giovedì, Maggio 13

Burkina Faso: la Francia riprende il controllo Lo scenario venutosi a creare è sconvolgente. Le Nazioni Unite ancora non sono intervenute

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Dopo 27 anni di incontrastato potere il dittatore Blaise Campaorè, assassino del rivoluzionario Thomas Sankara e considerato il burattino della Francia, è stato costretto a rifugiarsi nella vicina Costa d’Avorio per sfuggire alla furia della rivoluzione popolare. Per chi non conosce la storia del Burkina Faso (ex Alto Volta) i convulsi avvenimenti verificatisi nelle ultime settimane dello scorso ottobre sembrano del tutto inaspettati ed imprevedibili. Un paese considerato tra i più stabili nella regione e guidato da un presidente noto per il suo ruolo di mediatore nei vari conflitti dell’Africa Occidentali (non ultimo quello scoppiato in Mali) in pochi giorni viene sconvolto da un’ondata rivoluzionaria che il 30 ottobre 2014 fa disciogliere il governo e fuggire il dittatore, dopo aver bruciato il Parlamento. La Primavera Africana, come l’hanno definita alcuni giornalisti, è tutt’altro che inaspettata.
La rivoluzione covava sotto la cenere dal lontano ottobre 1987 quando il leader rivoluzionario Thomas Sankara venne assassinato durante un colpo di stato in cui Blaise Campaorè preso il potere. Il Popolo degli Uomini Integri, come i Burkinabè amano definirsi, ha costantemente tentato di abbattere il regime instauratosi con la forza e il sangue.

L’ultimo tentativo avvenne nel 2011.

Fallì per l’incapacità dei partiti di opposizione e della società civile di formare un nuovo governo. All’epoca il presidente Campaorè era fuggito in Costa d’Avorio. La Rivoluzione d’Ottobre ha preso come pretesto la decisione del presidente di modificare la Costituzione per ottenere l’ennesimo mandato e conservare il potere. Una mossa che in realtà rappresentava il “piano B” dopo il fallimento di far ereditare la presidenza a suo fratello: Francoise Campoarè. Le manifestazioni popolari avvenute nella capitale Ouagadougou, si sono estese in tutto il paese come un incendio estivo lasciando all’esercito la scelta di una guerra civile o di abbandonare il loro leader.
La rivoluzione ha preso di sorpresa la Cellula Africana di Parigi (conosciuta come France-Afrique).

Pur consapevole del malcontento popolare diffuso e radicato, gli esperti francesi si affidavano alla storica incapacità dell’opposizione di strutturare le varie rivolte avvenute e proporre un manifesto politico alternativo ed attraente. In Burkina Faso l’opposizione non ha alcun contatto con il circolo rivoluzionario di Thomas Sankara, fisicamente eliminato durante il primi anni della dittatura. È composta principalmente da fuoriusciti del partito al potere: Congresso per la Democrazia e il Progresso o da intellettuali e piccoli borghesi che hanno fondato qualche Ong locale e si sono proclamati leader della “società civile” che, in vari paesi africani è un espediente per sbarcare il lunario, non certo una convinzione politica.

