martedì, Giugno 15

Burkina Faso nel caos, in fiamme il Parlamento Chiusa la Spianata della Moschea a Gerusalemme; la Svezia riconosce la Palestina

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Burkina Faso-MANIFESTANTI-PARLAMENTO

Sarebbe di 5 il bilancio dei morti a causa degli scontri avvenuti stamattina ad Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. La Polizia ha iniziato a sparare lacrimogeni davanti alla sede del Parlamento contro centinaia di dimostranti che sarebbero riusciti a superare i proiettili e saccheggiare -oltre che la TV di stato- gli uffici al suo interno dandogli fuoco. La protesta contesterebbe la revisione costituzionale che consentirebbe a Blaise Campaoré di prolungare ulteriormente il proprio mandato. Il Presidente al potere da 27 anni, non sarebbe l’unico motivo. Infatti, sarebbe stato poi dato fuoco anche alla casa del Sindaco e a quella del portavoce di Governo, Alain Edouard Traore, dopo aver assaltato altri uffici governativi. La situazione appare parecchio preoccupante a tal punto che l’aeroporto della capitale è stato chiuso e la portavoce del Consiglio di sicurezza statunitense Bernadette Meehan avrebbe già espresso preoccupazione per una guerriglia che ha raggiunto la seconda città della Nazione, Bobo Dioulasso. E’ attesa a breve una conferenza stampa tenuta dal Comando generale dell’Esercito a scopo di fare chiarezza sulla instabile situazione politica del Paese. Il presidente Campaoré risulta introvabile.

E’ stato raggiunto nel corso del pomeriggio il primo accordo sul gas nell’ambito dell’incontro a Bruxelles tra Kiev e Mosca. L’Ucraina si riscalderà nell’ultimo trimestre del 2014 al costo di 378 dollari per mille metri cubi e 365 fino a marzo 2015. Ad annunciarlo è stato il Premier ucraino Arseni Iatseniuk sostenendo inoltre di avere la garanzia dell’Unione Europea come sorvegliante speciale per evitare che la Russia aumenti il prezzo unilateralmente. 
Mentre continuano gli scontri a Donetsk, oltrepassando qualsiasi tentativo di tregua, continua a non esserci una spiegazione definitiva del perché alcuni voli russi sarebbero stati intercettati dalla Nato nello spazio aereo internazionale in Europa. «L’unica strada da seguire è una soluzione politica alla crisi Ucraina-Russia», così la portavoce del servizio diplomatico Ue Maja Kocijancic ha commentato l’accaduto.

Sale la tensione anche in Medio Oriente dove nella città di Gerusalemme è arrivato l’ordine di chiusura della spianata delle Moschee, di uno dei simboli. Nella giornata di ieri sarebbe avvenuto il ferimento -rivendicato da fondamentalisti- di un rabbino, Yehuda Glick, attivista dei ‘Fedeli del Monte del Tempio’. All’accaduto sarebbe seguita dall’uccisione del suo attentatore, lasciato agonizzante a morire dissanguato da parte delle forze militari israeliane.  Il Ministro israeliano per la Sicurezza pubblica, Yitzhak Aharonovich, e il capo della Polizia di Gerusalemme, Moshe Edri, hanno così ordinato la chiusura della Spianata delle Moschee sia agli ebrei che agli arabi. Per Abbas si tratterebbe di un ennesimo gesto di provocazione da parte di Israele. Intanto prosegue la decisione di Netanyahu di insediare altre mille unità abitative nei territori occupati della Cisgiordania. La Svezia riconosce oggi in via definitiva la Palestina in quanto Stato. «E’ un passo importante», ha detto il Ministro degli Esteri svedese, Margot Wallstrom: «Qualcuno dirà che è una decisione arrivata troppo presto, a me spiace sia arrivata così in ritardo».

In nottata sono stati proclamati i risultati ufficiali delle elezioni legislative tunisine svolte domenica. L’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo conta di 217 seggi di cui 85 andranno a  Nidaa Tounes, 69 a Ennahdha, 16 a Union Patriotique Libre, 15 a Front Populaire, 8 a Afek Tounes, 4 a CPR, 3 a Mouvement Populaire, 3 a Al Moubadara, 3 a Courant D‚mocratique, 2 a Tayyar Al Mahabba, 1 a Al Joumhouri, 1 a Alliance democratique, 1 a Front du salut national, 1 a Mouvement des Democrates Socialistes, 1 a Voix des Agriculteurs, 1 a Voix des Tunisiens, 1 a l’etranger, 1 a Majd Al Jarid, 1 a Radd Al Etibar e 1 ad Ettakatol. Il raggiungimento dei presupposti messi in atto con la Rivoluzione dei Gelsomini sarebbe stato confermato da gran parte dei media occidentali proprio con queste elezioni tunisine; alcuni osservatori in loco asseriscono comunque che solo in parte sia avvenuto il raggiungimento del processo di secolarizzazione, che con queste votazioni si è portato avanti ma probabilmente meno di ciò che potrebbe sembrare.

L’Esercito iracheno, in coalizione con gli Stati Uniti, avrebbe portato avanti nella notte un’operazione che ha ucciso circa 300 miliziani dell’Isis nei pressi della città di Baiji. L’operazione militare farebbe parte dei tentativi di riconquistarne il controllo in quanto importante centro economico dell’Iraq vista la presenza della
più grande raffineria di petrolio del Paese.  I primi peshmerga curdi avrebbero raggiunto la città al confine turco-siriano insieme all’Esercito siriano libero dell’opposizione con l’obiettivo di arginare l’avanzata dello Stato islamico
nell’enclave curda. Il Presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, Massoud Barzani, ha annunciato di essere pronto ad inviarne altri per raggiungere l’obiettivo di liberare definitivamente la città.  «Le forze peshmerga sono lì per dare sostegno ai difensori della città», ha detto Barzani, aggiungendo che il Partito dell’Unione democratica curda (Pyd) a Kobane ha chiesto una squadra di peshmerga dotati di armi pesanti, «Per questo abbiamo deciso di inviare le milizie». Il Comando Centrale Americano ha intanto riferito di aver compiuto altri 12 attacchi aerei in Siria nelle sole ultime 24 ore.

Il neo eletto Presidente boliviano Evo Morales si troverebbe questi giorni in Italia. A sole due settimane di distanza dall’inizio del suo terzo ed ultimo mandato avrebbe scelto l’Italia come sua prima visita. Martedì scorso si sarebbe incontrato privatamente con il Papa e tra i suoi appuntamenti in questi tre giorni italiani persino la partita Roma-Cesena, a conferma della sua passione per il calcio italiano e per il giocatore Totti. Evo Morales è altresì conosciuto per la sua estrazione sociale particolarmente povera: figlio di contadini e coltivatori di coca è riuscito a risollevare il paese con una socialismo futurista che ha ridistribuito i capitali puntando sui costi di esportazione dei cavalli di battaglia boliviani come la quinoa. Anche la Bolivia si conferma essere un paese di corrente bolivariana, che ha risollevato gran parte delle democrazie sudamericane.

 

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