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Burkina Faso: cosa nasconde l’attacco terroristico?

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Il ruolo eversivo e terroristico della Francia in Africa pare evidente e si basa su due dottrine e una necessità economica. Mercoledì 30 ottobre 2013. Parigi. Sulla scrivania del Presidente Francois Hollande viene depositato un rapporto sulle relazioni tra Francia e Africa, a cura dei Senatori Jeanny Lorgeoux Jean-Marie Bockel. Il rapporto porta il titolo: ‘L’Afrique est notre avenir‘ (L’Africa è il nostro futuro), sotto al quale vi è una nota Confidenziale da non divulgare«A seguito di dieci mesi di ricerche e di colloqui con le realtà politiche ed economiche di vari Paesi abbiamo la certezza che l’attuale politica africana della Francia evolve più lentamente rispetto all’Africa. Non è nostro compito risuscitare la Cellula Africana in Rue Monsieur. È nostro compito attuare un’evoluzione delle precedenti strategie. Occorre abbandonare i pregiudizi coloniali e vedere l’Africa come un elemento chiave per la sopravvivenza politica ed economica della Francia. L’evoluzione della France-Afrique si deve inserire nella riorganizzazione della Cooperazione Francese e il rafforzamento dei compiti e degli obiettivi della Agenzia Francese per lo Sviluppo (AFD)», scrivono nell’introduzione del rapporto i Senatori Lorgeoux e Bockel.

La Francia è in crisi, come del resto gli Stati Uniti e le principali economie occidentali che dalla rivoluzione industriale in poi si sono basate sulla ‘sistematica rapina’ delle risorse naturali dell’Africa. Ora un rischio mortale si presenta all’orizzonte. La Cina è passata dalla fase di potenza predatrice alla fase di potenza alleata all’Africa. La rivoluzione industriale africana che la Cina sta già iniziando, dopo aver quasi completato le infrastrutture logistiche necessarie (strade, porti, ferrovie, centrali energetiche), si basa sullo sfruttamento in loco delle risorse prime, dai minerali agli idrocarburi, con l’obiettivo di far divenire l’Africa il quarto polo economico mondiale. Attraverso l’aiuto cinese e in generale degli Stati Membri del BRICS, l’Africa rivendica la sovranitá delle risorse naturali che si traduce in un drastico calo delle risorse naturali destinate ai mercati europei e americani. Senza le materie prime africane l’Occidente entrerebbe, secondo alcuni analisti, in una lunga agonia perdendo l’egemonia mondiale.

Le ‘precedenti strategie’, citata nel rapporto, sono riconducibili all’arma del terrorismo islamico per destabilizzare l’Africa come si sta facendo in Medio Oriente. L’Occidente tende a non pubblicizzare molto il piano di autonomia Afro Cinese ma sta prendendo serie e drammatiche contro misure. Molti analisti africani interpretano il silenzio occidentale come una minaccia. Questi politologi sostengo che Stati Uniti, Francia e l’Europa risponderanno alla minaccia dei loro interessi sviluppo esportando caos, guerre civili, massacri, genocidi e terrorismo.

Una politica già messa in atto in Burundi, Mali, Repubblica Centro Africana, Congo e Nigeria. I politologi tengono, però, a specificare che l’Africa del Duemila non ha più nulla in comune con l’Africa coloniale o post coloniale. Si conoscono le tattiche eversive utilizzate e le contromisure per bloccarle, primo tra tutti garantirsi l’appoggio politico, economico e militare dei Paesi del BRICS.
La decisione africana di riappropriarsi delle risorse naturali, per trasformarle in prodotti finiti da immettere sul mercato continentale ed internazionale, apre una stagione di ostilità tra Occidente e Africa, molti Governi africani sono determinati a vincere questa ‘guerra fredda’, qualora Washington e Bruxelles decidano di iniziarla. Le materie prime africane all’Africa è l’ultimo della serie di colpi mortali inflitti nel 2015 alla supremazia geo-strategica occidentale. I primi furono la delegittimazione della Corte Penale Internazionale e la dichiarazione di illegalità delle sanzioni unilaterali senza approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Questa sarà la grande guerra tra Occidente, Russia e Cina che si combatterà nel continente africano. Una guerra già evidente e combattuta con l’utilizzo di mercenari, i gruppi terroristici islamici, applicando le stesse tattiche del Medio Oriente: caos e destabilizzazione. Ad un certo punto di questa guerra vedremo l’intervento diretto della Russia come è successo in Siria. Una iniziativa popolare in Mali sta, in questi giorni, raccogliendo 8 milioni di firme per chiedere a Vladimir Putin l’intervento militare russo, constatato il fallimento della Francia e delle Nazioni Unite per stabilizzare il Paese. I maliani credono che solo la Russia possa riportare la pace, visto i successi ottenuti contro il ISIS-DAESH in Siria. Il Governo francese ha ordinato al Governo di Bamako di fermare la petizione a tutti i costi.

Anche la Cina si sta preparando allo scontro con l’Occidente in Africa. Nonostante le vive proteste della Casa Bianca, il Presidente Ismail Omar Guelleh ha concesso l’autorizzazione allEsercito Popolare Cinese di costruire una base militare presso il porto di Obock, a Nord della capitale di Djibouti. L’autorizzazione fa seguito alla firma del trattato di cooperazione militare tra il piccolo ma strategico Stato africano e il gigante asiatico, firmato nel febbraio 2014.  La base cinese precede l’accordo di cooperazione militare siglato tra Guinea Equatoriale e Russia, il 23 luglio 2015, per facilitare l’attracco delle navi da guerra russe nei porti guineani. L’accordo è di strategica importanza per la Russia, visto la posizione geografica della Guinea. Secondo il parere di molti esperti africani, questo sarebbe il preludio ad una base militare permanente presso il proto di Malabo, che vanta le acque più profonde dell’Africa Equatoriale.

La Francia è all’avanguardia nel contrastare il posizionamento di Russia e Cina ed impedire il controllo dell’Africa sulle sue risorse naturali ed energetiche. Questo piano è attuato senza riserve morali, a colpi di guerre civili, finanziamento di gruppi genocidari e sostegno diretto a vari gruppi islamici, da Al-Qaeda Magreb Islamique a Boko Haram.

Tornando a Ouagadougou. Storicamente le vittime europee accelerano le politiche di aggressione militare di altri Paesi e la restrizione delle libertà e dei diritti civili in nome della lotta contro il terrorismo internazionale. Nessun Governo occidentale ha mai esitato a compiere stragi contro i propri cittadini se necessarie per raggiungere i propri obiettivi. Il periodo della strategia della tensione in Italia – da Piazza Fontana a Bologna – ne è – in piccolo rispetto a ciò che starebbe accadendo in Africa e Medio Oriente – un eloquente esempio.

 

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