lunedì, Giugno 27

Burkina Faso: cosa nasconde l’attacco terroristico?

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Le azioni sovversive in Africa della Francia, con l’uso dei terroristi di matrice islamica, non si fermerebbero al Mali o al Burkina Faso. Pienamente coinvolta è la Nigeria. L’obiettivo è impedire che il Paese africano più industrializzato e pieno di fonti energetiche di vario genere possa divenire una potenza continentale.

Nel maggio 2014 ricerche condotte da Global Research, da African Renaissance News e Wikileaks rivelarono che Boko Haram altro non è che una ‘cover action’ della CIA per destabilizzare la Nigeria. «Il primo obiettivo del Comando Militare Americano in Africa (AFRICOM) per imporre la PAX AMERICANA in Africa è prendere il controllo del principale Paese africano: la Nigeria. Boko Haram è uno strumento utile per ottenere la disintegrazione della Nigeria e cancellarla dalla cartina geografica». Questa è la conclusione delle ricerche delle tre centrali di cui sopra. La Francia, nel 2013, si sarebbe unita al progetto americano. Dinnanzi ai successi militari ottenuti dall’Esercito nigeriano contro Boko Haram ora, Stati Uniti e Francia, sono sospettati di fomentare la ribellione nel Biafra, cercando di replicare la guerra di secessione avvenuta nei primi anni Sessanta, che costò diverse milioni di morti.

Boko Haram sarebbe utilizzato dai francesi anche per destabilizzare il Camerun, costretto ora ad affidare la sua difesa ad esperti israeliani. Dopo 33 anni di felice ‘matrimonio’ tra il Presidente-dittatore Paul Biya e la Francia la tensione è sempre più alta. Biya non è più considerato da Parigi affidabile. Fare affari per gli imprenditori francesi diventa sempre più complicato e meno conveniente. È dal 2013 che gli esperti della Cellula Africana dell’Eliseo stanno tentando di rimuovere dal potere il Presidente Biya. Boko Haram è uno dei tanti strumenti per raggiungere l’obiettivo, come  il fallito colpo di Stato del gennaio 2015.  Secondo un accurato reportage pubblicato il 03 luglio 2015 dal quotidiano ‘Cameroon Voice‘, lo scorso gennaio Parigi aveva pianificato la caduta del regime di Biya grazie alla complicità dell’ex Ministro dell’Amministrazione Territoriale e della Decentralizzazione, Marafa Hamidou Yaya, attualmente sotto processo per corruzione e uso illecito di fondi pubblici.

Secondo le dichiarazioni rilasciate dalla Stato Maggiore dell’Esercito del Camerun, i francesi erano intenzionati ad approfittare della presenza del gruppo terroristico nigeriano Boko Haram nel nord del Paese per creare un’insurrezione e dichiarare la secessione delle regioni nord dal resto del Paese. Esperti militari francesi erano stati inviati per operare assieme a Boko Haram. La secessione del nord (anglofono e ricco di minerali: oro, diamanti, ferro, bauxite) doveva essere contemporanea a un attacco di un gruppo ribelle nell’est del Paese, sulla capitale Youndè, per far crollare il regime Biya.

Il gruppo ribelle all’est ha contatti con il gruppo islamico centrafricano Seleka, supportato dalla Francia per rovesciare, nel 2012, il regime di Francois Bozize, e successivamente combattuto dalla stessa Francia, facendo sprofondare la Repubblica Centrafricana in un caos di pulizia etnica, pogrom contro la comunità mussulmana e guerra civile. Le responsabilità francesi in Repubblica Centrafricana sono state svelate dall’ex Generale Francese Jean-Bernard Pinatel, un luminare dell’intelligence francese. In questo ultimo mese le violenze in Centrafrica stanno registrando una incontrollabile escalation che il nuovo Governo, recentemente eletto, non sembra in grado di fermare. Il progetto eversivo francese contro il regime Biya sarebbe stato sventato in tempo. Il 12 gennaio l’Esercito camerunese è riuscito a fermare il feroce attacco alla base militare presso la città di Kolofata, regione dell’Extreme Nord, e a sventare sul nascere l’attacco della ribellione del est su Youndè, catturando diversi consiglieri militari francesi. La Francia nega ogni coinvolgimento liquidando le accuse come propaganda irrazionale e non veritiera.

Da ventidue anni la Francia è coinvolta anche nel sostegno di un altro pericoloso gruppo terroristico africano: le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), fondato nel 2000 al est del Congo dalla fusione delle forze genocidarie che compirono l’Olocausto in Rwanda nel 1994 uccidendo in tre mesi un milione di persone. La Francia le salvò dall’annientamento previsto dall’Esercito di liberazione guidato dall’attuale Presidente Paul Kagame e le riorganizzò in Congo. Ora le FDLR controllano vari territori all’est del Congo pieni di oro, diamanti e coltan, minerali con cui si finanziano rivendendoli all’Occidente. Dal 2012 le FDLR hanno stretto una alleanza militare politica con la missione ONU in Congo, MONUSCO, grazie all’aiuto del Segretario del Dipartimento delle missioni di pace delle Nazioni Unite, Hervè Ladous, l’uomo di Parigi che costrinse nel 1994 le Nazioni Unite a diminuire drasticamente i caschi blu in Rwanda, due settimane dopo l’inizio del genocidio. Duemila uomini erano sufficienti per fermarlo ed evitare un milione di morti… Con il supporto finanziario e politico della Francia, dal ottobre 2015, i terroristi ruandesi FDLR di fatto preso il controllo del Burundi, trasformandolo in uno Stato terroristico in previsione di attaccare il Rwanda. La Francia sta difendendo, sul piano diplomatico, il regime burundese, impegnato in un genocidio contro la propria popolazione per mantenersi al potere. L’appoggio eversivo della Francia al regime FDLR-CNDD in Burundi va al di là delle manovre diplomatiche per impedire una forza di pace africana che protegga i civili. Si traduce in finanziamenti occulti, appoggio militare e fornitura di armi tramite due ‘hommes de frappe’ africani: il Presidente Denis Sassou Nguesso, del Congo-Brazzaville, e il Presidente Joseph Kabila, della Repubblica Democratica del Congo.

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