mercoledì, Ottobre 20

Burocrazia: Monsù Travet è guaribile, ma… La burocrazia è una mentalità, in parte derivante dalla vecchia idea dello Stato piemontese, secondo la quale la pubblica amministrazione deve impedire al cittadino, normalmente ladro, di rubare. Serve la rivoluzione copernicana di Colao

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Non so se il cosiddetto decreto semplificazioni approvato il 28 maggio servirà a molto, ne dubito. Dubito, infatti, moltissimo che nonché lo stesso Mario Draghi, i ministri che dovrebbero dargli un aiuto per fare le cose come si deve, siano minimamente all’altezza. La stessa fissazione, già di altri predecessori di Draghi stesso, di dare nomi alle leggi, magari in inglese per fare vedere come erano bravi, è prova che anche Draghi sta per essere inghiottito nel gorgo folle della burocrazia, di quella vera, incontrollabile e incontrollata.

La burocrazia è, prima di tutto, una mentalità, in parte derivante dalla vecchia idea dello Stato piemontese (e non solo), secondo la quale la pubblica amministrazione deve impedire al cittadino, normalmente ladro, di rubare. Questa è la mentalità ora fatta propria alla grande dagli stellini giustizialisti e occhiuti -per gli altri, beninteso, Grillo docet, no? Questa mentalità occhiuta, si nutre di controlli, di valutazioni, di timbri e di competenze, intese come gelosie.
Immagino che qualcuno ricordi ancora quella stupenda commedia di Vittorio Bersezio (‘Le miserie ‘d Monsù Travet‘) sull’impiegato tartassato e maltrattato da tutti, ma specialmente dai suoi superiori, che io ricordo sempre assieme all’altra, che secondo me la completa: ‘I burosauri‘ di Silvano Ambrogi. L’impiegato vessato che fa malvolentieri il suo lavoro, solo per fare vedere al suo capo che ha ‘passato’ le carte, capite o meno che le abbia, e che poi, sulla sua scrivania crea un regno, dove combatte per la gomma per cancellare e la matita rossa. Ma quello è il suo regno, è la sua vita. Che si conclude con l’uscita dall’ufficio, dove la vita è un’altra cosa, benché ‘frutto’ di quella dell’ufficio. Sorvolo su Paolo Villaggio: un genio, ma troppo avanti per la nostra burocrazia e il nostro ‘potere’.

Contro questa visione distorta e volgare, anche sicuramente umiliante, delburocrate‘, appunto, i sindacati o il sindacalismo -insomma chiamatelo come volete- non ha combattuto mai per migliorare qualità, competenza, conoscenza, ma specialmente coscienza. Si è in qualche maniera isolata quella scrivania sia dal mondo dal quale era già isolata, sia dal capo, sia dal terminale, il cittadino, ormai ladro e suddito, e progressivamente solo suddito -il ladro in ultima analisi in questo Paese piace. Le ‘rivendicazioni’ sono spesso fondate su quello: qualche minuto di lavoro in meno, una pausa caffè in più, due fascicoli in meno da trattare, ecc.
Non dico che così sia tutta la burocrazia, per carità. Dico però che la deresponsabilizzazione e l’indifferenza all’interesse comune, del quale il burocrate dovrebbe essere il principale tutore, sono stati la bussola, se così si può dire, della burocrazia, dei burocrati e di chi li organizza. E spesso -lo dico con coscienza di causa, non per farmi qualche amico- spesso sono proprio i burocrati quelli che per primi soffrono della deresponsabilizzazione, ma vengono isolati.

In questa bulimia delle forme e degli atti formali (il timbro, la firma, il visto, il protocollo), nessuna responsabilità verso l’utente finale. Il burocrate non solo non sa, ma non vuole nemmeno sapere a che serve la sua attività, non gli interessa, a lui basta fare ciò per cui è pagato per fare: se si tratta solo di mettere un timbro, lui lo mette, e non si cura di controllare se mettendolo copre lo scritto sul documento. E l’utente, che sarebbe un cittadino ma in realtà è un suddito, non può nemmeno sapere dove ‘sta la sua pratica’, chi la gestisce, che problemi ci sono. E non può chiederlo, perché sa bene che rischia che tutto si complichi anche di più: “quello è uno scocciatore”, e magari “vedi se gli trovi qualche problema in più”.
Ripeto, la burocrazia non è solo questo. E ripeto anche, molti burocrati sono tra i primi a soffrirne, sono i primi che ti dicono quella regola è cretina o sbagliata, ma sono gli ultimi disposti a muovere anche solo un dito per cambiarla, anche perché il burocrate che gli siede al fianco, se lo sente dire così ringhia e non si limita a ringhiare.

