mercoledì, Maggio 12

Bruxelles: e se al-Assad ne sapesse qualcosa?

0

Nel giugno del 201, in una lunga intervista al ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung‘, il Presidente siriano Bashar al-Assad lo aveva detto ed era suonata ai più come una minaccia: se l’Europa fornirà armi ai ribelli siriani, l’Europa nepaghera’ il prezzo‘. Dopo gli attacchi di Bruxelles del 22 marzo, c’è chi si chiede, complottismi a parte, cosa potrebbe sapere al-Assad di utile agli europei per capire quanto accaduto, al di là delle dinamiche.
Tra questi,
Monica Mistretta. Giornalista investigativa, autrice del libro inchiesta ‘Il cono d’ombra‘ su Vittorio Arrigoni un’inchiesta sul campo, condotta tra gli uomini di Hamas in Italia e a Gaza che ha messo in discussione la narrativa corrente sulla vicenda di Arrigoni, l’attivista italiano sequestrato e ucciso a Gaza nella primavera del 2011, Mistretta è tra coloro che propongono una riflessione che prova andare oltre la contingenza, indagando sulle relazioni tra IS e il Presidente siriano, fin dal 2014 accusato dai servizi europei di sostenere i jihadisti.

 

Attentati di Parigi e attentati di Bruxelles c’è un filo rosso che li lega?

Sì, sappiamo che Salah Abdeslam, l’ideatore degli attentati terroristici francesi dello scorso novembre, è stato arrestato in Belgio, a Molenbeek, quattro giorni prima degli attentati a Bruxelles. Da qui venivano anche i due fratelli esecutori del massacro di ieri. E’ probabile che l’arresto di Abdelslam abbia accelerato l’esecuzione degli attentati all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles in Belgio. Ibrahim, uno dei due fratelli responsabili degli attacchi di ieri aveva scritto su un file ritrovato nel suo computer di aver paura di essere arrestato e finire in una cella vicina a quella di Abdelslam. Sia in Francia sia in Belgio gli attacchi sono stati rivendicati dall’Isis, ma io sospetto che ci sia una mano più organizzata dietro, come quella della Siria.

 

Secondo te che prove o che elementi abbiamo per ipotizzare il coinvolgimento siriano?

Ovviamente non abbiamo delle prove. Solo un indizio su cui riflettere. All’indomani degli attacchi del 13 novembre a Parigi il dipartimento del Tesoro americano mette sulla lista nera George Haswani, uomo di affari siriano, già sanzionato dall’Ue nel marzo 2015. Haswani è il proprietario della HESCO Engineering and Construction Company, una società di impianti di produzione di energia che opera nel territorio controllato dall’Isis, ma anche nelle aree sotto il dominio di Bashar al-Assad. Faceva da mediatore per la vendita di petrolio tra lo Stato Islamico e al-Assad. Perché il dipartimento del Tesoro si muove proprio dopo gli attacchi di Parigi e colpisce proprio un uomo che fa da tramite tra al-Assad e l’Isis? Nel giugno 2015 l’Ambasciata degli Stati Uniti in Siria aveva accusato al-Assad di fornire supporto aereo all’avanzata dell’Isis nelle zone controllate dai ribelli a nord di Aleppo. In un ‘tweet’ la stessa Ambasciata affermava che il regime siriano stava evitando di toccare le linee dell’Isis. La famiglia Assad, insieme a Muammar Gheddafi e Saddam Hussein, ha controllato per oltre 30 anni il terrorismo mediorientale: gli è servito a fare pressione sugli Stati europei e sugli americani tutte le volte che ne ha avuto bisogno, servendosi di volta in volta di organizzazioni palestinesi come il Fplp di George Habbash, o di personaggi come Abu Nidal piuttosto che di trafficanti di armi come Munzer Al Kassar. Chi se la sente di escludere che in un momento così difficile per la tenuta del suo potere in Siria al-Assad non stia usando ancora i vecchi metodi?

 

Cosa rende difficile pensare che sia Stato l’ISIS?

In effetti, nulla ci dice che l’Isis non potrebbe organizzare attentati in Europa. Ma nessuno ci ha detto, nemmeno l’Isis, cosa cerca di ottenere lo Stato Islamico con questi attacchi terroristici. A meno di non credere davvero che voglia conquistare a suon di massacri l’Europa, come ci racconta qualche farlocco delle destre reazionarie. Dietro il terrorismo c’è sempre un disegno preciso, una strategia: ci vogliono uomini -e non solo quelli che eseguono gli attentati, ci vogliono ‘menti’ raffinate e soldi. Il terrorismo, storicamente, richiede organizzazione e coperture. In Siria e Iraq l’Isis non è riuscita a organizzare un’aviazione propria, non ha armi tecnologicamente avanzate. Non ha mai cercato, soprattutto, di accreditarsi come Stato agli occhi dell’Occidente. Qual è il suo progetto reale al di là dei proclami di creazione del califfato? E se non ha progetti, dobbiamo credere che segua quelli di altri?

 

La via europea nella lotta al terrorismo funziona?

Non mi permetto di giudicare l’operato delle intelligence europee. Mi chiedo, però, se Abdelslam sia stato interrogato efficacemente: faceva parte della stessa cellula che ha organizzato gli attentati di Bruxelles e sapeva tutto. Ma non ci ha detto niente.

 

L’esempio israeliano paga? Israele ha la ricetta giusta per combattereil terrorismo?

L’intelligence israeliana ha una grande capacità di penetrazione dei movimenti terroristici. Ha saputo costruire reti di informatori ovunque in Medio Oriente. E’ ben presente anche nei Paesi dove vivono le menti che organizzano gli attentati come Libano, Siria e Iraq. Quello che noi stiamo vivendo in questi giorni in Europa, gli israeliani hanno imparato a gestirlo senza dover rinunciare alle garanzie di un Paese democratico. C’è da augurarsi che l’Europa ne segua l’esempio e non diventi preda di facili estremismi.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->