lunedì, Settembre 27

Buon Compleanno Referendum! Eravamo un popolo, prima di diventare la gente

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NO

 

Quarant’anni fa esatti le cittadine e i cittadini migliori di questo Paese, insieme, regalavano a se stess* e alle generazioni future una conquista di civiltà: vincevano i NO nel referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio, e la possibilità di divorziare restava norma in Italia.

Erano anni di progresso, dalle nostre parti.
Per esempio. 1970, Statuto dei lavoratori (quello del famoso articolo 18). 1970, legge FortunaBaslini sul divorzio. 1973, i cosiddetti ‘decreti delegati’ sulla democratizzazione della vita scolastica. 1974, referendum sul divorzio – oggi, buon compleanno! 1975, vittoria del Partito Comunista e delle sinistre in generale in molte elezioni comunali (come a Roma). 1975, nuovo diritto di famiglia, sul ruolo della donna e lo status dei figli. 1976, miglior risultato di sempre del PCI alle politiche. 1978, legge Basaglia sulla fine delle torture manicomiali. 1978, legge sull’aborto. 1979, primo voto per il Parlamento europeo. 1981, referendum proposto dal sedicente ‘Movimento per la vita’ contro la legge sull’aborto – sconfitto a furor di popolo.

Perché lo eravamo, un popolo!
Lo siamo stati – sapete? Prima di diventare ‘la gente’.

E c’è una bella differenza. 
La gente non si occupa del ‘politico’ (diritti dei lavoratori, diritti delle persone, scuola, città, famiglia, malati, europa, ambiente…), ma solo del ‘privato’
E se proprio deve impicciarsi di qualcosa che vada oltre il proprio ‘particulare’, la gente certo non si interessa di, né s’informa su, tanto meno si mobilita per i diritti civili, economici, politici, sindacali, di genere o generazionali che riguardano i milioni e milioni di donne e uomini che la costituiscono (che costituiscono ‘la gente’, appunto), ma semmai si accalora sullo stipendio, le diarie, le pensioni, i benefit, i mezzi di trasporto, la ‘rottamazione‘ e il gossip tra le lenzuola, di quelle poche centinaia di mascherine che occupano la scena mediatica, proprio perché la gente pensi a loroanziché il popolo a se stesso e al proprio bene.

Ci fecero diventare ‘la gente’ – da popolo che eravamo – perché come popolo facevamo paura al potere. Come gente, invece, ne siamo la garanzia migliore di sopravvivenza.
Lo fecero in modo quasi impercettibile, ma implacabile, a partire dalla fine degli anni ’70 – stingendo la nostra testa in una morsa fatta di ‘riflusso’ (disimpegno, mode e soprattutto televisione), di paura (del terrorismo, soprattutto – e del ‘diverso’ in generale), di disincanto (verso forme nuove, socialiste per esempio, di convivenza) e di depressione (verso noi stessi: mista alla ‘furbizia individualista’, il qualunquismo se ne nutre). 
E in meno di dieci anni l’opera era compiuta: la nostra testa aveva assunto la forma che voleva il potere. Quella forma – fateci caso – ce l’ha ancora, per milioni e milioni dei nostri contemporanei. (Non la disegnerò per non scadere nel facile triviale.)

Bene. 
Purtuttavia io confido che noialtr*, le donne e gli uomini migliori di questo paese OGGI, possiamo dare un buon contributo – e anche abbastanza rapido – affinché l’Italia torni a essere abitata da un popolo (non da gente), capace cioè di consapevolezza ed emancipazione come quelle di quegli anni – da un popolo di tanti colori e lingue e storie e intelligenze, ma di un’unica chiara e forte idea di dignità, equità, democrazia e progresso.

Nel frattempo, di nuovo: BUON COMPLEANNO REFERENDUM!
(E GRAZIE a voi tutte e tutti, di quarant’anni fa!)

 

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