domenica, Novembre 28

Burkina Faso, una democrazia da cancellare

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Le indagini sull’attacco terroristico del 15 gennaio stanno rivelando particolari inquietanti. Si ha la netta sensazione che l’attacco sia stato permesso da qualcuno che sapeva ma non ha informato le autorità burkinabè. I tre terroristi (non quattro come si presumeva) sono noti a livelli internazionale e sopratutto dalla Francia. Trattasi di Al-Battar Al-Ansari, Abu Muhammad al-Buqali e Ahmad Al-Fulani. I primi hanno combattuto in Libia e l’ultimo anche in Siria per conto di Al-Qaeda Magreb Islamique su copertura francese. Il 15 gennaio i tre terroristi avevano preso una camera al Hotel Spendid e vi hanno dimorato fino alle 19:30 ora dell’attacco. In una loro visita alla vicina moschea sono stati riconosciuti ma qualcuno ha impedito che l’informazione giungesse alla polizia. I loro corpi dopo la fuga succeduta al macello sono stati ritrovati in un bar della via Kwame N’Krumah. Sono stati abbattuti dalle forze di sicurezza seconda una versione o dalle squadre antiterrorismo francesi che garantivano il supporto all’operazione di liberazione degli ostaggi secondo un’altra versione. Abbattere i terroristi quando possono essere catturati ed interrogati sembra essere diventata una specialità tutta francese fin dal primo attacco parigino alla sede del settimanale umoristico Charlie Hebdo.

Il giorno dell’attentato nella piccola ma strategica città di Tinakof, nord del Burkina una pattuglia di gendarmi viene attaccata con tiri di RPG. Nello stesso momento una coppia di australiani viene rapita sempre nel nord del Paese dove vivevano da oltre 40 anni. Si sospetta che siano ostaggi di un gruppo terroristico denominato Emirato del Sahara affiliato ad Al-Qaeda Magreb Islamique e controllato Belmokhtar il terrorista algerino usato dai servizi segreti francesi in Libia e Siria.

L’attacco terroristico è collegato ai fatti di sangue dello stesso giorno. La matrice e i mandanti sono comuni. Apre inoltre una stagione di voluta instabilità della Burkina Faso. Una instabilità che non ha tardato a dimostrarsi reale. Venerdì mattina 22 gennaio a Yimdi, periferia occidentale di Ouagadougou, un deposito di armi dell’esercito è stato attaccato da un commandos che è riuscito a sopraffare le guardie e a prelevare un ingente quantitativo di armi. Si pensa che gli autori dell’attacco sia ex soldati della Guardia Presidenziale di Compaorè, tutti formati in Francia.

Secondo vari esperti africani il governo democratico burkinabè non avrà vita facile e il Paese vedrà altri lutti e altro sangue innocente scorrere in quanto la linea politica intrapresa dal nuovo presidente porta direttamente a scontrarsi con gli interessi francesi. Parigi sembra aver deciso di adottare una strategia di destabilizzazione utilizzando contemporaneamente terroristi islamici e truppe ancora fedeli al regime di Compaorè sospettati di avere le loro basi in Costa d’Avorio. Il nuovo governo è consapevole di tutto ciò e tenterà di prendere misure adeguate forse spingendosi a chiedere la chiusura della base militare francese che da anni controlla il paese.

Al momento è prematuro affermare se questi sospetti siano veramente fondati anche se gli indizi che portano a Parigi sono troppi per essere ignorati. Quello che è sicuro è il successo ottenuto dalla Francia per impedire alla giustizia della Burkina Faso di effettuare il processo contro il dittatore Compaorè. L’ex assassino di Thomas Sankara ha contratto un matrimonio di comodo con una donna ivoriana e subito ha acquisito la cittadinanza beneficiando della piena protezione dello Stato che non prevede l’estradizione di un suo cittadino. Un rispetto che non tiene in considerazione le leggi internazionali esattamente come succede negli Stati Uniti. La magistratura burkinabè ha convocato gli avvocati difensori di Compaorè per una udienza preliminare. Ora avranno solidi argomenti in difesa del loro cliente, nuovo cittadino ivoriano. Alla magistratura non resterà che processare il sanguinario dittatore amico della Francia in contumacia…

Giove di 21 gennaio il presidente Kaborè ha ricevuto la visita ufficiale del presidente ciadiano Idris Deby Itno. Durante la visita sui luoghi del massacro Deby ha condannato l’atto promettendo una lotta comune contro il terrorismo. Una frase che non suonerà bene alle orecchie francesi visto che il Ciad vuole a tutti i costi ottenere l’indipendenza economica dalla Francia uscendo dal sistema finanziario FCFA. Il Ciad tenta di creare un fronte comune conscio che sarà il prossimo obiettivo, già inserito nelle colonie ribelli da domare nei territori d’oltremare.

 

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