mercoledì, Luglio 28

Bruxelles: il problema sono le periferie Claudio Neri e Germana Tappero Merlo: i quartieri ghetto, ‘santuari’ del jihadismo, e l'intelligence

0

L’aeroporto di Zaventem e la stazione della metropolitana di Maelbeek. Il 22 marzo, secondo giorno di primavera, Bruxelles è stata colpita da due devastanti attacchi terroristici che hanno causato  -secondo gli ultimi dati-  30 morti e oltre 230 feriti. Lo Stato Islamico ha già rivendicato le stragi e, mentre il conteggio delle vittime rischia di salire ancora, l’Europa si interroga sui motivi, le circostanze, i dettagli di questa ennesima carneficina.

L’idea che siamo di fronte a una vendetta per l’arresto di Salah Abdelsalam”, il terrorista delle stragi di Parigi dello scorso novembre, latitante per mesi,  “mi pare una forzatura”, spiega Claudio Neri, Direttore dell’Istituto italiano di studi strategici. “Questo tipo di attacchi, in luoghi sorvegliati come aeroporti e metropolitane, richiede mesi di preparazione. Secondo me si tratta di operazioni pianificate da tempo, la cui esecuzione potrebbe al massimo essere stata accelerata in seguito alla cattura di Salah per timore che quest’ultimo potesse  -visto che è stata anche imprudentemente diffusa la notizia della sua collaborazione con gli inquirenti-  comprometterle. Oppure Salah non c’entra, ma gli attentatori si sentivano il fiato sul collo della polizia e hanno deciso di agire prima che fosse troppo tardi”.

E le forze di Polizia e di sicurezza belghe sono ora al centro delle polemiche, per non aver saputo prevenire gli attacchi nonostante l’allerta ai massimi livelli dopo gli attentati di Parigi (che erano stati in buona parte pianificati proprio in Belgio da suoi cittadini). “L’apparato di sicurezza belga ha mostrato delle falle impressionanti, i terroristi sono riusciti a muoversi sul territorio, a sfuggire ai controlli, a impossessarsi dell’esplosivo e via dicendo”, prosegue Neri. “Il punto fondamentale da capire è che le capacità di controterrorismo non si costruiscono in pochi mesi, servono anni, cinque-dieci almeno per infiltrare le organizzazioni e creare una rete di informatori efficace. Certo, servono anche più soldi e più risorse umane, ma soprattutto serve tempo. Le criticità emerse all’epoca degli attentati di Parigi sono quindi ovviamente ancora presenti e lo saranno ancora a lungo. Per i prossimi anni temo che sarà inevitabile assistere ad altri attentati di questo genere, specialmente negli anelli deboli della “catena” della sicurezza europea, come appunto il Belgio”.

Il cuore delle istituzioni europee non è stato colpito, secondo diversi esperti, solo per le carenze del suo sistema di sicurezza. Il Belgio, così come la Francia, soffre anche il fenomeno deiquartieri ghetto’, un modello palese di non-integrazione, un sonno delle coscienze e della ragione che ha generato i mostri attuali, imprescindibile manodopera per questo genere di attacchi. “Per radicalizzazione islamica, il Belgio è il primo fra i Paesi europei non-balcanici”, spiega Germana Tappero Merlo, analista specializzata in terrorismo e intelligence. “Che gli autori di questi attentati siano elementi interni belgi è più che probabile: ricordo che il gruppo Sharia4Belgium (dissolto nel 2012 e il cui leader è stato arrestato e condannato circa un anno fa) era molto attivo e radicato sul territorio. Non è improbabile che diversi elementi di tale organizzazione siano ora passati ad agire come piccole cellule dello Stato Islamico. E qui si arriva al delicato discorso delle ‘periferiedelle capitali occidentali (soprattutto di ex Paesi coloniali, come Francia, Belgio, Uk etc) divenutisantuaridel jihadismo: l’argomento è considerato politicamente scorretto, perché si teme di alimentare la paura, ma se non si ragiona, e in profondità, per fare interventi di de-radicalizzazione non arriveremo da nessuna parte. Fonti Europol stimano tra i tremila e i cinquemila cittadini UE comejihadisti di ritornodai territori dello Stato Islamico in Medio Oriente. Salah è rimasto latitante per quattro mesi, coperto dall’omertà del suo vecchio quartiere. Questo significa anche una ‘cultura’ del jihadismo che fa presa appunto sui giovani (magari pochi, ma già bastano) nelle città europee”.

Al netto dei tempi lunghi richiesti dalla creazione di un controterrorismo efficace nei Paesi dove ancora manca (l’Italia ha ‘fortunatamente’ gli strumenti ereditati dagli Anni di Piombo) e dalla de-radicalizzazione, cosa serve adesso al Vecchio Continente?In Europa c’è un atteggiamento esageratamente prudente verso il terrorismo, che finisce col far prendere decisioni estemporanee, solo e sempre sull’onda delle emotività e mai nell’ambito di una progettazione di lungo periodo, seria e condivisa fra tutti i Paesi europei”, dice ancora Tappero Merlo. “Troppi i campanilismi che affiorano ogni qual volta è necessario coordinarsi o reagire: l’iniziale e duro scontro verbale fra i magistrati, belga e francese, su chi dovesse prendere in custodia Salah è un piccolo ma significativo esempio. Quanto fatto dopo le stragi di Parigi, anche se va nella giusta direzione, non è sufficiente. Non sono sufficienti riunioni collettive, strette di mano e cortei di solidarietà: l’Ue e i vari leader nazionali devono imparare ad affrontare il problema terrorismo in tempo reale, con misure immediate e concrete, e soprattutto con maggior coerenza anche a livello di politica internazionale nelle aree di crisi. Ma purtroppo in questi ultimi dieci anni sono andati perdendo vigore e legittimità quei consessi di crisis management (dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu o a organismi collettivi come l’Ue) che avrebbero potuto dare risposte a crisi gravissime, come un conflitto o la minaccia terroristica. Adesso ognuno sembra andare appunto per la propria strada, contro il terrore e sui fronti bellici. E questi sono i risultati”.

Sono state ora svelate le identità dei tre attentatori di Zaventem. Si tratta dei fratelli el-Bakraoui, già ricercati dalla polizia belga, e (forse) di Najim Laachraoui, cittadino turco di 22 anni che avrebbe avuto il ruolo di artificiere. In particolare Laachraoui sarebbe sicuramente collegato con il terrorista Salah Abdelsalam, e i due fratelli sarebbero a loro volta in qualche modo collegati con le stragi di Parigi (uno di loro, Khalid, avrebbe affittato un appartamento a Charleroi da cui si sono mossi gli attentatori). Si accrediterebbe così la teoria di un piano già preparato la cui esecuzione è stata accelerata dopo l’arresto di Salah per evitare che, collaborando con gli inquirenti, lo compromettesse.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->