La Francia ha vissuto con estrema preoccupazione i moti rivoluzionari dello scorso ottobre. Il principale alleato della regione è scomparso dalla sera alla mattina lasciando un pericoloso vuoto politico e milioni di persone per le strade, inferocite contro il regime e il suo principale finanziatore e padrino: la Francia.
Campaorè era strettamente legato a Parigi. Un legame chiarito da entrambe le parti. Anni fa il presidente Burkinabè aveva chiarito che uno dei motivi per il colpo di stato contro Thomas Sankara era la “minaccia alle relazioni internazionali con la Francia”, rappresentata dal leader rivoluzionario. Gli esperti della France Afrique definivano apertamente Blaise Campaorè “Il nostro caro mascalzone”. Sotto la guida di Campaorè il paese è stato trasformato in un centro nevralgico della politica neo coloniale francese nella regione e nel principale partner commerciale per quanto riguarda il cotone e l’oro (rispettivamente l’ottavo e la quarto produzione mondiale). Camporè dal 1993 aveva assunto il ruolo di mediatore regionale, ottimo stratagemma per rendersi indispensabile a Parigi, promuovendo la politica della France Afrique nell’Africa Occidentale ed allontanando il rischio di complotti per rovesciarlo da parte della Francia. Nel giugno 2006 mediò il conflitto sociale in Togo e successivamente la guerra civile in Costa d’Avorio, e in Mali. Ogni sua opera di mediazione è stata studiata ed attuata per preservare gli interessi francesi nella regione.
Nel classico scenario dei dittatori africani manovrati dall’Eliseo, anche Blaise Campaorè godeva di potere assoluto e poteva svolgere il ruolo di dittatore sanguinario sicuro di essere rappresentato dalla stampa occidentale come un presidente democratico o, nel peggiore dei casi, come un “dittatore illuminato”. Mentre la popolazione era costretta a vivere nella più assoluta ed indigente povertà (il Burkina Faso detiene uno tra gli ultimi posti delle sviluppo nel Continente), la Famiglia Campaorè e i suoi cloni godevano di un lusso sfrenato e consistenti conti bancari esteri assicurati dai milioni di profitti provenienti da cotone e oro. La Francia ha investito molto nel Burkina Faso, dove risiede un nutrito contingente militare francese e le forze speciali Sabre GFS del Comando delle Operazione Speciali (COS) che opera militarmente in Mali, Niger e Mauritania. Nelle caserme francesi nel paese è custodito un considerevole arsenale utilizzato per finanziare guerre civili nella regione tra cui quella in Costa d’Avorio, come rivelò nel 2010 il quotidiano francese Le Figaró.
Il Burkina Faso è inoltre il centro nevralgico dei servizi di spionaggio francesi e americani per l’intera regione compreso il colosso Nigeriano. Sospetti che dal Burkina Faso siano organizzati sporadici contatti e supporti a Boko Haram per destabilizzare la Nigeria con le stesse tattiche adottate dagli Stati Uniti nel passato con il ISIS per destabilizzare la Siria. Assieme al Ciad (governato da un altro dittatore sanguinario e amico dei francesi: Idris Debi Itno) il Burkina Faso è il centro logistico militare di Parigi per gli sforzi di consolidamento della regione che, con la scusa della minaccia terroristica ha come obiettivo quello di assicurarsi l’approvvigionamento energetico e combattere la invasione commerciale e finanziaria della Cina nella zona di propria influenza, come ci spiega il giornalista russo Vladim Fersovic nel suo articolo ‘Burkina Faso: rivolta nel paradiso delle spie‘.

La nuova struttura militare e spionaggio in Burkina Faso e Ciad è comandata dal Generale Maggiore Jean-Pierre Palasset. Sotto il suo comando 3000 soldati a Gibuti e otto navi da guerra stanziate a ovest al largo delle coste del Golfo di Guinea.
Anche gli Stati Uniti hanno messo radici in Burkina Faso, installando il comando delle unità speciali di spionaggio “Greek Sand” con aerei e droni di base nell’aeroporto della capitale Ouagadougou. La loro missione è l’esplorazione di vaste aree in un raggio di centinaia di chilometri. La Monsanto, che ha recentemente acquistato il miglior esercito mercenario al mondo Blackwater, reo di numerosi crimini contro l’umanità, detiene colossali affari in Burkina Faso grazie ai semi OMG del cotone a danno dei contadini che sono stati letteralmente schiavizzati dalla multinazionale americana.
L’inaspettata caduta di Blaise Campaorè ha creato un terremoto politico internazionale facendo sorgere timori e paure ancestrali che convergono sulla perdita del controllo “Bianco” sull’Africa. L’unico punto a favore di Francia e Stati Uniti era la mancanza di un programma politico rivoluzionario e la debolezza dell’opposizione, facilmente comprabile. Immediatamente sono scattate le misure di contenimento, favorendo l’ascesa del Colonnello Isaac Yacuba Zida che ha immediatamente creato una giunta militare, assunto le redini del potere e sospeso la Costituzione. Il Colonnello Zida, ipocritamente definito dalla stampa francese “uno sconosciuto militare”, è in realtà il Numero Due della famigerato Reggimento della Sicurezza Presidenziale creato dagli esperti militari francesi.
Il fulmineo colpo di stato attuato ha avuto come obiettivo quello di impedire la maturazione di una coscienza rivoluzionaria tra la popolazione in rivolta e l’emergere di nuovi leader, scollegati dagli addomesticati leader dell’opposizione e società civile. Nuovi ed incontrollati leader popolari capaci di riproporre la politica di Thomas Sankara che era basata sul nazionalismo in chiave nettamente anti francese e anti capitalistica. Zida e il Reggimento della Sicurezza Presidenziale non hanno esitato a sparare sulla folla per bloccare il tentativo popolare di porre alla testa del paese un proprio leader: Salan Sereme. La nota oppositrice Burkinabè, apprezzata per non essere compromessa con il regime, è stata immediatamente ridotta al silenzio grazie ad evidenti intimidazioni mentre i manifestanti hanno ricevuto un chiaro avvertimento: non si scherza con la Guardia Presidenziale.

