giovedì, Ottobre 21

Bruxelles resta blindata, ma Salah non si trova field_506ffbaa4a8d4

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Bruxelles si è svegliata ancora così, congelata e deserta. L’allerta di livello quattro già ieri ha paralizzato la città ma è alle prime luci dell’alba che è partito il blitz anti terrorismo delle teste di cuoio proprio nel cuore della capitale belga: a Grand Place, attorno alla sede della divisione centrale della polizia. I residenti della zona sono stati invitati a non affacciarsi alle finestre e agli ospiti di alcuni alberghi del centro, l’Amigo e il Sas Radisson, è stato chiesto di non uscire nemmeno dalle stanze. Le perquisizioni hanno riguardato anche l’ormai noto quartiere di Molenbeek, dove le unità speciali hanno perquisito l’abitazione di un componente della famiglia di Abdeslam, uno zio del ricercato. La massiccia operazione di ieri ha portato all’arresto di 16 persone, mentre oggi sono state fermati altri 5 sospetti durante un nuovo round di perquisizioni nelle regioni di Bruxelles e di Liegi. La procura non ha voluto rivelare l’identità delle persone arrestate. Nessuna indicazione neppure sul materiale sequestrato, anche se non sono state rinvenute armi o esplosivo. Bruxelles, dunque, è una città sotto assedio, eppure il ricercato Salah Abdeslam, l’ottavo componente del commando di jihadisti che ha colpito Parigi venerdì 13 novembre, ancora non si trova. Si crede che l’uomo sia ancora in Belgio e che abbia intenzione di raggiungere la Siria, ma lo stato è blindato, così come lo sono anche i Paesi confinanti. Intanto, anche oggi il tempo è rimasto sospeso: tutte le stazioni della metropolitana e dei tram sotterranei sono rimaste chiuse, e anche asili, scuole, università, uffici pubblici e centri commerciali e gli eventi pubblici sono stati sospesi. Solo gli uffici del Parlamento europeo sono rimasti in attività, anche se sono stati autorizzati solo gli incontri più urgenti. Lo stato d’assedio, comunque, non sembra avere una scadenza a breve termine e infatti il ministro belga degli Interni, Jan Jambon, ha ammesso che il lavoro non è ancora finito e che aspettano una nuova valutazione dell’Ocam, l’Organo di coordinamento per l’analisi della minaccia.

Se da un lato l’Europa si blinda e si protegge, dall’altro, però, sferra il suo attacco all’Isis. Questa mattina, infatti, i caccia francesi sono decollati dalla portaerei Charles de Gaulle, nel Mediterraneo orientale, per alcune ricognizioni sui territori della Siria. Non è chiaro se siano stati fatti dei bombardamenti, di certo, però, nelle ultime 24 ore la coalizione guidata dagli Usa ha sferrato 14 attacchi solo sulla Siria e 19 sull’Iraq. Anche la Russia, nel frattempo, ha colpito duramente il Paese dell’alleato Bashar al Assad. Nelle ultime 48 ore, le forze aeree di Putin hanno distrutto un impianto di stoccaggio petrolifero vicino Raqqa e raffinerie appartenenti allo Stato islamico, oltre a un convoglio di camion cisterna. I bombardieri,  provenienti dalla base aerea di Hmeimim, hanno completato l’operazione nelle regioni settentrionali e orientali della Siria mentre l’aviazione civile irachena ha sospeso per le prossime 48 ore i voli tra Baghdad e le città di Irbil e Sulaimaniya, nel nord del Paese, a causa delle intense attività militari russe dal Mar Caspio. La Siria diventa sempre più affollata. Tra domani e dopo domani dovrebbe sbarcare anche quel piccolo contingente delle forze speciali Usa che Barack Obama aveva annunciato già qualche settimana fa. Si tratta di un manipolo di cinquanta uomini  che avranno il compito di coordinare le forze locali e aiutarle a organizzare l’offensiva di terra contro le forze dell’Is.

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