sabato, Novembre 27

Buon 2016 a un Paese senza numi civili

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L’intervista rilasciata nei giorni scorsi dall’ex devoto Sandro Bondi a ‘La Repubblica‘ avrebbe meritato di essere letta integralmente da Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno, con esegesi rigo per rigo, anzi parola per parola. Sarebbe stato un gesto di pedagogia costituzionale, un piccolo antidoto alla superficialità con cui qualche volta amministriamo il nostro rapporto con la cabina elettorale, spingendoci fino alle soglie dell’autodistruzione.

Forse qualche intellettuale cieco, sordo e muto, che negli anni del berlusconismo considerava esagerati i pochi sognatori che lasciavano la Mondadori per ragioni di coscienza, finalmente arrossirà. Forse. L’intervista all’ex suddito, oggi pentito, di Silvio Berlusconi conferma ciò che qualunque persona responsabile sapeva, ossia che l’intero Paese era in balia di un uomo i cui neuroni guizzavano con singolare vivacità quando si sfioravano gli interessi della propria azienda.

Al tempo cercavo di convincere colleghi scrittori che rimanere in quella casa editrice corrispondeva a diventare complici del suo padrone e del relativo disegno. Si certo, il pane quotidiano e la vanagloria (di cui noi scrittori certo non difettiamo, sebbene con modalità estremamente variabili), ma il bersaglio vero per molti era proprio il mammellone della Mondadori, che significava allargare la platea dei lettori, beneficiando di televisioni e periodici del gruppo, pronti a spingere gli autori della scuderia, sempre per fare guadagnare la proprietà, che poi avrebbe usato quei danari per consolidare il proprio potere. Una circolarità perversa. Legittimo, se il proprietario non fosse stato anche molto altro rispetto all’editore. In quella piscina rassicurante si allungavano scientemente le bracciate di molti insospettabili, almeno fino a quando è stato loro possibile auto-ingannarsi, ossia alla vigilia della caduta degli dei. L’amico di infanzia e di gioventù di uno dei silenti fu lapidario: “Domenico rasseganti, era così già da bambino e non è mai mutato, sempre dalla parte dei potenti.

Le parole tardive di Sandro Bondi, tanto drammatiche e teatrali da sfiorare il comico, amplificano le responsabilità di costoro che facevano finta di non sentire ma che in seguito, col nemico alle corde, si presero la parte dei paladini, lasciando platealmente la Casa Editrice con ritorni pubblicitari cospicui.

Li pongo sullo stesso livello di Sandro Bondi, pentiti del giorno dopo, alla pari di chi diventò antifascista solo una volta accertatosi che il Duce era trapassato. Lontanissimi da uomini come Carlo e Nello Rosselli, Giacomo Matteotti e altri che non bordeggiarono ma andarono diritti per la loro strada. Il berlusconismo sarebbe durato il tempo di uno sbadiglio se ognuno avesse fatto la propria parte fino in fondo, non c’era nemmeno bisogno di atti memorabili, bastava il minimo, ma per alcuni è troppo anche questo. Quando scrisse ‘Odio gli indifferenti‘, nel 1917, Antonio Gramsci lo sapeva bene: «Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?».

Bastavano tanti minuscoli embarghi per fare comprendere al destinatario, che fino a poco tempo fa vaneggiava di salire al Quirinale da Presidente, che le porte erano sprangate. Colpirlo negli interessi personali, ossessione di una vita, l’altro monoideismo, insieme alla concezione penosa della donna.

Sandro Bondi vuota il sacco dopo averci trattato per anni come degli stupidi, colmi di pregiudizi verso il suo idolo: dimentica di quando nei salotti televisivi mitragliava con violenza, arrampicandosi oltre il ridicolo, chiunque osasse solo contestare la pettinatura di quel padrone che ora considera solo una versione peggiorata del Conte Ugolino.

Vi sono passaggi nell’intervista che inducono sentimenti di orrore, laddove si tocca con mano che le istituzioni erano meri strumenti al servizio di un’azienda privata. Berlusconi «ci lasciava giocare con la politica e con le idee, fino a che non toccavamo la sostanza dei suoi interessi e del suo potere». Spaventoso, intollerabile che abbia trovato così tanti servi ad assecondarlo. Viene da chiedersi chi, all’interno di quella compagine, prendeva la parte dei cittadini.

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