lunedì, Giugno 27

Burkina Faso: cosa nasconde l’attacco terroristico?

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L’attacco a Ouagadougou, in questo contesto, si andrebbe inserire nei tentativi francesi di riprendere il controllo del Paese dopo la rivoluzione, la caduta del dittatore Blaise Compaoré (asceso al potere grazie al colpo di Stato sostenuto da Francia e Stati Uniti contro Thomas Sankara) e del fallito colpo di stato del 18 settembre 2015, organizzato dal Governo francese. «Esiste un legame tra l’attacco in Burkina Faso e il mandato d’arresto lanciato un giorno prima dallo stesso Paese contro il vice Presidente ivoriano Guillaume Soro. Metto in guardia i nostri amici francesi ricordando gli stretti legami tra Soro e i gruppi islamisti del Sahara, senza dimenticare che questi ultimi tempi si sono intensificati i legami con Obiang Nguema, il Presidente dittatore della Guinea Equatoriale», avverte Roberto Berardi, imprenditore italiano vittima di una truffa economica in Guinea Equatoriale dove è stato incarcerato per due anni e mezzo senza che il Governo italiano intervenisse concretamente per ottenere la sua liberazione.

Il legame tra l’attentato al l’hotel Splendid e il ristorante caffè italiano Cappuccino e il mandato di arresto spiccato dalla magistratura burkinabè contro il vice Presidente della Costa d’Avorio potrebbe essere una terribile realtà. Guillaume Soro è stato un grande alleato del ex dittatore burkinabè Blaise Campaorè. È stato anche coinvolto nell’organizzazione del colpo di Stato in Burkina Faso del settembre 2015. Secondo informazioni dell’intelligence burkinabè, i golpisti (ora sotto processo) stavano facendo arrivare a Ouagadougou dei gruppi terroristici islamici in loro supporto, grazie al supporto logistico della Francia. L’arrivo dei terroristi non avvenne in quanto le forze golpiste furono sconfitte prima.

Come nel gioco delle tre carte spunta nuovamente il nome di Mokhtar Belmokhtar. Doveva guidare il gruppo terroristico in sostegno dei golpisti. Belmokhart è amico intimo del vice Presidente ivoriano Soro. Entrambi uomini della Francia. In Africa non esistono mai coincidenze… La pista della Costa D’Avorio e il legame tra l’attentato in Burkina Faso e Soro è stata oggetto di analisi del Collega Andrea Spinelli Barile in un suo recente articolo pubblicato su ‘IBTimes Italia‘.

Il Burkina Faso è sempre stato considerato un Paese strategico per la Francia. Ouagadougou è la base dell’operazione militare francese Barhane che ha come obiettivo effettivo destabilizzare qualsiasi Governo delle sue colonie africane che osi mettere in dubbio lo statuto di ‘vassallaggio’ imposto dalla Francia. Forze speciali francesi, coadiuvate da 75 esperti militari americani, sono presenti nella capitale della Burkina Faso nel quadro della lotta anti terroristica nel Sahel.

Prima della caduta del dittatore Campaorè, il Burkina Faso è stata utilizzato come base per varie operazioni di destabilizzazione dell’Africa Occidentale, della Costa d’Avorio, della Sierra Leone e della Liberia. Anche dopo la caduta di Campaorè il Paese ha continuato a svolgere questa funzione. Dal Burkina Faso sono partite le armi consegnate dalla Francia ai terroristi nigeriani di Boko Haram ed intercettate dall’esercito del Camerun nel luglio 2015, oggetto di una inchiesta de ‘L’Indro‘ dell’agosto 2015, ripresa nell’ottobre 2015 da ‘Il Giornale

La rivoluzione della Burkina Faso è considerata un elemento di forte destabilizzazione per il mantenimento del potere francese sulle sue colonie africane. I timori che il Paese sfugga dal controllo e che chieda l’allontanamento delle truppe francesi presenti nel suo suolo sono fonti di grossa preoccupazione per l’Eliseo. L’elezione a Presidente di Roch Marc Christian Kaborè non è stata gradita a Parigi. Come non è stato gradito il suo primo atto di politica internazionale: il mandato di arresto per Guillame Soro preceduto dalla richiesta di estradizione del dittatore Camporè, protetto in Costa d’Avorio dal Presidente Alassame Ouattara. L’enfant de la France‘ Ouattara fu posto al potere da Parigi a seguito di un colpo di Stato perpetuato dalle forze speciali francesi nel 2011 contro il Presidente democraticamente eletto Laurent Gbagbo, attualmente sotto processo presso la Corte Penale Internazionale (CPI), di cui il principale finanziatore è proprio la Francia. Un processo che stenta a concludersi visto la mancanza di prove evidenti dei crimini contro l’umanità imputati dall’accusa al ex Presidente ivoriano. La CPI, sotto pressioni della Francia, ha sempre rifiutato di aprire inchieste contro Ouattara per i crimini commessi durante la guerra civile.

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