lunedì, Ottobre 25

Buoni benzina e propaganda Non solo nel Paese, ma un vezzo diffuso in gran parte d’Asia: i buoni benzina in cambio di voti

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INFLAZIONE: MAGGIO PREZZI CARBURANTI IN CALO SU BASE MENSILE

Bangkok – Coloro che hanno introiti pari a più di 10.000 Ringgit (cioé l’equivalente di 3,055 Dollari USA) al mese non potranno usufruire di alcun sussidio o buoni benzina all’interno dello schema di razionalizzazione che sarà implementato il prossimo anno. Nell’annuncio di ieri, il Vice Ministro alle Finanze, Ahmad Husmi Hanadzlah ha affermato che il programma potrebbe essere diviso in tre sezioni. «Coloro che guadagnano meno di 5.000 Ringgit al mese riceveranno l’intero sussidio mentre quelli che hanno introiti tra 5.000 e 10.000 Ringgit avranno un sussidio parziale», ha affermato il Vice Ministro ai reporter che hanno partecipato alla Conferenza Internazionale Banking Islamico di Banca Rakyat di qualche giorno fa. In ogni caso, ha affermato che il meccanismo deve essere ancora studiato in tutti i suoi dettagli da parte del Ministero per il commercio nazionale, cooperative e consumi.

I sistemi di sussidi sono spesso previsti in gran parte d’Asia, compresi i buoni benzina che spesso hanno anche creato qualche attrito di natura sociale ma soprattutto politica in molte Nazioni del Continente asiatico. Qualche volta si è trattato dell’oggetto di discussione che si è svolto anche intorno a casi di corruzione nei vari Governi oppure si tratta di tema utilizzato in forme simili al voto di scambio, aspetto della vita elettorale di un Paese che in Asia acquisisce connotati alquanto diversi. In molte Nazioni asiatiche, infatti, oltre alle forme di sostegno economico verso i partiti effettuate dai cittadini in prima persona, quando un leader politico –soprattutto in vista di scadenze elettorali- elargisce il denaro ricevuto, ebbene, questa è forma di propaganda che in Asia viene considerata legale e non difforme dai canoni usualmente adottati in Asia.

Per dire quanto questi argomenti siano all’ordine del giorno in Asia, basti citare la conferenza intitolata “Crescita Asiatica: Realtà e Sfide” tenutasi durante la Camera Internazionale del Commercio svoltasi all’interno di una Conferenza Internazionale della durata di due giorni che si è tenuta in Bangladesh. In essa è riecheggiato l’invito degli studiosi lì convenuti a tenere lontana la politica dal business proprio per il miglioramento della vita economica dei Paesi. Alcuni docenti universitari hanno sottolineato che la politica deve stare fuori dall’economia e l’economia deve star fuori dalla politica. Sfortunatamente è esattamente quel che accade in gran parte d’Asia. Ed i sussidi benzina sono parte delle strategie sia elettorali sia politiche di molti Paesi asiatici. Ma la sottile soglia che separa i desideri e le bramosie dei politici e le effettive necessità del business di un Paese spesso è un paravento molto tenute, quasi impercettibile, viste le contiguità tra i vari apparati decisionali e governativi ed il mondo del business dal quale si possono trarre molti vantaggi assolutamente personali.

Il commercio è il fattore dominante in molte economie d’Asia e per movimentarlo i propellenti come benzina e gasolio sono fattore cruciale.  Le principali sfide all’economia in Asia sono la crescita lenta delle esportazioni, la stabilità dei tassi di cambio, la riduzione delle diseguaglianze negli introiti economici familiari. Le restrizioni nel commercio imposte da alcune Nazioni a sviluppo avanzato sono parte delle tante sfide per la crescita del PIL nazionale per molti Paesi d’Asia.

La Banca di Sviluppo Asiatico ha realizzato proiezioni per la crescita locale intorno al 6.2 per cento medio complessivo nel 2014 e del 6.4 per cento nel 2015 per molte Nazioni asiatiche.

 

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