Le Nazioni Unite non hanno commentato l’avvenimento mentre Parigi ha preferito non pronunciarsi.

Nei primi giorni post rivoluzionari illustre delegazioni si sono precipitate a Ouagadougou per tentare di mediare la crisi. Quella del Responsabile delle Nazioni Unite per l’Africa Occidentale: Mohamed Ibn Chambas, quella del presidente del Ghana e attuale presidente della ECOWAS (Unione Economica degli Stati dell’Africa Occidentale): John Dramani Mahama. Il presidente del Senegal: Macky Sall, il presidente del Togo: Faure Gnassingbè e altri rappresentanti dell’Unione Africana e paesi vicini si sono precipitati a Ouagadougou per contenere indesiderate sorprese. Tutte le delegazioni hanno chiesto il ritorno del potere ai civili e un governo ad interim per organizzare libere elezioni. Tutti hanno evitato di condannare il regime deposto. Al contrario hanno elogiato l’ex presidente Campaorè per il suo ruolo di mediatore della pace nella regione.
Questi orientamenti sono risultati in perfetta sintonia da quanto desiderato dal ministro francese degli affari esteri: Laurent Fabius: il rapido passaggio di consegne al potere civile adeguatamente pilotato e l’organizzazione di “libere” elezioni nell’ottobre 2015. L’assenza di condanne o di richieste di apertura di inchieste giudiziarie degli esponenti del ex regime, ha risparmiato alla Francia il forte imbarazzo di dover giustificare il suo appoggio incondizionato ad un dittatore sanguinario e a Blaise Compaorè di subire processo e condanna per l’assassinio di Thomas Sankara e per i crimini contro l’umanità commessi sul popolo Burkinabè durante i 27 anni di potere incontrastato.
Il Colonnello Zida non ha posto alcuna obiezione né riserva sulle richieste della comunità internazionale, assecondando e facilitando il passaggio di potere ad autorità civili. “Non siamo qui ad usurpare il potere ma ad aiutare il paese a mantenere la sua stabilità e calma. Il passaggio dei potere ai civili avverrà in tempi rapidissimi” ha chiarito il Colonnello Zida sulle onde delle TV di Stato. Un passaggio di poteri realmente avvenuto venerdì 21 novembre con la nomina a Presidente a.i. di Michel Kafando ex Ministro degli Affari Esteri del regime Campaorè e del Primo Ministro: il Colonnello Zida. Le nomine sono frutto di un compromesso tra l’esercito, l’opposizione e la società civile raggiunto durante intense riunioni svoltesi la scorsa settimana nella capitale dove l’unico genuino rappresentante popolare: Salan Sereme è stata sistematicamente esclusa con la totale indifferenza dei media occidentali.
Presidente e Primo Ministro hanno il compito di formare un governo transitorio che guiderà il paese per un anno, di organizzare le elezioni presidenziali e legislative nel novembre 2015 e di garantire la sicurezza a tutti i Burkinabè compresi i membri del ex governo e Assemblea Nazionale. In parole povere una Amnistia decretata per i responsabili del sanguinario regime. Il compromesso salutato dai principali leader dell’opposizione e società civile tra i quali Ablassè Ouèdraogo presidente del partito Le Faso Autrement (Un Diverso Faso), Etienne Traorè presidente del Partito per la Democrazia e il Socialismo, Zephrin Diabrè presidente della Unione per il Progresso e il Cambiamento, Bèn Dwendè Stalislas Sankara presidente della Unione per la Rinascita / Partito Sankarista, Siaka Coulibay, e David Mayenga due alti rappresentanti della società civile, ha in realtà evitato alla Francia la perdita di controllo del paese strategico e messo al riparo l’ex presidente e il suo regime dalla giustizia internazionale.

