lunedì, Maggio 17

Budapest, la stazione riapre ma non ai migranti Beirut, occupato il ministero dell'Ambiente

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Caos. Urla, spintoni, pianti. La stazione di Budapest Keleti si è trasformata in un ingorgo di migranti che hanno cercato di salire sui treni per andare in Austria e in Germania. Ma la polizia ungherese ha impedito loro di salire a bordo e ha evacuato l’intera stazione che per alcune ore è rimasta blindata. «È colpa della Merkel» ha tuonato stamattina il vicepremier ungherese Janos Lazar, intervenendo in Parlamento «perché i profughi siriani chiedono di partire per la Germania senza registrazione, facendo riferimento alle sue dichiarazioni». Nei giorni scorsi, infatti, la cancelliera tedesca aveva annunciato la sospensione del regolamento di Dublino per i profughi provenienti dalla Siria, garantendo, così, che non sarebbero stati respinti nei paesi di ingresso nell’Unione europea. I migranti arrivati a Budapest, dunque, sono rimasti lontani dai binari, hanno affollato la piazza antistante la stazione sventolando i biglietti e gridando «Germania, Germania». Senza successo. Le forze dell’ordine, infatti, dopo un paio d’ore hanno riaperto la stazione a tutti tranne che ai migranti, che sono rimasti bloccati, perché all’ingresso principale gli agenti hanno controllato tutti, passaporto dopo passaporto. «L’Europa deve usare le sue risorse umane e, se vuole una politica per l’immigrazione, questa deve essere regolata e controllata» ha detto ancora Janos Lazar che ha cercato di difendere la decisione del governo che è stata criticata dall’Ue. Alcuni dei 28, in particolare, non hanno compreso la strategia di bloccare i migranti da un momento all’altro e in effetti, non è stato fornito nessun dettaglio per spiegare il provvedimento. L’atto di oggi, di fatto, contraddice quanto deciso ieri, quando erano stati sospesi i controlli alla stazione e non era stato bloccato nessuno, anche se non in possesso di un visto per Austria o Germania. Un portavoce del governo si è limitato a spiegare che le autorità vogliono far rispettare le regole, soprattutto dopo le pressioni di certi altri Paesi che richiedono la presentazione di un passaporto valido o di un visto per viaggiare all’interno della zona Schengen.

La pressione dei flussi migratori, dunque, si fa sempre più pesante. L’Unione Europea sta provando a tamponare l’emergenza, ma è necessario fare un discorso serio e c’è attesa per il 14 settembre, quando a Bruxelles si terrà un vertice dei ministri della Giustizia e dell’Interno Ue per affrontare il problema. Intanto oggi, Angela Merkel e il premier spagnolo Mariano Rajoy si sono incontrati e hanno concordato di definire una lista di safe countries, cioè dei Paesi d’origine sicuri che comportano il rimpatrio del migrante. L’idea dei due, poi, è di aiutare Grecia e Italia ad aprire i centri di registrazione dei migranti e di riaffermare il principio per cui chi non ha diritto d’asilo deve tornare nel Paese d’origine. «Per quanto riguarda i rifugiati che sono perseguitati o scappano da guerre, dovrebbe esserci un’equa distribuzione in Europa basata sulla forza economica, la produttività e la grandezza di ogni Paese» ha osservato la Merkel. «Quella che stiamo vivendo» ha detto Rajoy «è la più grande sfida che l’Europa dovrà affrontare negli anni a venire. Dobbiamo dare una risposta a questa sfida e abbiamo bisogno di accordi e solidarietà». Dall’inizio del 2015 sono arrivati350.000 migranti e rifugiati ed è di 2.643 il nefasto bilancio delle persone che sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Lo riferisce l’Organizzazione internazionale per le migrazioni che da anni, ormai, chiede l’istituzione di canali umanitari e boccia le politiche di chiusura, quelle che preferiscono costruire muri piuttosto che accogliere. La Bulgaria, per esempio, sta finendo di innalzare una barriera metallica di filo spinato al confine turco la cui costruzione era cominciata già alla fine del 2013.

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