congolese presenti nella zona. L’esercito congolese: FARDC, secondo fonti locali, starebbe subendo delle sconfitte militari e l’esito della offensiva militare rimane incerto.

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