lunedì, Maggio 17

Bruxelles, dove il terrorismo suona sempre due volte

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Bruxelles si sveglia di nuovo tra il rumore di sirene e quell’odore stantio di morte che pervade la città, la paura non se ne è mai andata veramente. Martedì 22 marzo, tra le otto di mattina e le nove, si sono verificate tre esplosioni in due diversi luoghi della capitale belga. Le prime due all’aeroporto di Zaventem, poco fuori città, la terza nella stazione metropolitana di Maalbeek, nel centro di Bruxelles. Gli attentati sono stati rivendicati dallo Stato Islamico a distanza di qualche ora, ma il gaudio dei seguaci del Califfo era non arginabile già pochi minuti dopo i fatti. Nel plauso degli islamici più radicali, l’Occidente conta quasi una quarantina di morti e diverse centinaia di feriti, senza contare lo squarcio morale che ormai divide in due la nostra civiltà.

E’ innegabile che per iniziare a fare una seria valutazione dei fatti si debba partire dall’arresto di Salah Abdeslam di qualche giorno fa, all’apparenza una delle prime vittorie dell’Occidente sul colosso jihadista. Salah parla, si confida con le Autorità, ma non desidera essere estradato in Francia, la sua paura principale era essere chiamato ad un nuovo martirio che grazie all’arresto ha svincolato con una certa grazia. Mentre si monta il solito circo mediatico intorno ad uno dei principali ricercati al mondo, Salah si salva di nuovo, il martirio, a quanto pare, suona sempre due volte.

In molti hanno collegato l’arresto dello jihadista, ideatore dell’attentato di Parigi, con le bombe di Bruxelles ma l’analisi dei fatti ci dice altro. Il piano per colpire l’aeroporto e la metropolitana erano sicuramente studiati attentamente da molto tempo, la complessità degli obbiettivi e la relativa coordinazione d’azione non lasciano spazio ad azioni improvvisate per vendetta. Quello di Bruxelles ha più l’aria di un piano di contingenza, una sorta di operazione secondaria in caso di necessità. Così come tutte le Nazioni del mondo hanno un loro piano approntato per rispondere ad una minaccia grave alla sicurezza del personale e del territorio, così è presumibile che anche i terroristi ne abbiano.

Uno dei compiti delle cellule dormienti è proprio questo: essere operative entro un tempo relativamente breve per colpire obiettivi studiati e prestabiliti, una sorta di QRF (Quick Reaction Force) aliquote di personale lasciate inattive in caso di evenienza. L’arresto di Salah è il momento in cui il piano di contingenza entra in azione, una situazione di crisi che minaccia lo Stato Islamico e che deve essere vendicata. Bastano un paio di giorni per rispolverare i piani, nel clima di clamore e di euforia generale in pochi sollevano veramente il quesito che qualche simpatizzate del Califfato stia muovendosi per rimediare al ‘torno subito’ di Salah.

Lo Stato Islamico ha creato in Europa una fitta rete che concede appoggio agli jihadisti di Bruxelles, in questo frangente senza ombra di dubbio il supporto è stato dato dalla cellula costituita da Abdelhamind Abbaoud, il leader indiscusso delle stragi del 13 Novembre. Il network creato è fittissimo, lavora e si muove nel cuore dell’Europa ed è capace di dare logistica di aderenza e supporto tattico agli attacchi contro gli occidentali. I militanti della rete sarebbero un centinaio, ma considerati gli ultimi sviluppi, non si esclude una campagna acquisti di più ampio respiro condotta tra gli immigrati che scappano dal Medioriente. Fenomeno arginabile? Forse sì, ma solo mettendo in campo scelte di politica interna veramente efficaci e non solo palliativi momentanei.

Uno dei più grandi interrogativi che sono stati sollevati dopo l’attentato è relativo alla bontà dell’operato dei servizi di sicurezza belgi. Se fossero confermate le indiscrezioni che circolano, le responsabilità dei servizi di sicurezza belgi sarebbero consistenti, al punto che, ieri pomeriggio, l’argomento è stato oggetto di un fitto scambio di valutazioni da parte dei vertici di tutte le intelligence internazionali. Non ci si è ancora dati una vera motivazione sul perché, dopo l’arresto di Salah, il livello di allerta fosse rimasto a 3, nonostante molti indizi indicassero una minaccia imminente. Ancora una volta, il Belgio appare come il buco nero della sicurezza europea. Come dimostrano i 4 mesi necessari per venire a capo di Salah Abdeslam, latitante in casa propria, a Molenbeek. Come dimostra la sottovalutazione degli allarmi arrivati, tre settimane fa, alle intelligence europee sul rischio di ‘attentati imminenti’ a Bruxelles. Un warning ribadito in un nuovo e preciso fonogramma sabato scorso (si parlava di luoghi frequentati da stranieri), dopo l’irruzione nell’appartamento di Forest: la bandiera dell’Is, il kalashnikov, il libro sul salafismo, ma soprattutto i detonatori e le istruzioni per confezionare ordigni erano il rumoroso e incontrovertibile indizio di un prossimo attacco.

Qualcuno lo ha colpevolmente sottovalutato? La domanda non avrà mai una vera e propria risposta, ma le considerazioni che bisogna fare in questo caso sono tante, in primis bisogna ricordare che gli operatori d’intelligence non hanno una sfera magica dove viene previsto il futuro. A lungo si è discusso della bontà del lavoro svolto dai servizi di intelligence di tutta Europa, i cittadini guardano da sempre con sospetto a questa componente dello Stato pensando che sia in grado di spiare i nostri più intimi segreti.

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