mercoledì, Luglio 28

Burkina Faso: il Vaticano copre i golpisti?

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Kampala – L’avventura francese in Burkina Faso si conclude con l’arresto del leader del fallito colpo di Stato della notte tra il 16 e il 17 settembre, il Generale Gilbert Diendéré, che si era posto al comando della Guardia Repubblicana per bloccare il processo di transizione democratico nel Paese. Ieri 1° ottobre il golpista è stato arrestato dalle autorità del Governo transitorio ristabilito dalla sollevazione popolare al tentativo di golpe. Ora è custodito presso il campo militare di Paspanga, assieme ai suoi complici, il Generale Djibril Bassolè, il comandante Abdoul Aziz Korogo e il Capitano Abdoulaye Dao. Tutti i leader del golpe sono in attesa di essere giudicati in Burkina Faso per il tentativo eversivo di rovesciare il Governo transitorio, impedire le elezioni, instaurare una dittatura militare. Tentativo su cui gravano forti dubbi circa un appoggio della Francia, intenzionata non perdere il controllo della sua strategica ex colonia africana. Le proiezioni elettorali prima del fallito colpo di Stato davano come possibilità la vittoria dei movimenti politici ispirati alle idee marxiste rivoluzionarie del leader storico Thomas Shankara, brutalmente ucciso durante il colpo di Stato del 15 ottobre 1987, organizzato e voluto sempre da Parigi.

A far scalpore, in Africa, non è la notizia dell’arresto del Generale Diendéré ma la protezione a lui offerta per due giorni dal Vaticano. Per sfuggire agli arresti il leader golpista si era rifugiato presso il Nunzio Apostolico a Ouagadougou (Ambasciata del Vaticano per il  Burkina Faso e il Niger). La notizia della protezione offerta dal Vaticano fu inizialmente data dai media burkinabè ma totalmente ignorata dai media internazionali che preferirono parlare di una non precisata ‘rappresentanza diplomatica. Dopo la sua cattura i media occidentali hanno deciso di abbandonare la prudenza specificando che la rappresentanza diplomatica era, in realtà, la residenza del Nunzio Apostolico. Il mensile francese ‘Le MondeAfrique, ‘Radio France Interntational‘,  ‘France24‘, la rivista italiana ‘Internazionale‘ sono stati tra i primi media a darne notizia.

Il Generale Diendéré si era rifugiato presso il Nunzio apostolico nella serata del  29 settembre, alla vigilia dell’assalto attuato dall’Esercito al campo militare di Naba Koom II,  dove si erano trincerati 300 uomini della Guardia Repubblicana dopo la sconfitta subita grazie al pronta reazione popolare in difesa della rivoluzione d’ottobre (2014) e della democrazia. L’assalto a Naba Koom II ha innescato una dura resistenza della Guardia Repubblicana, obbligando l’Esercito a fare largo uso dell’artiglieria pesante. Ancora sconosciuto il numero delle vittime.

Il campo militare di Naba Komm 2 era la sede dell’Esercito privato del ex dittatore Blaise Compaorè, finanziato, addestrato e armato dalla Francia. All’interno del campo l’Esercito ha scoperto un incredibile arsenale di guerra. «Non pensavo che armi così moderne potessero esistere nel nostro Paese. Non le ho mai viste nemmeno durante la formazione militare. Sono armi occidentali di ultima generazione», ha affermato un comandante dell’Esercito al cronista di ‘Le Monde Afrique‘.

L’assalto al campo militare, in contemporanea a quello presso il palazzo presidenziale di Kosyam, dove si trovava trincerato un altro battaglione della Guardia Repubblicana, si è reso necessario dinnanzi al rifiuto di questo esercito privato di arrendersi e di rispettare il decreto di scioglimento del corpo speciale firmato dal Presidente  Michel Kafando. Un atto dovuto a seguito della forte ed insostenibile pressione popolare che esigeva la neutralizzazione totale del pericoloso corpo che negli anni della dittatura si era trasformato in un terrificante squadrone della morte.

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