martedì, Settembre 28

Bruxelles: il terrore del Nuovo Terrorismo Insurrezionale colpisce ancora

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La stazione Centrale di Bruxelles è stata evacuata a seguito di un’esplosione la sera del 20 giugno. L’ipotesi è quella di un singolo attentatore suicida, apparentemente di circa 35 anni. Ha cercato di seminare la morte verso le 21 di ieri alla Stazione Centrale di Bruxelles. Non ci è riuscito. La dinamica dei fatti ancora da chiarire, ad iniziare dal luogo esatto dell’esplosione o delle esplosioni: una o due, nel mezzanino o nella hall. A quanto pare l’uomo, che indossava anche una cintura esplosiva, ha fatto saltare un trolley nell’ammezzato per poi scendere si binari 3 e 4. Urlando frasi inneggianti ad Allah e al fatto che «i jihadisti esistono ancora».
I militari belgi hanno neutralizzato un sospetto attentatore con equipaggiamento esplosivo che, attirata l’attenzione del personale di sicurezza, avrebbe fatto detonare l’equipaggiamento esplosivo rimanendo ferito. La
Polizia ha preso il controllo dell’area procedendo a verifiche più approfondite e, in via precauzionale, ha disposto l’evacuazione della principale piazza della città, la Grand Place.

Se confermata, la dinamica dell’evento rientra nel processo di adattamento delNuovo Terrorismo Insurrezionale‘ (NITNew Insurrectional Terrorism) dove la componente individuale va a sostituire quella del gruppo. Non trattandosi di soggetto munito di armi comuni da taglio (lame provenienti dal libero commercio come altri ‘emulatori’ più recentemente) bensì dotato di equipaggiamento esplosivo, è probabile un’azione semi-strutturata; una tecnica sviluppata e migliorata sui campi di battaglia afghano, iracheno e siriano nell’ultimo decennio e adattata a quello che possiamo ormai definire il campo di battaglia urbano europeo.

Tale singolo evento, certamente non marginale nel complesso di azioni violente che stanno diffondendosi in Europa, si affianca al processo di trasformazione in corso da parte di un sempre più debole Stato islamico che, avendo ormai compresa l’inevitabilità della una sconfitta militare e la morte della sua stessa leadership, è in grado di garantirne la sopravvivenza, ma in altra forma. Da realtà territoriale, con struttura proto-statale, geograficamente definita e basata sul volontarismo, a fenomeno sociale, anazionale, simbolico e su base individuale.
Dal 2015 ad oggi (da
Londra a Parigi, Bruxelles, Nizza e Berlino), abbiamo assistito alla realizzazione di questo progetto avvenuto attraverso un‘evoluzione tattico-operativa figlia di una scelta politica e strategica di ampio respiro: seminare il germe dell’ISIS sul piano sociale, sfruttando elementi già presenti all’interno delle aree-obiettivo da colpire: sono le ‘armi di prossimità’ dello Stato islamico in grado di colpire ovunque e chiunque anche attraverso tecniche e azioni relativamente semplici, quasi amatoriali con l’utilizzo di oggetti di uso comune e facilmente reperibili quali coltelli e autoveicoli.

Si tratta di un adattamento necessario e finemente diretto pur in assenza di legame effettivo tra le ‘armi di prossimità’ e lo Stato islamico, semplicemente perché lo Stato islamico si prepara al suo tramonto; ma il post-Isis è fatto di idee, motivazioni e azioni.

Quello tra l’ISIS in Medioriente e l’azione terroristica di Bruxelles non è un legame diretto, ma la sua evoluzione in termini di fenomeno culturale, sociale, le cui conseguenze si riversano sul piano operativo (in termini di modus operandi), strategico e comunicativo. Non esistono legami formali, quali ordini gerarchici, piani coordinati a livello centrale; ma si tratta non di meno di legami molto forti, che si spostano sul piano simbolico, ideale, o meglio ideologico. Legami in grado di colmare vuoti, creare senso di appartenenza, rafforzare personalità deboli alla ricerca del riscatto sociale, riempitivi emotivi per soggetti anche patologicamente caratterizzati, frustrati alla ricerca di un proprio io attraverso il nome di Dio. Un bacino potenziale su cui lo Stato Islamico e i suoi reclutatori hanno avuto presa.

Il risultato ottenuto è quello di un’amplificazione mass-mediatica del messaggio di violenza che capillarmente si diffonde e colpisce potenzialmente ovunque: un circolo vizioso tanto pericoloso quanto vantaggioso per l’opera di marketing, premium branding, franchising e oggi l’outsourcing, l’esternalizzazione della violenza dell’ISIS. Oggi chiunque si appropri del suo brand e conduca operazioni di successo (e solo quelle) consente allo Stato Islamico di dominare il campo virtuale e della percezione, nonostante la sconfitta sul campo di battaglia in Siria e Iraq, e di trarre vantaggio indiscusso dalle azioni portate a termine, che rivendica con rapace immediatezza.

Dire che gli eventi singoli, tra di loro non direttamente collegati e condotti nella maggior parte dei casi da soggetti affetti da psico-patologie, non sono riconducibili è fuorviante. Al contrario, tutti gli eventi sono riconducibili all’ISIS in quanto tutti i soggetti hanno agito in nome dello Stato Islamico.

Come scrivo dal 2015, e qui ribadisco ancora una volta, i punti di forza della minaccia contemporanea del ‘Nuovo Terrorismo Insurrezionale’ si concretizzano nelle adeguate capacità di intelligence, organizzativo-logistica, a cui si uniscono la motivazione e il livello operativo dei foreign fighterseuropei’, o di quei militanti che attraversano il Mediterraneo o i Balcani, provenienti dai teatri di guerra siriano e iracheno, o libico. Ma anche di soggetti incapaci di operare in maniera organizzata ma che non da meno, attraverso azioni di tipo ‘amatoriale’, spesso goffe e maldestre (come l’auto imbottita di bombole di gas a Parigi del 19 giugno) riescono comunque a creare ‘terrore’. Sono soggetti capaci di sfruttare l’ampia disponibilità di obiettivi ‘soft target a elevata vulnerabilità; un vantaggio che si accompagna alla capacità di reperimento di armi da guerra ed esplosivi provenienti dal mercato nero o di equipaggiamenti reperibili dal libero mercato, come i coltelli e i veicoli da lanciare in velocità contro la folla inerme

Azioni di questo tipo, come abbiamo visto, sono in grado di indurre all’emulazione e stimolare la volontà di soggetti autonomi e non organizzati che si sono recentemente imposti all’attenzione mediatica. Sono queste le armi di prossimità che stanno colpendo l’Europa.

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