lunedì, Aprile 19

Burkina Faso: sotto attacco la libera informazione Il giornalista Ahmed Barry riceve minacce di morte

0

10403175_691328380946884_4498624461270690799_n (1)

Kampala – Burkina Faso, il paese dei uomini integri e del leggendario rivoluzionario Thomas Sankara è sconvolto da una ondata di repressione attuata dal governo del Presidente Blaise Compaoré tesa a soffocare la rivolta popolare in atto dal 2011. L’ultimo attacco è rivolto alla libera informazione. La testimonianza di Newton Ahmed Barry, redattore capo del bimestrale “L’Evènement”. 

Dal 2011 il Governo di Blaise Compaoré sta fronteggiando numerose ondate di proteste popolari. A differenza di quelle ucraine e siriane, queste proteste non trovano il sostegno delle potenze Occidentali, che continuano a sostenere acriticamente il governo nato da un colpo di stato attuato il 15 ottobre 1987 dove il presidente Thomas Sankara fu brutalmente assassinato. Le proteste non riescono a trovare nemmeno l’attenzione dei media internazionali, condannandole ad un silenzioso oblio uguale quello riservato alla Primavera Araba del Bahrain. Ad impedire ogni indagine e attenzione mediatica sulle continue violazioni dei diritti umani nel Paese dell’Africa Occidentale ci pensa l’assiduo lavoro di lobby diplomatica attuato dalla Francia. L’Eliseo considera il Presidente Blaise Compaoré come un alleato chiave utilizzato come baluardo contro tutti i movimenti “sovversivi” della regione, leggasi tutti i movimenti popolari e politici che possono danneggiare gli immensi interessi economici e finanziari che la Francia detiene nelle sue ex colonie africane. Una fiducia meritata con l’omicidio di Thomas Sankara che evitò a Parigi di perdere un paese strategico.

Il Presidente Compaoré ha anche ottenuto il supporto incondizionato e la stima degli Stati Uniti, grazie al sostegno offerto ai gruppi ribelli liberiani legati all’attuale Presidente e Premio Nobel per la Pace Ellen Johnson Sirleaf durante la seconda guerra civile in Liberia. La Sirleaf, una volta giunta al potere, ringraziò gli Stati Uniti offrendo loro il monopolio dei giacimenti petroliferi. Le protezioni politiche di Parigi e Washington hanno permesso al regime di sopravvivere nonostante le proteste popolari che hanno messo in pericolo la sua esistenza a piú riprese. Il 14 aprile 2011 il Presidente burkinabé fu costretto a fuggire dalla capitale per rifugiarsi nella sua città natale, Ziniare, a seguito delle contemporanee ribellioni della popolazione, esercito e Guardia Presidenziale. Un rivolta fallita a causa dell’incompetenza dei partiti di opposizione, che non seppero offrire valide alternative politiche per attuare un cambiamento di regime.

L’impunità internazionalmente accordata al Governo della Burkina Faso ha incoraggiato il regime ad intensificare la repressione della propria popolazione, decisamente contraria alla futura candidatura presidenziale di Francois Compaoré, fratello minore del presidente. Come alternativa il presidente sta cercando di modificare l’articolo 37 della Costituzione per sopprimere la clausola che limita il numero dei mandati presidenziali a due. Piani concordati con l’Eliseo per assicurare una continuità politica della famiglia Compaoré e degli interessi francesi nella regione.

L’attuale governo non si sottrae alle classiche dinamiche di sopravvivenza attuate dai regimi dittatoriali. Contemporaneamente alla repressione popolare nel paese si assiste ad un tentativo di annientare la libera informazione. Un tentativo attuato tramite omicidi politici di giornalisti, intimidazioni alle redazioni dei quotidiani indipendenti e l’erosione progressiva della libertà di informazione nel paese. Nel Burkina Faso del 2014 ogni giornalista e testata informativa che non siano totalmente allineati alla politica governativa sono sospettati di  “attività eversive”. Il rapporto tra le autorità e i Media burkinabé è ormai affidato ai servizi segreti che sorvegliano le attività giornalistiche creando dossier personali da utilizzare al momento opportuno. L’indifferenza della comunità internazionale ha fino ad ora spinto i giornalisti indipendenti ad un isolamento che facilita le attività repressive attuate dal governo Compaoré.

Newton Ahmed Barry, giornalista investigativo e redattore capo del bimestrale L’Evénement ha deciso di infrangere questo silenzio lanciando in questi giorni un appello alle organizzazioni per i diritti umani e la libertà di stampa. Il giornalista Barry denuncia le pesanti minacce alla sua sicurezza e alla sua vita sottolineando che tale persecuzione è il normale trattamento che il governo riserva ai Media “non allineati”. L’appello di Barry, ripreso anche dal sito informativo della Ong italiana CISV, è stato un atto obbligatorio dinnanzi alle brutali esecuzioni extra giudiziarie di vari colleghi giornalisti, evidenziando una realtà accuratamente nascosta da lobby politiche e diplomatiche internazionali: in Burkina Faso qualunque giornalista che intende promuovere la libera informazione è sotto constante pericolo di morte.

Di seguito riporto la accorata denuncia del collega Barry e l’invito a sostenere la sua causa a livello internazionale. Una causa che non riguarda solo le drammatiche vicissitudini del collega ma tutti noi giornalisti indipendenti che quotidianamente paghiamo un alto prezzo per il nostro servizio di equilibrata ed indipendente informazione. Un prezzo pagato tramite il boicottaggio dei Grandi Media che mai si sognerebbero di avvalersi di giornalisti indipendenti quindi non controllabili. Un prezzo a volte pagato con la propria vita come i colleghi detenuti o uccisi in Afganistan, Egitto, Siria, Ucraina e in vari altri paesi dove il diritto alla libertà è sistematicamente negato.