Ma tutto ciò è ben chiaro, non accade per caso, anzi. Tutto ciò è, ed è stato, strettamente funzionale al peggior ceto politico che un Paese moderno abbia mai avuto: il nostro. Che di una burocrazia inattiva si è avvalso per i propri giochi. Giochi che, alla fine, hanno portato essi stessi e con loro l’intero Paese allo sfascio dove sono, dove siamo oggi.
La legge Bassanini, ha solo ridotto il potere apparente dei politici, scaricandone una parte sulle spalle dei burocrati. Avete letto bene, ‘scaricando’, perché il risultato finale oggi è che anche il semplice Travet si sente in pericolo. Prima talvolta (e solo talvolta) pagava qualche politicante; ora possono (o temono di potere) pagare anche i Travet … “e chi me lo fa fare di prendere una decisione, una iniziativa se poi mi arrivano addosso e mi arrestano?” In compenso una mazzetta di pochi soldi, perché no?
E che fanno i politici? Nulla, anzi, peggio, fanno regole su regole, spesso suggerite dagli stessi burocrati, pastoie su pastoie, e l’unica cosa che cercano disperatamente di fare (e in parte ci stanno riuscendo) è tagliare le unghie (peraltro ormai molto smussate) alla Magistratura perdifenderei burocrati dai Magistrati: ne abbiamo un esempio vivido in questi giorni, quando i medici che fanno i vaccini, si preoccupano assai che se qualcosa va storto, possano averne loro le conseguenze. E che fanno in risposta i politici? Cambiano le regole sulla responsabilità, anzi, peggio, dispongono una eccezione, aggiungono un orpello, una lungaggine e una … deresponsabilizzazione.

Il luminoso progetto Bonafede, aggiustato dalla Ministro Marta Cartabia, almeno una cosa la produrrà: la decisione politica (del Parlamento o del Governo, non cambia) su quali reati perseguire e quali in conseguenza no. Perché solo un imbecille non capirebbe che dire di perseguire ‘prima’ certi reati, equivale a dire di ‘non’ perseguire gli altri. Pensate che gioia: uno che ha subito un piccolo furto … va dal camorrista più vicino -e questo lo sappiamo tutti, eh!
È, però, significativo che a nessun politicante di Governo e non, sia venuta in mente una idea così semplice come quella, intanto che Brunetta ci pensa, di chiedere a tutti, ma proprio tutti i dipendenti, a tutti gli uffici, a tutti i capiufficio, eccetera, intanto di attuare nel proprio ufficio, sulla propria scrivania, la semplificazione possibile, eliminare la ridondanza inutile … magari in autonomia.
Perchè la burocrazia è così, io credo. Se le dai fiducia, ma fiducia davvero, e ci metti persone di qualità responsabilizzandole, collabora, e talvolta risolve, se non teme di diventare il capro espiatorio, o se, collaborando, non crea invidia e dissenso negli accidiosi di turno. Se non collabora, invece, diventa un’ossessione.

Faccio un esempio banalissimo. Che il sistema fiscale italiano faccia schifo è più che ben noto, così come è anche più che ben noto e comprovato, che i dipendenti del fisco, se vogliono, ti scoprono anche i peli sulla lingua. Ora si è deciso da un po’ che le spese mediche di ogni genere siano deducibili dalle imposte (non tutte le altre, ma questo è un altro discorso, purtroppo) e se paghi con uno strumento elettronico (nonostante la contrarietà di Renzi) non occorre nemmeno una documentazione perché sono quasi tutte documentate nel cosiddetto cassetto fiscale (ammesso che uno sappia come aprirlo), ma: se certe prestazioni mediche le paghi ad esempio con carta di credito, non basta la ricevuta (che già non sarebbe necessaria) occorre anche lo scontrino della banca. Mi spiegate perché? Non si sa: la burocrazia. Qualcuno deve averlo pensato, ma siccome non si permette al Travet di pensare, quello non se ne cura.

L’unico che, a mia conoscenza, sembra aver capito la logica è, l’ho già detto, il Ministro Vittorio Colao, che ha proposto una rivoluzione: chiediamo alla burocrazia (mi permetterà il Ministro se interpreto a modo mio) di aiutare, di suggerire, di collaborare, e magari di aiutare a fare ciò che un cavillo proibirebbe ma non lede nulla, ma poi se sgarri di unette‘, te ne penti per tutta la vita. Sarebbe una rivoluzione copernicana, renderebbe la burocrazia parte del meccanismo di sviluppo, trasformerebbe il burocrate nella faccia amica dello Stato e non nella faccia arcigna e renderebbe alla fine molto più difficile l’abuso, per l’inevitabile controllo reciproco. Ovviamente libererebbe la Magistratura da perdite di tempo infinite.
Ma per farlo occorrono due cose: coraggio da leone, e fin qui forse qualche politico coraggioso a cercarlo si trova; decisa e decisiva volontà di stroncare l’abuso, e qui, a parte un politico disponibile che non lo trovi neanche a cercarlo col lanternino, hai contro l’intero establishment (visto? so anche io l’inglese) e escludo che Confindustria, Confartigianato, ‘Con’ quello che volete e, temo, anche sindacati lo vogliano, vogliono, forse, libertà ‘dalle’ regole e non ‘nelle’ regole. E per farlo, la burocrazia migliore è proprio questa che abbiamo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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