lunedì, Ottobre 18

Bruxelles, torna l'incubo terrorismo

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In Belgio torna a farsi sentire la paura del terrorismo islamico. Alcuni poliziotti sono stati feriti a Rue du Dries, nel quartiere Forest a Bruxelles, durante una perquisizione effettuata nell’ambito dell’inchiesta sugli attacchi terroristici di novembre scorso a Parigi e condotta dalle forze speciali della polizia federale belga in collaborazione con la polizia francese. Quattro gli agenti colpiti, di cui uno è ricoverato in gravi condizioni. La prima sparatoria è avvenuta nella mattina, con almeno due presunti terroristi che si sono dati alla fuga tra i tetti delle case. La zona è stata chiusa al pubblico e al traffico. Poche ore dopo altri spari, con i media che parlano di uno dei due fermato, ma le notizie sono ancora frammentarie. La polizia ha comunque specificato che l’operazione «non era legata a Salah Abdeslam», il principale ricercato dopo gli attentati del 13 novembre nella capitale francese. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto degli artificieri nella rue de Dries, dove sono presenti una scuola e un asilo. Alle 18.45 la stampa parla di almeno un uomo asserragliato nell’appartamento da cui è partita la sparatoria, mentre almeno un altro uomo in fuga è nascosto e circondato dalla polizia in un terreno abbandonato poco distante.

Paura di un attacco terroristico stamattina anche a Berlino, dove un’auto è esplosa a causa di un ordigno non potente in una strada del centro. Ma l’allarme è poi rientrato qualche ora dopo. «La polizia indaga con grande impegno in tutte le direzioni ma c’è l’esplicita possibilità che si tratti di un conflitto all’interno della criminalità organizzata», il commento del responsabile della sicurezza di Berlino Frank Henkel. La procura ha reso noto infatti che la vittima dell’esplosione è un cittadino turco, noto da tempo alla polizia per reati legati a droga, gioco d’azzardo e spaccio di banconote false.

Via a gran parte degli aerei da guerra russi dalla Siria ma nessuno stop alla guerra al terrorismo. Il giorno dopo la decisione del presidente Vladimir Putin, che arriva a 5 anni dall’inizio del conflitto, arrivano le precisazioni dal Cremlino, che rimanda sì a casa buona parte dell’aviazione per dare anche un segnale positivo in vista dei colloqui di pace di Ginevra, ma conferma l’impegno contro i terroristi a cui contribuirà con aerei e supporto logistico all’esercito siriano. Proprio di qualche ora fa la conferma di una forte offensiva anti-IS a Palmira, con i soldati di Assad che, con il sostegno dell’aviazione russa, stanno riconquistando terreno. Una riconquista dal sapore simbolico ma anche cruciale dal punto di vista tattico, visto che aprirebbe la strada verso Raqqa, la capitale siriana dell’IS.

«Le forze aeree russe dislocate nella base siriana (di Hemeimeem, provincia di Latakia, ndr) hanno il compito di continuare a bombardare le infrastrutture dei terroristi. Risultati positivi sono stati raggiunti, è emersa una concreta opportunità di porre fine al conflitto e alla violenza, ma è troppo presto per parlare di vittoria sul terrorismo», il commento del viceministro della Difesa russo, Nikolai Pankov. Mentre l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan De Mistura, esprime la speranza in ‘ricadute positive’ sul negoziato di pace. Ma le opposizioni continuano sulla loro linea: «Chiediamo il ritiro di tutte le truppe straniere dalla Siria, non solo quelle russe», dice proprio da Ginevra Salim al Muslet, membro dell’Alto comitato per i negoziati (Hnc) delle opposizioni. Mentre sull’annuncio di Putin di ieri dice: «Ascoltarlo è una cosa, vederlo applicato sul terreno è un’altra. Sarà uno sviluppo positivo se Putin è serio nel volerlo applicare». Mentre arrivano i nuovi dati sul conflitto da parte dell’Osservatorio siriano per i diritti umani: 273.520 le vittime della guerra in Siria, di cui 79.585 civili. Tra questi, 13.694 bambini e 8.823 donne. 20mila i dispersi nelle prigioni del governo, 5mila i sequestrati dallo Stato Islamico, 6mila i prigionieri e i dispersi, mentre 2mila sono i membri delle forze lealiste ostaggio delle fazioni islamiche, dell’Is o del Fronte al-Nusra.

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