La continuità con il precedente regime sarà assicurata non solo dalla presenza del Numero Due della Guardia Presidenziale e uomo di fiducia dell’Eliseo ma da 10 prominenti membri del ex regime che entreranno a far parte della nuova compagine di governo. Nessuna inchiesta sarà avviata contro il presidente e i membri del suo regime ne saranno bloccati i conti esteri dove per quasi un trentennio sono confluite le ricchezze nazionali a scapito della popolazione.
Blaise Campaorè ha lasciato la Costa d’Avorio per recarsi in Marocco. Non si comprende ancora se il paese nord africano sarà la sua destinazione finale (come fu nel caso del ex dittatore del Congo Mobutu Sese Seko) o se Campaorè sceglierà di rifugiarsi in Francia in buona compagnia di altri ex dittatori tra i quali Aghate Habyrimana la moglie del Presidente ruandese Juvenal Habyrimana e principale organizzatrice del genocidio del 1994 in Rwanda. La sua fuga, avvenuta il 31 ottobre, è stata organizzata dall’Ambasciatore francese, riuscendo a giungere in Costa d’Avorio a bordo di un elicottero da combattimento del Comando delle Operazione Speciali.
Tutto è stato ristabilito a quanto pare. La sola nota negativa proviene dal leader della società civile David Mayenga che ha denunciato di aver ricevuto pressioni straniere per accettare il compromesso con i militari. Visto che a questa denuncia non sono seguiti tentativi di mobilitare la popolazione il rischio di dissidenza sembra per essere al momento minimo.
Blaise Compaorè e il suo regime deve essere smantellato sia culturalmente che istituzionalmente per creare una nuova società e garantire che le elezioni previste per il 2015 siano veramente libere e trasparenti. Questo è quanto atteso dalla popolazione. I cartelli con scritto ‘Blaise Degage’ (Blaise vattene) sono un chiaro avvertimento da parte del popolo che non può più tollerare i soprusi commessi in 27 anni ed esige l’apertura di inchieste sui crimini commessi” dichiara Sherif Sy Direttore del bisettimanale di opposizione Bendrè sulle pagine del quotidiano Faso Presse edizione del 21 novembre 2014. Sherif Sy era stato proposto come candidato alla presidenza a.i. ma saggiamente e prudentemente scartato dal chi veramente detiene il potere in questo momento in Burkina Faso: l’Eliseo e il Colonnello Zida.
La Francia è salva e i progetti di dominio geo-strategico in Africa possono continuare. Una affermazione che potrebbe risultare avventata in quanto, seppur privo di guida, il popolo Burkinabè sembra determinato a non farsi incatenare nuovamente al gioco francese. Nonostante gli sforzi dei leader dell’opposizione e società civile Presidente e Primo Ministro non sono amati dalla popolazione che li considera l’evidente prova della continuità con il passato. Il Burkina Faso potrebbe riservare altre sorprese.
Nel frattempo in Togo, altro bastione incontrastato dell’imperialismo francese, sono scoppiate violenti dimostrazioni popolari contro il presidente-dittatore Faure Gnassingbè per impedire la riforma della Costituzione per ottenere un altro mandato presidenziale. I manifestanti sono stati duramente repressi dalle forze dell’ordine, che non sono riusciti però a spezzare la loro determinazione ad opporsi ai sogni di potere eterno di Gnassingbè un altro “enfant terrible” della France Afrique. Galvanizzati dalla Rivoluzione d’Ottobre del Burkina Faso i Togolesi reclamano una vera democrazia popolare.
I cartelli esposti durante la manifestazione repressa non fanno presagire nulla di buono per Gnassingbè e i suoi padrini francesi. “Cinquanta anni di potere del padre e del figlio sono sufficienti” citano i cartelli di protesta facendo riferimento alla dinastia Gnassimgbè. Alla morte del presidente Gnassingbè Eyadèma il 4 maggio 2005 fu installato alla presidenza suo figlio Faure Gnassingbè che giurò eterna fedeltà non al popolo togolese ma alla Francia come tradizione e consuetudine impongono nelle ex colonie dell’Africa Occidentale anche oggi: 22 novembre 2014.

 

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