 

«Io sottoscritto Newton Ahmed BARRY, giornalista e caporedattore a L’Evénement, vorrei allertare con la presente le organizzazioni di difesa dei diritti umani e di difesa della stampa sulle gravi minacce ricevute riguardo la mia sicurezza e la mia stessa vita. 

Giornalista di investigazione, dal 2001, data di creazione del nostro giornale L’Evénement di cui sono co-fondatore e responsabile di redazione, sono nel mirino del regime Burkinabè che ha moltiplicato gli atti intimidatori alla mia integrità morale e fisica. Ad ogni situazione di crisi, in ragione dell’audience del nostro giornale, aumentano gli atti di sorveglianza, di intimidazione e anche di minaccia. 

Nel 2001, al culmine della crisi che si è prodotta a seguito dell’assassinio del giornalista Norbert Zongo, il mio nome è stato citato in un elenco tra persone da eliminare come « cosiddetti banditi ». La direzione della sicurezza dello Stato, ci ha convocato per rimetterci il testo della minaccia. Nessuna disposizione è stata presa per la nostra protezione. Almeno, non a nostra conoscenza.

Nel 2001, dopo la misteriosa morte dell’ex ministro della Costa d’Avorio, Balla Keita, allora rifugiatosi in Burkina Faso, per dissuadere il giornale L’Evénement che indagava sul caso, il Ministro della Sicurezza ed il capo di Stato Maggiore della gendarmeria mi ha accusato di  “crimine di intelligenza con l’estero”. Convocato e sentito per delle ore, sono stato infine rilasciato senza seguito. I giornali vicini al regime avevano rilanciato il caso dandogli un contenuto totalmente stravagante. 

Nel 2006, quando il giudice istruttore pronuncia un “non luogo a procedere” sul caso Norbert Zongo (giornalista assassinato nel dicembre 1998 e per il quale sono messi in causa degli elementi della guardia presidenziale) siamo stati citati in tribunale e condannati a tre mesi di reclusione con il beneficio della condizionale, per avere scritto che “tutti i fatti, tutte le inchieste seriamente documentate all’interno del dossier mettevano in causa François Compaoré”.
Il ricorso in appello da noi presentato per questa condanna non ha mai avuto seguito. 

Con il crescere della febbre politica degli ultimi anni, con l’intenzione ora affermata del presidente Blaise Compaoré di rivedere l’articolo 37 della costituzione per sopprimerne la clausola che limita il numero dei mandati presidenziali a due, la pressione su di me è diventata ancora più forte. 

Nel febbraio 2014, in mia assenza, sono stato vittima di intrusione notturna presso il mio domicilio. Il mio custode è stato gravemente ferito, con infortunio di circa un mese. Una denuncia fu depositata al SRPJ di Wemtenga. 

Nel maggio 2014, la mia automobile è stata vandalizzata, il parabrezza è stato sfondato e mi sono stati sottratti effetti personali. La polizia di Wemtenga è intervenuta a constatare il danno. In seguito, per questione di sicurezza, il custode si è licenziato. Nessun altro custode vuole più sorvegliare la mia casa perché vengono costantemente intimoriti. 

Infine, il 30 luglio è stata svaligiata la sede del giornale L’Evénement. E’ evidente che il loro solo obiettivo era “il redattore capo di L’Evénement il cui l’ufficio è stato scrupolosamente perquisito”. Il mio computer, il mio cellulare, una somma importante di denaro e i miei dossier sono stati rubati. Gli svaligiatori non hanno preso nulla negli altri uffici, nonostante abbiano visto e spostato oggetti di valore. Questo furto è da legare a due dossier sensibili sui quali stiamo investigando. Si tratta del caso « Salif Nébié », giudice al Consiglio Costituzionale ritrovato misteriosamente morto lo scorso maggio e sul caso « esplosione a Larlé » dello scorso 15 luglio. 

Perché questa nota di allerta: so che l’opinione nazionale è in generale sensibile davanti a tali richieste di aiuto. Personalmente, vi ho dato consenso solo dietro pressione degli amici, convinto che non si possa far niente contro il potere dei servizi dello stato. Ci troviamo ad una svolta in cui la ragione ha abbandonato un buon numero di attori della scena politica. L’impensabile è ormai possibile. 

Questa nota di allerta, senza dubbio non cambierà nulla. In questi ultimi anni, le forme di messa a morte sono state perfezionate bene. Se non altro, potrà servire ai posteri. 

Ouagadougou, il 07/08/2014»

 

Si invitano i lettori a scrivere lettere in sostegno del collega giornalista Barry indirizzate all’Ambasciatore del Burkina Faso presso Ambasciata Burkina Faso Via Venti Settembre 89 00187 Roma (email : ambabf.roma@tin.it). Per invio email si consiglia lettera firmata in formato PDF al fine di rispettare l’autenticità della lettera di sostegno a Barry.

Si prende l’occasione per ricordare ai lettori altri drammatici casi di colleghi giornalisti che sono in pericolo come i tre giornalisti di Al Jazerra condannati a un anno di reclusione, essendo ingiustamente accusati di aver supportato gruppi estremistici islamici legati al governo del ex Presidente Mohammed Morsi . Al-Jazeera ha attivato una campagna internazionale di sostegno: #FreeAJstaff

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->